I fondamentali
I fondamentali sono le basi che sorreggono
e orientano tutto il lavoro Aleph.
Costituiscono la cornice entro la quale ricerca,
formazione, counseling e terapia
acquistano un significato unitario.
11. Impostazione generale del pensiero Aleph
marzo 2011
Da dove nasce Aleph PNL umanistica?
Aleph, come un albero, ha tante radici: la psicologia umanistica, la psicologia transpersonale; la PNL, ovviamente, l’ipnosi ericksoniana; l’esperienza di musicoterapia, il lavoro sul corpo, la corenergetica; la psicologia buddista e più in generale la psicologia asiatica, ecc.
Ma c’è un seme, una radice da cui è nato tutto: questo seme, preziosissimo, è il pensiero di Boris Porena e Paola Bucàn, compositore-pianista, lui, violoncellista, lei. Nel loro decennale lavoro di base con bambini, ragazzi e adulti, essi hanno sviluppato un modo di pensare e ragionare, a partire da esperienze concrete facilmente riproducibili, per certi aspetti veramente innovativo. Un modello in grado di rivoluzionare non solo il campo della pedagogia musicale, ma della pedagogia e della formazione di adulti e bambini.
Come filosofo della cultura, Porena ha fatto centro del bersaglio rispetto al problema fondamentale e trasversale che va affrontato affinché la consapevolezza umana possa svilupparsi: come liberare se stessi dalla prigionia aungusta degli stereotipi, dei miti, delle superstizioni culturali, che guidano la nostra vita, e ci impediscono di sviluppare le risorse e l’infinito potenziale di capacità di cui disponiamo come esseri umani.
Boris e Paola hanno affrontato il problema partendo dalla musica e dall’educazione musicale, che era il terreno dove meglio si muovevano come professionisti. Hanno messo a punto una metodologia che poi hanno esteso ad altri settori e discipline, una metodologia che definiscono “metaculturale”.
Quest’operazione, secondo Boris, va condotta nei diversi ambiti del sapere, affinché ogni forma di specialismo non debba comportare un alto costo in termini di messa in circolazione di nuovi miti e stereotipi.
Psicologia e spiritualità, principali oggetti di interesse nel lavoro Aleph, sono ampiamente intrise di questi ospiti indesiderati, che indeboliscono grandemente lo sforzo compiuto all’interno di queste aree.
Faccio un esempio: non è dubitabile che il modello delle costellazioni famigliari sia un utile strumento. Il problema nasce quando questo modello, attraverso il meccanismo della stereotipizzazione, si aggiunge al lungo elenco degli idoli della conoscenza, rendendolo uno dei tanti ambiti dove si impara a non pensare più. In tal modo la carica trasformativa che potrebbe avere anche sulla cultura, oltre che nella pratica clinica, va perduta, in quanto in competizione con altri idoli che si contendono il mercato.
Ma che cosa intendo per pensare? Mi rifaccio a Raimon Panikkar: pensare viene da soppesare, soppesare per collocare le cose nel posto giusto.
Allora, una formazione in costellazioni che non sviluppi contemporaneamente questa abilità umana fondamentale, espone il costellatore e i suoi clienti a perdere di vista dove vanno messe le costellazioni, quale è la loro corretta posizione. Se mettiamo le costellazioni al centro della vita, come modo unico a cui affidiamo la soluzione dei problemi, trasformiamo le costellazioni in una caricatura. Finiremo per rivolgerci alle costellazioni anche per sapere quale casa acquistare o quali scelte di politica aziendale compiere. Ci troveremo, né più né meno, a riprodurre lo stesso tipo di atteggiamento con cui all’epoca dei greci o romani ci si rivolgeva ad un àugure o ad una sibilla per sapere se andare in guerra o meno. Mentalità che non ha certo abbandonato la modernità e la post-modernità.
In epoca di grande confusione, è bene ricordarci chi siamo: siamo esseri che dispongono del pensiero, della ragione, della capacità di riflettere. Capacità che la scoperta dell’inconscio non rende meno importanti, ma ancora più importanti. Se prima credevamo di ragionare bene, oggi sappiamo che spesso non è così.
Quando ci sono di mezzo situazioni intensamente emotive, ciò da cui siamo guidati non è la ragione, ma la razionalizzazione, che della ragione è solo una maschera.
Grazie a Freud, alla psicoanalisi, alla psicologia in generale, sappiamo che non possiamo fidarci troppo di noi stessi. Ma questo non deve spingerci a non fidarci affatto, aprendo la via ad una nuova irruzione di superstizione e irrazionalità.
L’aspetto cognitivo, il pensiero, non esaurisce certo l’essere umano. Ma è una componente fondamentale del suo stare al mondo.
Rinunciare ad essa, svenderla per sottomettersi all’offerta crescente di nuovi miti, nascosti in molte pratiche psicologiche correnti, non è certo una buona scelta.
Boris e Paola non hanno mai lavorato direttamente sulle emozioni. Hanno lavorato sul pensiero, per renderlo pulito, corretto, sensato, efficace, verificabile, lucido, acuto, intelligente. Quando disponiamo di questo strumento, ci accorgiamo che molti problemi emotivi si stemperano da soli, perché non sono le emozioni a generare i problemi, ma il cattivo modo di pensare su di esse da parte dell’Io.
Naturalmente non bisogna cadere nel mito opposto, che il pensiero possa risolvere tutti i problemi.
Quando il pensiero viene messo al centro di tutto, diventa anch’esso un idolo, con le conseguenze di trasformarsi in non-pensiero.
Il pensiero ha il compito, per essere coerente con se stesso, di soppesarsi, e collocarsi nel luogo giusto. Il pensiero è il cuore dell’io. Quello che l’io è in psicologia, in filosofia è la ragione. Il pensiero, ci avvisa Pannikar, non esaurisce l’essere, a differenza di come sosteneva Parmenide.
Una decina d’anni fa, a PNL Meta di Milano si svolgevano gli esami per diventare Trainer di PNL. Durante la presentazione di un candidato, mi rivolsi a Gianni Fortunato, e gli dissi: a mio avviso, quest’uomo ha un problema. Non si tratta di conoscenza o non conoscenza della PNL, ma della capacità di ragionare in modo corretto. Gianni mi rispose: e che cosa dobbiamo fare? Rimandarlo al liceo? Pensare in modo corretto non è più di moda.
Ecco il problema: pensare, riflettere in modo corretto, non è più considerato importante. Ci si può tranquillamente laureare senza aver acquisito questa capacità. Non è più di moda. Di moda è l’idea che le emozioni sono più importanti dei pensieri. Mito ampiamente diffuso grazie all’ignoranza di un dato fondamentale: le emozioni sono intrise di pensiero, come il pensiero è intriso di emozioni.
Ritorno alle radici di Aleph: sviluppare un retto pensiero, critico (da crino, giudicare, distinguere), aperto, dialogico. Senza questa capacità, ciò che s’impara in Aleph viene impoverito. Non si diventa leader di sé, in modo reale, finché non abbiamo sviluppato un sistema immunitario che ci protegga dall’invasione, oggi sempre più massiccia, di miti e stereotipi. Ci liberiamo di alcuni per cadere subito in altri. Non è questo che vogliamo. Non è questo che ho imparato da Boris e Paola.
Per onorare il loro insegnamento, farò il possibile affinché questo messaggio venga recepito.
In questa sequenza di 10 video Mauro illustra in modo completo l’impostazione generale del nuovo pensiero Aleph, impostazione che si è venuta creando nell’ultimo anno di Ricerca.
Cliccando sui riquadri sottostanti accederete alla pagina di Youtube con il relativo video
prima parte
parte seconda
parte sesta
parte quinta
parte quarta
febbraio 2011
DISAMBIGUAZIONE: I contenuti della prima parte di questa pagina sono gli stessi della pagina Bilancia strutturale - impostazione generale del pensiero