I fondamentali
I fondamentali sono le basi che sorreggono
e orientano tutto il lavoro Aleph.
Costituiscono la cornice entro la quale ricerca,
formazione, counseling e terapia
acquistano un significato unitario.
2. Fratellanza e coaching
1. Dalla piccola alla grande mente
L’Ego, o piccola mente, è la radice di ogni sofferenza nevrotica o innecessaria. Esso nasce dal senso di netta separazione tra l’io e l’ambiente, tra l’io e gli altri, tra l’io e la totalità del proprio essere.
E’ questa separazione o scissione che crea l’ombra, gli aspetti di noi che non conosciamo e che proiettiamo sugli altri e sul mondo.
Più c’è Ego, più c’è scissione, repressione, ombra, ignoranza di sé, proiezione. Più c’è distorsione della realtà, scarsa intelligenza, ottusità.
Dove c’è Ego non c’è convibrazione, non c’è risonanza, non c’è vera empatia, né con gli altri, né con se stessi.
Ego significa uscita dal fiume della vita. Uscendo dal fiume si perde la gioia dell’essere, gioia connessa al vivere pienamente e creativamente, totalmente immersi nell’adesso, qualunque cosa accada. Ego significa uscita dal paradiso terrestre e caduta nella pozza della nevrosi.
Nella pozza della nevrosi non c’è attenzione al presente, unica cosa reale, ma solo al passato o al futuro. Non percepiamo la persona che abbiamo di fronte per come è o per come si comporta adesso, ma la vediamo distorta dai nostri pregiudizi, bisogni, aspettative, paure. Non c’è ascolto dell’altro, non c’è vera empatia, non c’è risonanza né con gli altri, né con l’ambiente.
Nel mondo della nevrosi si è sconnessi e separati da ciò che ci circonda. Non si vive nella realtà, ma nel mondo autistico ed autoreferenziale della proiezione o dell’illusione, del desiderio o della pretesa. Le nostre azioni non sono efficaci, perché la nostra percezione è gravemente distorta. Ogni soluzione tentata genera un nuovo problema. Ogni piacere, fondandosi sull’illusione, è per sua natura non ecologico e ad esso segue la sofferenza (piaceri orali) o è ottenuto al prezzo di grande fatica (piaceri ossessivi) o di progressivo inaridimento (piaceri narcisistici).
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Paradiso terrestre e gioia dell’essere sono sinonimi: paradiso è il luogo dove la gioia non è frutto di sforzo, ma di semplice e pieno contatto con la realtà del qui ed ora, dove il piacere non è pagato dalla sofferenza. Per questo la gioia dell’essere si accompagna naturalmente al senso di gratitudine: a Dio, al cosmo, alla natura, ai genitori che ci hanno messi al mondo. Si è grati per la vita in sé, per ciò che si riceve come dono (mentre non si è grati per ciò che si ottiene a seguito di sforzo e “sudore della fronte”).
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Nella pozza della nevrosi si è sradicati dall’essere, non si convibra più con la realtà presente. Al posto della gioia compaiono sofferenza esistenziale, senso di vuoto, insoddisfazione e paura.
Basandosi su una visione distorta, nessuno sforzo, per quanto grande, può avere davvero successo.
C’è lotta e competizione, con la natura e con gli altri uomini. Ogni vittoria, ogni risultato, non è mai definitivo. Il mondo competitivo è un mondo popolato da avversari. Chi domina, sa che la sua posizione one up è solo temporanea, continuamente a rischio. Chi non è in grado di assumere una posizione di dominio, viene schiacciato o emarginato. Ovunque regna la paura, che è in primo luogo paura della propria ostilità proiettata all’esterno (struttura paranoide universale).
Paura significa fede negativa: le cose prima o poi si metteranno male, e prima o poi si dovrà morire.
L’unica apparente soluzione è stordirsi di impegni, vivere nella fretta, non pensare. L’importante è non riflettere, non rimanere in silenzio, non stare con se stessi.
2. Fratellanza
Grande mente, fiume della vita, qui ed ora, empatia, compassione, convibrazione con la realtà, gioia dell’essere, gratitudine, amore, armonia, dedizione alla verità, sono sinonimi. Essi si accompagnano naturalmente al senso di fratellanza, con gli altri uomini e con gli altri esseri. Questa è la fonte della salute.
Ego, piccola mente, narcisismo, nevrosi, illusione, falsità, insoddisfazione e pretesa, sono alle radici della competizione, dell’ostilità e della malattia. La malattia si alimenta di individualismo ed egocentrismo. Più si dà importanza a se stessi, più ci si concentra sulla propria sofferenza individuale, più ci si ammala.
L’intenzione di badare solo a sé, senza percepire che la nostra sofferenza è parte di una sofferenza più grande che ci accomuna, è intenzione egoica o separativa, e come tale fonte di malattia, mai di guarigione, anche se si presenta nella forma di legittima richiesta di aiuto.
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La cura è uscire dalla pozza della nevrosi e dell’autismo, della coazione e della distruttività, in sintesi della separatività, rientrando nel fiume della vita. In che modo? Abbandonando il mondo autoreferenziale dell’autismo (anche se paradossalmente condiviso dall’assoluta maggioranza delle persone). Il che implica:
-in primo luogo smettere di lamentarsi e di darsi ragione (racket)
-poi comprendere che esiste la sofferenza necessaria, ineliminabile, come parte della vita (prima delle quattro nobili verità del Buddhismo), e che tale sofferenza va accettata, rimanendo nel qui ed ora
- comprendere che la nostra sofferenza nevrotica (innecessaria) non dipende dai fatti esterni, ma dal nostro modo distorto di percepirli, cioè dalle nostre mappe impoverite o false, generate dall’Ego individuale e collettivo
- imparare a distinguere chiaramente tra sofferenza necessaria e sofferenza nevrotica
Implica inoltre comprendere che:
-noi non siamo né la nostra storia né i nostri filtri
- pertanto, noi possiamo cambiare le nostre mappe, o percezioni del mondo
infine:
-comprendere che non possiamo fare tutto da soli, e che possiamo chiedere e ricevere aiuto
-comprendere che possiamo ricevere davvero aiuto nella misura in cui:
-ci affidiamo con umiltà
-ci impegniamo a nostra volta ad aiutare gli altri
Il mondo del non Ego, o grande mente, è il mondo della fratellanza e della convibrazione, dell’empatia e della compassione. Per entrare in questo mondo, occorre praticare l’ascolto profondo, la trasparenza e la condivisione, innanzitutto con i compagni che condividono lo stesso percorso.
I gruppi Aleph offrono questa opportunità, in ambiente sicuro e protetto. Il primo passo consiste nel facilitare la creazione di un Sangha tra i partecipanti, attraverso la pratica del silenzio, del respiro e dell’ascolto profondo.
Sangha è termine buddhista che indica un gruppo di praticanti che si aiutano e si sostengono a vicenda.
All’interno del Sangha ogni problema perde la sua caratterizzazione strettamente individuale, per assumerne una più collettiva o universale. L’origine di un problema non viene visto solo nella storia biologica o famigliare, ma nel modo in cui la nostra cultura, attraverso il pensiero-linguaggio separativo, ha generato mappe impoverite e distorte, che, in misura diversa, tutti abbiamo interiorizzato.
Un passo avanti compiuto da un membro del gruppo apre una nuova pista per tutti, non solo perché ci stimola ad imitare l’esempio di chi ha avuto il coraggio di aprirsi ed esporsi – e grazie a questo ha potuto ricevere aiuto -, ma anche perché ci rende consapevoli delle distorsioni percettive che ci accomunano, essendo tutti attraversati e condizionati dallo stesso tipo di pensiero-linguaggio. Pensiero della cui influenza distruttiva non abbiamo consapevolezza, come i pesci non lo sono dell’acqua in cui nuotano.
Per questo Gesù ha detto: “Perdona loro perché non sanno quello che fanno”.
3. Coaching in una cornice di fratellanza
Dichiarazione alla fine di un lavoro:
“In base al lavoro svolto nel gruppo ho acquisito una nuova consapevolezza. Per mantenerla viva nel tempo assumo una serie di impegni, che manterrò non solo per rispetto di me stesso (integrità), ma anche per:
1. gratitudine nei confronti del gruppo e della persona disponibile a farmi da coach, che offre il suo impegno per aiutarmi
2. dare soddisfazione e carica energetica ai compagni del gruppo, che fanno il tifo per me, facendo loro sapere che sono riuscito nel mio intento
3. offrire un esempio agli altri che è possibile impegnarsi e cambiare. Fornire una testimonianza di questo tipo è molto importante per sciogliere la fede negativa diffusa a livello collettivo. Si tratta quindi di un concreto contributo a promuovere la trasformazione delle coscienze, ostacolata ovunque da pigrizia, rassegnazione, cinismo e fede negativa
4. rompere la resistenza fondamentale: trarre piacere dall’alimentare il corpo di dolore, nella previsione che potrò scaricare su altri il peso di questa sofferenza (racket)”