Il capitalismo

dei baroni feudali

Ovvero come stanno privatizzando

i nostri beni primari


(di Paolo Brunetti)

 

Paolo Brunetti, uno degli animatori del Comitato Salvambiente Alto Reno, nonché Editore di Andromeda, propone una visione chiara e tagliente del processo di privatizzazione in corso in Italia.


Per poter vincere una battaglia (come è stata la nostra contro l'ipotesi di costruzione di un inceneritore lungo la via Porrettana nei pressi di Porretta Terme) solitamente si devono realizzare, quattro condizioni: è necessario partire in tempo utile, prima che i giochi siano fatti, dunque prima che il progetto sia esecutivo e finanziato; è necessario acquisire tutta l'informazione relativa al progetto, sapere tutto ciò che riguarda gli inceneritori (nel nostro caso); saper trasformare quelle informazioni in linguaggio semplice e comprensibile a tutti; essere in tanti e molto determinati.

Se poi vogliamo capire perché in Italia si vogliono costruire centinaia di inceneritori dobbiamo saper comprendere il perché dei processi di privatizzazione dei servizi, a cominciare dall'acqua e, appunto, dai rifiuti.


Il capitalismo delle rendite

II capitalismo italiano, che non è più in grado di realizzare profitti come un tempo, sta cercando dunque una mercé ideale il cui consumo non sia soggetto alla volubilità dei consumatori e alla concorrenza internazionale dei paesi emergenti, e soprattutto che non sia sostituibile con altri consumi. Questo capitalismo continuerà a produrre le sue merci,

ma altrove, in paesi dove i salari sono bassi e gli operai non hanno ancora la possibilità di lottare per più salario e meno orario. I capitalisti italiani non possono competere con la potenza tecnologica di Usa, Giappone, Cina e ormai anche India e con i bassi salari dell'est europeo e del sud est asiatico. Essi sono quindi alla ricerca di nuove merci, e, come gli antichi baroni feudali, puntano sullo sfruttamento del territorio e dei suoi abitanti, trasformando in mercé i fondamenti della loro esistenza: l'acqua, l'aria, l'energia, i rifiuti, l'istruzione, i trasporti, le relazioni umane (leggasi anche telecomunicazioni), la salute, la morte. Ed ecco così che Fiat si getta sull'elettricità, Benetton sulle autostrade, Pirelli sulle telecomunicazioni.

Il capitalismo italiano, in conclusione, non essendo più in grado di fare profitti in Italia, si affida alla rendita: e quale migliore rendita per i prossimi decenni di inceneritori finanziati con i soldi dello Stato o le grandi opere come la TAV che garantiscono agli imprenditori in questione (di destra, di centro e di sinistra!) una rendita sicura (i soldi dello Stato!) per i prossimi trent'anni? Altro che produttori, altro che imprenditori, altro che sano tessuto produttivo del Paese: questi di oggi sono i nuovi redditieri, i nuovi baroni feudali.

È questo che bisogna saper spiegare ai cittadini, è questo quello che nessuno racconta. Gli inceneritori (ribattezzati termovalorizzatori per l'occasione) non sono economicamente vantaggiosi nel loro esercizio, non danno profitti. Ed è per questo che, nel mondo, si stanno riducendo velocemente. Ma chi li costruisce, in Italia, beneficia di milioni di euro

che vengono sottratti al fondo delle energie rinnovabili (eolico, solare, geotermico ecc.). Una vera e propria rendita di cui godono le varie multiutilities - come ad esempio HEPRA -che da ex municipalizzate, il cui scopo era di difendere gli strati sociali più deboli dalle leggi spietate del mercato, si sono trasformate in Società per Azioni con un unico obiettivo, una sola mission: i soldi.

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Il Consapevole - numero 7 - Agosto/Settembre 2006