Semplice è bello
Elogio della sobrietà volontaria
(Valerio Pignatta)
Già nel 1997, negli Stati Uniti, una ricerca svolta da un periodico scoprì che un cittadino su 12 aveva nel corso dell'anno deliberatamente attuato un cambiamento nel proprio stile di vita cercando di semplificarlo. Le scelte andavano dalla richiesta di una riduzione delle ore di lavoro a quella di contratti part-time oppure al rifiuto di eventuali promozioni professionali, il tutto al fine di ridurre lo stress e aumentare il tempo libero da dedicare alla propria vita.
A essere interessati a questo fenomeno erano soprattutto i professionisti e gli impiegati del ceto medio-alto, anche se una statistica del 1996 parlava del coinvolgimento di una percentuale pari al 28% di tutti i lavoratori americani, con un 10% di dirigenti che avrebbe rinunciato a posizioni di più grande responsabilità per avere maggiore tempo a disposizione, "vita vera" e benessere psicofisico e familiare.
Anche Juliet Schor, un'economista di Harvard, ha confermato, con una sua recente ricerca, che la tendenza ad abbracciare una vita semplice riguarda ormai milioni di americani, per i quali ciò è diventato regola e prassi irrinunciabile.
Più consumo uguale meno felicità
Nel mezzo della consumista e stacanovista società americana, qualcuno deve aver cominciato ad accorgersi che l'opulenza materiale, di contro alla riduzione quasi totale dei momenti di vita sociale e familiare, non era molto gratificante.
Senza contare il peso economico e psicologico dei debiti contratti per sostenere il ritmo dei consumi indotti e la velocità dissennata con cui si divora la propria esistenza.
Scopo dell'economia dovrebbe essere, in effetti, il favorire il conseguimento da parte dell'umanità del benessere e della felicità.
Ma bastano alcune cifre per farsi un'idea di quello che è accaduto in realtà in questi ultimi decenni.
L'aumento dei consumi pro capite negli Stati Uniti dal 1970 a oggi è stato del 62%. La diminuzione nella qualità della vita nello stesso paese, sempre dal 1970 a oggi, così come è stato misurato dall'Index of Social Health americano, è del 51%.
Molti americani affermano di essere stati felici più nel 1957 che non nel 1994. Eppure l'aumento di nuovi prodotti sul mercato tra il 1990 e il 1997 è stato del 63%.
In Italia, un ex-ministro della Sanità ha parlato qualche anno fa di un 10% di popolazione affetta da disturbi psicologici e depressioni.
Il movimento della semplicità volontaria
Ma cosa intendono i nuovi adepti della temperanza con "vita semplice"? Il movimento della "semplicità volontaria" viene da molto lontano. Il termine fu ideato nel 1936 da Richard Gregg ed è riemerso alla ribalta nel Nord-Ovest degli Stati Uniti a partire dagli anni Novanta del XX secolo. Il movimento della voluntary simplicity, o semplicità volontaria, non si è fermato a rappresentare la solita nicchia di anticonformisti radicai, ma si è esteso a macchia d'olio in tutti gli States e oramai sta affermandosi anche in Europa all'interno di quella tendenza che tutti chiamano ormai "decrescita".
Negli USA, con parole d'ordine del tipo "lavora meno e godi di più", "o la borsa o la vita", "con meno sei più ricco", "attraverso il controllo delle tue finanze riprendi quello della tua vita", sono nati gruppi di quartiere, in ogni città, che promuovono la riduzione della complessità e il simple living.
Ovunque sono fioriti corsi e seminari su come ridurre praticamente il potere della pubblicità, su come evitare di acquistare oggetti superflui, su come sgravarsi da debiti e mutui e riappropriarsi del proprio tempo rintuzzando il lavoro "globale".
Cosa fa un adepto della sobrietà
Il volontario della semplicità comincia col ridurre drasticamente le spese non indispensabili e aborrisce l'idea di vivere al di sopra delle proprie possibilità. Anzi, tali possibilità vengono ampliate in senso umano e non materiale.
Il "semplice" tende a investire in amicizia piuttosto che in banca. Desidera cucinare e sbrigare le faccende domestiche da sé anziché pranzare fuori o pagare una colf. Mira a una riduzione del possesso di oggetti tecnologici "complessi" (ad esempio, usiamo solo un decimo delle funzioni di cui sono provvisti i comuni videoregistratori) e di oggetti in generale (“Gli oggetti sono ladri di tempo”, Wolfgang Sachs). Propende per il riciclo universale (abiti, libri, videocassette, mobili ecc.). Rifugge da mutui e debiti. Viaggia soft, con piccole auto o con i mezzi pubblici.
Nello stesso tempo, però, chi aderisce a questa filosofia di vita privilegia i propri impulsi creativi e socializzanti.
E allora forza! Fuori il sogno dal cassetto e su le maniche! Con i primi risparmi via all'acquisto del forno per la ceramica tanto desiderato! Via con i propri figli per una piccola vacanza da amici! Via al vecchio progetto di imparare a suonare la fisarmonica.
Insomma,
un invito a
rallentare e semplificare
per permetterci di ritrovare
momenti di introspezione,
fuggendo dall'uniformazione della vita (piena di cose e vuota di senso) cui ci costringe la società dei consumi, per abbracciare invece la via che ci conduce a poter manifestare le nostre aspirazioni creative, senza dovere essere obbligati a fare altro che correre solo per tirare avanti.
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Il Consapevole - numero 5 - Febbraio/Marzo 2006