Autorità

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Transfert d’autorità:

uno dei principali ostacoli all’evoluzione personale




1. Dalla verticalità all’orizzontalità

Con l’illuminismo il principio di autorità è entrato in crisi. E’ andato in crisi l’”ipse dixit”: lo ha detto Aristotele, lo ha detto chi ha una competenza superiore: fine di ogni discussione.

Per Kant illuminismo significa “uscire dallo stato di minorità”, cioè pensare con la propria testa.


E’ dal rinascimento che si preparava la deverticalizzazione della società, fino ad allora rigidamente gerarchizzata. L’ultima cena di Leonardo contiene una profezia: alla verticalità si comincia a sostituire l’orizzontalità, al patriarcato la fratellanza. I dodici apostoli siedono allo stesso tavolo di Gesù, tutti sullo stesso piano.



2. Democrazia

Il cammino verso l’eguaglianza e la democrazia è un cammino lungo e tortuoso, ma inarrestabile. Gli si oppongono continuamente le forze della restaurazione, della difesa dei privilegi, che ogni volta trovano nuove giustificazioni. Anche all’interno dei movimenti sorti per la liberazione delle masse dalla schiavitù politica ed economica.


Luigi XIV ha impoverito la Francia, indebitando le casse dello stato per combattere l’Inghilterra. Anni dopo, il popolo, in conseguenza di una carestia, si ribella a Luigi XVI e alla sua degna consorte, Maria Antonietta d’Austria.

Cade la monarchia, il potere è assunto dai rivoluzionari. Ma anche tra loro si affermano i più violenti, non i più saggi. Il seguito, lo sappiamo tutti.


La storia, in forme diverse, si ripete. Il comunismo non è caduto solo per la crescente competizione con il capitalismo, ma anche sotto il peso soffocante dell’individualismo e del narcisismo dei suoi leader.

La saggezza e l’affidabilità dei leader non è un problema nuovo. Platone, nella Repubblica, l’aveva risolto a suo modo: leader saranno i filosofi, cioè le persone che ricercano la conoscenza piena. Platone era un filosofo.


3. Selezione dei leader

Oggi, da un po’ di tempo, ci troviamo in una situazione paradossale: non è solo il caso a decidere la scelta di un leader o di un dirigente. Tutto sommato sarebbe solo una questione di fortuna. Qualche volta va bene, e siamo contenti; qualche volta va male, e aspettiamo tempi migliori.

No, oggi c’è una sorta di imbuto in cui i futuri leader devono passare. E questo imbuto è costruito in maniera che vengano selezionati non i migliori – come un inesperto ingenuo potrebbe credere –, ma assai spesso individui che, se andassero da uno psichiatra, verrebbero diagnosticati come personalità psicopatiche. In parole semplici, persone aggressive, prive di empatia, capaci di mentire con assoluta noncuranza, prive di scrupoli morali, senza rispetto per gli altri e per le leggi.

Un ritratto che li avvicina ai comuni delinquenti. Ma c’è una differenza fondamentale: le persone che delinquono hanno uno scarso controllo della loro reattività. Sono antisociali e lo manifestano apertamente: rischiano e, qualche volta, si fanno prendere con le mani nel sacco. Mentre alti dirigenti, leader politici, capitani d’azienda, e la pletora di seguaci che li sostengono, sanno modulare l’aggressività per raggiungere i loro obiettivi.


4. Autorità

Riflettiamo sul termine “autorità”. Viene da “autore”: colui che crea, promuove, fa crescere qualcosa (dal latino: augère, far crescere). La definizione di autorità che troviamo sul vocabolario è: superiorità morale che desta in altri rispetto, propria di chi è più grande per natura o per scienza o per forza morale.

Un padre, una madre o un insegnante sono in posizione di guida. In passato era normale parlare di autorità paterna o autorità docente. Educare significa saper tirar fuori, far crescere le qualità migliori di figli e allievi.


Autorità in un settore è colui che ha mostrato competenza, dedizione, risultati. Per definizione merita rispetto. Diventa esempio da imitare.

Chi vuole diventare pianista, fa bene a cercare qualcuno che eccelle nello strumento, disposto ad insegnargli e a guidarlo sui passi da compiere. Vale questo in qualsiasi arte e disciplina. Maestro è colui che sa insegnare, mostrare, essere esempio. Colui che sa far crescere.

Fromm chiama questa: “autorità razionale”, cioè fondata sulla logica dei fatti.

Su questa linea, autorità religiosa dovrebbe essere chi sa coltivare il comportamento morale e religioso dei fedeli. Leader politico chi ha la capacità e la dignità personale di guidare un paese, facendo crescere l’interesse e la partecipazione dei cittadini alla cura del bene comune.

E’ così?

Chi ci guida, chi decide la direzione da prendere nel settore pubblico o privato, merita oggi il nome di autorità?

Lo meritava in passato?


5. Autorità irrazionale

La democrazia, se guardiamo in profondità, non indica il governo del popolo o per il popolo. A guidare la società sono sempre delle élite, delle lobbies, o come dice in modo colorito Marshal Rosemberg, delle gang, il cui vero interesse è accrescere il proprio potere. Gang politiche, economiche, finanziarie, che si tengono insieme.

Come si entra a far parte di queste gang? La forma moderna di legittimazione del potere, non è più Dio, il diritto alla nascita o la forza, ma la facciata democratica, che si esprime attraverso le elezione dei leader politici. Facciata perché i giochi di potere sono gestiti altrove, in luoghi che i cittadini comuni neppure conoscono, e dove certamente non possono accedere e controllare.

I mass media sono parte del sistema di potere. E la libertà di stampa, di espressione? A differenza di un tempo si può dire e scrivere quasi tutto, senza finire in prigione o sul rogo, ma questa zona di libertà, al di fuori dei circuiti mediatici, ha un impatto assolutamente irrisorio. A leggere i giornali sono poche persone, e pochissime sono quelle che scelgono giornali fuori dal coro. Il resto è sotto il dominio della TV di stato o commerciale, che sono indistinguibili.

Ne consegue che le persone che occupano posizioni di dirigenza e potere reale non sono autorità, in senso sano. Non promuovono e non fanno crescere se non se stessi e le gang a cui appartengono.

Autorità “irrazionali”, le chiamerebbe Fromm, non basate sulla logica dei fatti, sul particolare merito, ma sull’inganno, sulla mistificazione, sulla doppiezza.


6. Il prezzo del potere

Sembra che ci sia quasi sempre un prezzo da pagare per diventare autorità politiche, economiche, finanziarie, intellettuali: la perdita dell’integrità, dell’onestà, dell’etica del servizio. Quella stessa etica che queste cd. autorità chiedono ai loro cittadini, dipendenti o soggetti a qualsiasi titolo.

Il rapporto di potere e prevaricazione, lo sfruttamento devono rimanere nascosti dalle nuove ideologie: del mercato, dello sviluppo, della crescita economica, dei parametri di Mastricht.

I cittadini non devono sapere di essere rimasti sudditi, i dipendenti schiavi salariati, gli allievi futuri sudditi da ammaestrare.

Per il bene di tutti, naturalmente! Con buona pace di Don Milani e dei tanti oscuri insegnanti, mal pagati, isolati, ostacolati e spesso disprezzati, perché continuano la loro silenziosa battaglia. E per amore dei loro ragazzi, non si limitano ad insegnare, ma si assumono compiti da confidenti, amici, genitori, mentori, psicologi, assistenti sociali.

E con buon pace dei medici, quelli veri, che hanno a cuore i loro pazienti, e non le loro tasche.

E come li ricompensa la società? Alla fine del mese possono essere contenti se nella busta paga trovano l’equivalente che un alto dirigente, magari incompetente, o una celebrità momentanea in TV, guadagnano in un’ora.


7. Il nichilismo dei giovani

E i giovani sanno tutto questo. Lo vedono tutti i giorni. Onestà e impegno sono penalizzati. Chi rispetta i valori umani, si trova spesso all’ultimo posto nella gerarchia sociale. Abbiamo creato un mondo alla rovescia.

Possiamo stupirci che essi, in maggioranza, diventino nichilisti? Cioè che non credano più in niente? Che, non vedendo un futuro possibile, siano centrati soltanto su ciò che può offrire il presente, anche se futile e illusorio? Perdendo ogni interesse ad impegnarsi, a lottare, ad essere veramente attivi, a dare il loro contributo per un mondo migliore?


8. Transfert negativo d’autorità

Questi aspetti del nostro sistema economico e sociale sono noti a tutti.

Meno noto è un altro fenomeno, che possiamo chiamare “transfert d’autorità negativa”. Quando opera il transfert, la percezione è distorta. Se io, per alcuni aspetti, reagisco allo psicoanalista come fosse mio padre, e a mia moglie come fosse mia madre, abito nella confusione mentale. Lo psicoanalista ne trarrà elementi di cura, ma certamente mia moglie non trarrà validi argomenti per apprezzarmi e amarmi.

Il transfert è un fenomeno universale, assolutamente comune. Ciò non toglie che sia fonte di sofferenza non necessaria.

Che cosa intendo per transfert d’autorità negativa? Intendo che, quando ho a che fare con una figura che occupa una posizione superiore, – per ruolo, esperienza, competenza o altro –, non sono in grado di valutare serenamente la sua affidabilità, ma è assai probabile che parta da un preconcetto inconscio negativo. Preconcetto culturale, che scatta anche se la persona si comporta nel migliore dei modi. Ci sarà sempre qualche elemento a cui potrò agganciarmi per rivivere sentimenti negativi sperimentati con genitori, parenti, insegnanti, rafforzati e consolidati successivamente da sentimenti analoghi vissuti nei rapporti di lavoro, con banche, pubbliche amministrazioni, organismi politici. Rafforzati fino a generare un sospetto generalizzato per qualunque forma di autorità.

A differenza del transfert freudiano, basato sulla biografia personale, il transfert culturale

riguarda la maggioranza delle persone che appartengono ad una determinata cultura in un dato momento storico. E’ molto difficile prenderne consapevolezza, perché è ormai parte della realtà condivisa.

Non è mai esistito, probabilmente, un periodo storico in cui la stima nei confronti dei dirigenti è stata così bassa.


9. Sfiducia generalizzata e tradimento dei giovani

In una società in cui il mediocre è premiato e il meritevole punito, in cui le dichiarazioni pubbliche sono spesso false, in cui l’autorità è quasi sempre corrotta, l’immagine che se ne trae induce alla sfiducia generalizzata. Questo è il più grande tradimento che ricevono gli adolescenti e i giovani di oggi. E il tradimento degli ideali conduce al loro diffuso nichilismo.

Tutti siamo esposti al rischio di fare di ogni erba un fascio e perdere la capacità di discernere: discernere chi merita e chi non merita la nostra fiducia e stima.


10. Individualismo e proliferare dei desideri

Nel ’68 in parte era avvenuto proprio questo. Anche chi all’università faceva bene il suo mestiere, anzi, soprattutto se era davvero competente e dedito all’insegnamento, rischiava di essere contestato e sbeffeggiato. Che fosse onesto e serio, non sembrava importare a nessuno, l’ho visto con i miei occhi. Ben presto si affermarono come leader i più facinorosi, non coloro che, privi di fanatismo, riflettevano con onestà, pazienza, equanimità, sui piccoli passi concreti da compiere, anziché pretendere di ribaltare il mondo in un colpo solo.

Il ’68 aveva molte ragioni dalla sua, ma l’incapacità di discernere i buoni dai cattivi leader, è stato fatale al suo esito. Da movimento che scaturiva da un sentimento di indignazione e solidarietà nei confronti dei più deboli, si è trasformato in una sotterranea e diffusa ideologia che, radicata nella sfiducia verso ogni forma di autorità (vietato vietare, l’immaginazione al potere), ha promosso il più conformista degli istinti umani: l’individualismo. Ognuno per sé, io io io. I miei desideri, i miei diritti, le mie capacità, il mio valore, la mia realizzazione. “Mio” contrapposto non solo a “tuo”, ma a “nostro”. E’ un nostro problema, un problema umano, un problema impersonale o universale, diventa: è un tuo problema. Io bado alle mie difficoltà, tu occupati delle tue. Si perde il nesso, si perde la connessione, l’attenzione alla relazione. Che cosa rimane? Rimane l’attenzione agli oggetti, oggetti separati che, come gli atomi di Democrito, si avvicinano o si allontanano, si incontrano o si scontrano. Per caso.

Le persone stesse diventano oggetti: di desiderio o di avversione. Sei utile ai miei fini? Servi i miei scopi? Soddisfi i miei bisogni? (estetici, di compagnia, gioco, sesso, affetto, soldi, carriera, realizzazione ecc.). Persino la crescita culturale o spirituale può diventare oggetto di desiderio, un bisogno a cui cercare di asservire gli altri, rendendola in tal modo del tutto impossibile, come impossibile è l’affetto mischiato allo sfruttamento.

Come dice Luigi Zoja, mentre la solidarietà richiede impegno e dedizione, il desiderio individuale è la naturale prosecuzione degli istinti animali. Ha dalla sua miliardi di anni di evoluzione. La solidarietà conosce il sonno, il desiderio non dorme mai. Dioniso è un Dio insonne.


11. Crescita dell’Ego individuale e collettivo

In sintesi, la recente evoluzione della modernità ha generato un campo morfogenetico che promuove la crescita dell’ego a dismisura. Si assiste ad una progressiva perdita delle qualità dell’essere, le qualità che rendono umane le persone: amore, attenzione, presenza, vicinanza, compassione. Alla smisurata ricchezza materiale prodotta oggi, fa da contraltare un crescente impoverimento della terra (vedi pagina shopping) e di ciò che è davvero essenziale: la relazione spirituale con i nostri simili e con il mondo.

Abbiamo sostituito la vicinanza con la distanza.

Dalla scena del mondo, oltre a Dio, è sparito anche il prossimo (chi posso vedere, sentire, toccare).

E insieme al prossimo sta scomparendo anche il sé, perché il nostro sé non è conoscibile senza gli altri che ci fanno da specchio.



12. Falsa autorità e falsa autonomia

L’autorità, svelata nella sua falsità e doppiezza, ha perso ogni carisma. Ha bisogno sempre più di mezzi esterni, della seduzione e soprattutto della manipolazione, per essere seguita.

E’ una falsa autorità. Ken Wilber (Sex, ecology, spirituality) la fa rientrare nel fenomeno degli “oloni arroganti”, cioè di quei sovrasistemi che sfruttano, anziché dirigere e coordinare, i sottosistemi.

Ma senza autorità sane, senza leader, senza autori e promotori di crescita, il retto sforzo di evolvere ricade tutto sulle nostre spalle.

Ci siamo liberati di un fardello, per assumerne uno ancora peggiore: far tutto da soli, non fidarsi di nessuno, non avere più maestri, non avere più un prossimo su cui contare.


13. Ribellione

Così i figli, spesso già da piccoli, non riconoscono la guida dei genitori. Essere genitori oggi è un’impresa difficile come mai. Essere insegnanti o formatori è impresa altrettanto ardua. I piccoli hanno perso ogni rispetto per i grandi, i giovani degli anziani, gli inesperti degli esperti.

La gerarchia, l’ordine delle cose, la struttura dell’essere, l’ontonomia, come direbbe Panikkar, è parte inscindibile della  struttura del vivente e dell’universo. Un atomo è un’organizzazione di particelle, una molecola un sistema di atomi, una cellula un’organizzazione di mollecole, suddivise in funzioni diverse. 

Come esseri umani, senza gerarchia interiore, senza il governo dei lobi frontali, senza la guida della central voice, saremmo in balia dei centri sottocorticali. Non avremmo raggiunto lo sviluppo che ci rende persone adulte.

Quando questo coordinamento centrale viene meno, si genera sofferenza: perdiamo intelligenza, creatività, forza. Diventiamo ostaggio di un conflitto tra parti.


14. Rottura dell’ordine gerarchico

Gerarchia significa “potere del sacro”. L’ontonomia prevede che ci sia un vertice, un coordinatore, ad ogni livello. Ma il vertice deve essere al servizio dell’insieme. Quando il vertice tradisce la sua mission, quando l’autorità persegue i propri fini anziché i fini del gruppo o della collettività, i sottosistemi prima o poi si ribellano.

La mente guida il corpo. E’ lei che decide che cosa mangiare, quando dormire, con chi fare l’amore, che attività svolgere. Ma se tradisce il corpo, non ascoltandolo, imponendo comportamenti o scopi contrari alla sua struttura, il corpo si ribella e si ammala.

Le malattie del secolo sono l’infarto e il tumore. Le malattie cardiache sono spesso una conseguenza della cattiva gestione delle emozioni (movimento verso l’esterno del corpo): repressione, negazione, esaltazione. La mente non ascolta più il cuore, il cuore si ribella, si ammala.

Il cancro si manifesta come ribellione di cellule che non partecipano più al progetto comune, e prolificano in modo autonomo.

La mente è diventata un olone arrogante, un sovrasistema che si occupa ricorsivamente di sé, perdendo contatto con l’organismo. I sottosistemi diventano individualisti, cominciano a funzionare in modo scoordinato, separato.


13. Diaballein e sinballein

La guarigione è il ritorno all’unità. Il divino è l’unità di tutte le cose. La scintilla divina al nostro interno è quella che ci tiene vivi e sani: è la manifestazione del principio di unità.

Quando violiamo questo principio, il sinballein, – creare unione e armonia –, cadiamo in preda al diaballein, – separare, dividere –. Cioè dal principio divino scivoliamo nel principio opposto: diabolico, demoniaco.

Quando due persone si rispettano e si amano davvero, la coppia si trasforma in una un’unione mistica. Creano attorno a sé un campo morfico di guarigione, non solo per i figli, ma per tutte le persone che li frequentano.

Quando invece competono, quando si rapportano come due sistemi di bisogni e desideri in conflitto, la coppia, se la passione rimane alta, si trasforma in un’unione demoniaca. L’energia spesa nel conflitto cresce, e si genera intorno un campo dismorfico, distruttivo, che fa male a tutte le persone coinvolte.


14. Idolatria: l’altra faccia della sfiducia

L’uomo che smette di credere in Dio, come dice Umberto Eco, non è che smette di credere. Al contrario: è pronto a credere in qualsiasi cosa.

Chi smette di credere nell’autorità, perché vede in ogni autorità un aguzzino, non è che non crede più in nessuno: è pronto a seguire l’ultimo degli imbecilli, se solo ha l’abilità o la fortuna di attivare il suo residuo potenziale di tranfert positivo. Proiettando su di lui le qualità che massimamente desidera, lo vede grande e puro come un angelo. Lo trasforma in un idolo.

E’ pronto ad adorararlo e baciare la terra dove cammina. E’ pronto ad adorare un essere infinitesimale e mediocre, e a disprezzare con altrettanta passione tutto ciò che non gli assomiglia. L’idolo diventa una vetta luminosa; il resto una piana maleodorante, e insignificanti le persone che vi risiedono.


La TV è specializzata nella creazione di idoli.

Idolatria è adorazione di una parte separata dal tutto. L’innamoramento può essere una finestra sul divino (l’amato come riflesso del tutto) o del suo opposto, il demoniaco (l’amato come speciale, unico, al di sopra di tutto).

Quando si segue e si esalta un idolo, si proietta il suo contrario su tutto il resto, che appare grigio e senza valore.

Esaltare e disprezzare sono due aspetti dello stesso fenomeno: la frantumazione della realtà. Della realtà interna, il sé; e della realtà esterna, il mondo.


15. Un'unica religione

L’idolatria è fonte di sofferenza perché involutiva, diabolica. Opponendosi al principio divino, il principio creativo e unitivo, l’idolatria è un virus che distrugge ogni forma che incontra. Distrugge coppie, amicizie, gruppi, retti propositi.

Le religioni, quando diventano assolutiste e pretendono di essere le uniche a possedere la verità; quando iniziano a separare il mondo in credenti e non credenti, giusti e ingiusti, buoni e cattivi, tradiscono la loro missione. Da promotrici di amore e fratellanza, diventano fautrici di scissioni e lotte senza fine. Nel nome di Dio, unità di tutte le cose!

L’idolatria è fanatismo, è religione pervertita.

Ed è la forma di religione più diffusa al mondo.

Viene praticata ogni giorno negli stadi, nelle discoteche, nelle adunate oceaniche in onore di qualche celebrità.

La televisione commerciale non ha abolito il senso religioso. Al contrario, pervertendolo, lo ha reso più accessibile e lo ha diffuso in tutto il mondo. Nella storia dell’umanità è la prima volta che in ogni regione della terra si adora lo stesso Dio o ci si prepara a farlo: il denaro. Ovvero, lo “sterco del demonio”.

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