Rana bollita
Il potere ha bisogno
di rane bollite
Una rana cade in una pentola d’acqua bollente, e subito schizza via.
Un’altra entra in una pentola di acqua fredda. Qualcuno accende un piccolo fuoco sotto la pentola. La rana si gode il tepore dell’acqua che via via si scalda... via via... gradualmente sempre più... finché muore bollita...
Il suo sistema di difesa non è tarato per salvarla da una simile e rarissima evenienza.
Come le rane, noi, esseri biologici, siamo tarati per rispondere ad attacchi e pericoli fisici evidenti e improvvisi. Il nostro sistema di difesa, programmato da milioni di anni, reagisce in modo automatico. Abbiamo anche imparato a reagire ad alcuni pericoli meno evidenti, ad aggressioni meno palesi, ad attacchi meno espliciti, anche solo a livello psicologico, provenienti da altri esseri umani. E stiamo ancora imparando. Ma mentre stiamo imparando, chi intende attaccare, opprimere, sottomettere, sta creando sempre nuove forme più sottili, più striscianti di prevaricazione.
E da chi possono arrivare questi attacchi? Solo da avversari, competitori, nemici esterni? Solo da persone che non ci vogliono bene? No, gli attacchi più pericolosi arrivano proprio dall’ombra delle persone che ci amano, che crediamo che ci amino, che credono di amarci. Perché questi attacchi, mischiati all’amore, sono molto difficili da riconoscere nella loro vera natura.
Tutte le barriere nella comunicazione sono equivalenti aggressivi. La loro funzione è quella di tenere l’altro a distanza, impedire l’intimità, impedire all’altro di esprimere se stesso, sottometterlo. In una parola: acquisire controllo e potere.
Il potere (dominio) è il contrario dell’amore: il potere separa, divide, manipola, cerca di sottomettere e asservire ai propri bisogni e desideri.
In passato, l’uomo esercitava il potere in famiglia. Era un fatto chiaro e palese, come era chiaro che i padroni comandavano e i servi o gli schiavi obbedivano.
Poi sono arrivati la democrazia, i diritti umani, la parità tra i sessi, la libertà di pensiero...
Ma il potere non è cambiato. L’Ego non è cambiato. Ha solo cambiato volto, in politica, in economia, nelle relazioni quotidiane. Da palese è diventato strisciante.
Oggi in Italia non è in corso un colpo di stato, ma, come avvisano Umberto Eco e Roberto Saviano (v. pdf), uno striscio di stato. Pian piano, come rane bollite, gli italiano stanno dando il consenso a perdere le loro libertà, e tra queste la più preziosa: quella di pensare, ragionare con la propria testa, discernere tra chi si batte per il bene comune e chi si occupa di favorire i beni privati, cioè i beni che vengono sottratti ai più e consegnati alle minoranze che comandano.
E come avviene questa rivoluzione? Con piccoli passi, ognuno dei quali non sembra sconvolgente ai più. La maggioranza non se ne accorge. L’opposizione non sa fare il suo mestiere, che è quello di convincere la maggioranza che ha torto.
Ma queste cose non accadono solo in politica, che è il luogo dello scontro. Avvengono anche in famiglia, tra marito e moglie, tra genitori e figli, tra amici, tra conoscenti, tra persone che si vogliono bene. E’ difficilissimo trovare amore puro, totale, disinteressato. Dove fiorisce questo tipo di amore, che è l’unico vero, prolificano la gioia dell’essere, l’entusiasmo, la piena vitalità. Quante persone entusiaste, vitali, gioiose conoscete?
L’amore è quasi sempre mescolato al potere, e il potere pian piano erode l’amore, e con esso la possibilità di essere davvero felici, qualunque cosa accada, perché quando siamo davvero felici, stiamo realizzando ciò che vuole la nostra anima.
Quando il potere erode l’amore, a piccoli passi, senza farsene accorgere, consegna le persone coinvolte ad una strisciante infelicità, cioè alla paralisi e alla morte dell’anima, che fa la fine della rana bollita. Senza accorgersene, senza dare il proprio consenso, ci si trova così a sprecare ciò che abbiamo di più prezioso come esseri umani. Così, in cambio di un po’ di sicurezza e di una manciata di comode abitudini, molte persone tradiscono se stesse e si consegnano alla depressione comune.
Leggendo Aristotele, si può dire che la felicità sia un dovere etico. Perché chi è davvero felice sparge semi di felicità intorno a lui. E che cosa altro può desiderare un essere umano?
Mentre chi non è felice, sparge semi di infelicitò, pian piano distrugge le relazioni a cui partecipa, mistificando e facendo pesare ad altri il suo stato, ponendo sulle spalle altrui pesi che sono solo suoi (Galimberti, Miti del nostro tempo).
NOI CONTRO LA LEGGE
Le norme sulle intercettazioni. Il controllo dei tg della tv pubblica. E prima il lodo Alfano, i tagli alla scuola...
Berlusconi trasforma le istituzioni un passo dopo l'altro, con lentezza. Perché i cittadini assorbano i cambiamenti come naturali.
Così al colpo di Stato si è sostituito lo struscio di Stato
DI UMBERTO ECO
E’ nota la definizione della democrazia come sistema pieno di difetti ma di cui non si è ancora trovato nulla di meglio. Da questa ragionevole assunzione discende, per la maggior parte della gente, la convinzione errata che la democrazia (il migliore o il meno peggio dei sistemi di governo) sia quello per cui la maggioranza ha sempre ragione. Nulla di più falso. La democrazia è il sistema per cui, visto che è difficile definire in termini qualitativi chi abbia più ragione degli altri, si ricorre a un sistema bassamente quantitativo, ma oggettivamente controllabile; in democrazia governa chi prende più consensi. E se qualcuno ritiene che la maggioranza abbia torto, peggio per lui: se ha accettato i prìncipi democratici deve accettare che governi una maggioranza che si sbaglia. Una delle funzioni delle opposizioni è quella di dimostrare alla maggioranza che si era sbagliata. E se non ce la fa? Allora abbiamo, oltre a una cattiva maggioranza, anche una cattiva opposizione.
Quante volte la maggioranza può sbagliarsi? Per millenni la maggioranza degli uomini ha creduto che il sole girasse intorno alla terra (e, considerando le vaste aree poco alfabetizzate del mondo, e il fatto che sondaggi fatti nei paesi più avanzati hanno dimostrato che moltissimi occidentali ancora credono che il sole giri) ecco un bel caso in cui la maggioranza non solo si è sbagliata ma si sbaglia ancora. Le maggioranze si sono sbagliate a ritenere Beethoven inascoltabile o Picasso inguardabile, la maggioranza a Gerusalemme si è sbagliata a preferire Barabba a Gesù, la maggioranza degli americani sbaglia a credere che due uova con pancetta tutte le mattine e una bella bistecca a pasto siano garanzie di buona salute, la maggioranza si sbagliava a preferire gli orsi a Terenzio e (forse) si sbaglia ancora a preferire "La pupa e il secchione" a Sofocle. Per secoli la maggioranza della gente ha ritenuto che esistessero le streghe e che fosse giusto bruciarle, nel Seicento la maggioranza dei milanesi credeva che la peste fosse provocata dagli untori, l'enorme maggioranza degli occidentali, compreso Voltaire, riteneva legittima e naturale la schiavitù, la maggioranza degli europei credeva che fosse nobile e sacrosanto colonizzare l'Africa. In politica Hitler non è andato al potere per un colpo di Stato ma è stato eletto dalla maggioranza, Mussolini ha instaurato la dittatura dopo l'assassinio di Matteotti ma prima godeva di una maggioranza parlamentare, anche se disprezzava quell'aula «sorda e grigia». Sarebbe ingiusto giocare di paradossi e dire dunque che la maggioranza è quella che sbaglia sempre, ma è certo che non sempre ha ragione. In politica l'appello alla volontà popolare ha soltanto valore legale («Ho diritto a governare perché ho ricevuto più voti») ma non permette che da questo dato quantitativo si traggano conseguenze teoriche ed etiche («Ho la maggioranza dei consensi e dunque sono il migliore»). In certe aree della Sicilia e della Campania i mafiosi e i camorristi hanno la maggioranza dei consensi ma sarebbe difficile concluderne che siano pertanto i migliori rappresentati di quelle nobilissime popolazioni.
Recentemente leggevo un giornalista governativo (ma non era il solo ad usare quell'argomento) che, nell'ironizzare sul caso Santoro (bersaglio ormai felicemente bipartisan), diceva che costui aveva la curiosa persuasione che la maggioranza degli italiani si fosse piegata di buon grado a essere sodomizzata da Berlusconi. Ora non credo che Berlusconi abbia mai sodomizzato qualcuno, ma è certo che una consistente quantità di italiani consente con lui senza accorgersi che il loro beniamino sta lentamente erodendo le loro libertà.
Erodere le libertà di un paese significa di solito mettere in atto un colpo di Stato e instaurare violentemente una dittatura. Se questo avviene, gli elettori se ne accorgono e, se pure non hanno la forza di protestare, hanno l'impressione di sottostare a un arbitrio. Credo che questi fossero più o meno i sentimenti dei cileni quando Pinochet ha violentemente deposto Allende ma, per essere sempre bipartisan, credo che questa fosse la sensazione di moltissimi russi quando la rivoluzione di ottobre ha tatto fuori il governo Kerenskij. Ora Berlusconi non solo è vergine da ogni sospetto di sodomia ma è andato al potere con legittime elezioni e, malgrado le malignità di alcuni suoi avversari, non ha instaurato un regime fascista, non ha messo bambini e bambine in divisa, non ha obbligato i loro padri a iscriversi a Forza Italia (anche perché aveva tra le mani un partito scivoloso che cambiava nome e statuto a ogni stagione). Ma è la nozione di colpo di Stato che è con lui cambiata. Al colpo di Stato si è sostituito lo struscio di Stato. All'idea di una trasformazione delle strutture dello Stato attraverso l'azione violenta il genio di Berlusconi è stato ed è quello di attuarle con estrema lentezza, passettino per passettino, in modo estremamente lubrificato. Pensate alla inutile violenza con cui il fascismo, per fare tacere la voce scomoda di Matteotti, ha dovuto farlo ammazzare. Cose da medioevo. Non sarebbe bastato pagargli una buona uscita megagalattica (e tra l'altro non con i soldi del governo ma con quelli dei cittadini che pagano il canone)? Mussolini era davvero uomo rozzissimo. Quando una trasformazione delle istituzioni del Paese avviene passo per passo, e cioè per dosi omeopatiche, è difficile dire che ciascuna, presa di per sé, prefiguri una dittatura - e infatti quando qualche cassandra lo fa viene sbertucciata. Il fatto è che per un nuovo populismo mediatico la stessa dittatura è un sistema antiquato che non serve a nulla. Si possono modificare le strutture dello Stato a proprio piacere e secondo il proprio interesse senza instaurare alcuna dittatura. Si può dire che il lodo Alfano prefiguri una tirannia? Sciocchezze. E calmierare le intercettazioni attenta davvero alla libertà d'informazione? Ma suvvia, se qualcuno ha delitto lo sapranno tutti a giudizio avvenuto, e l'evitare di parlare in anticipo di delitti solo presunti rispetta se mai la privatezza di ciascuno di noi. Vi piacerebbe che andasse sui giornali la vostra conversazione con l'amante, così che lo venisse a sapere la vostra signora? No, certo. E se il prezzo da pagare è che non venga intercettata la conversazione di un potente corrotto o di un mafioso in servizio permanente
effettivo, ebbene, la nostra privatezza avrà bene un prezzo.
Vi pare nazifascismo ridurre i fondi per la scuola pubblica? Ma dobbiamo risparmiare tutti, e bisogna pur dare l'esempio a cominciare dalle spese collettive. E se questo consegna il paese alle scuole private? Non sarà la fine del mondo, ce ne sono delle buonissime.
È stalinismo rendere inguardabili i telegiornali delle reti pubbliche? No, se mai le vecchie dittature facevano di tutto per rendere la radio affettuosissima. Ma se questo va a favore delle reti private? Beh, vi risulta che Stalin abbia mai favorito le televisioni private?
Ecco, la funzione dei colpi di Stato striscianti è che le modificazioni costituzionali non vengono quasi percepite, o sono avvertite come irrilevanti. E quando la loro somma avrà prodotto non la seconda ma la terza Repubblica, sarà troppo tardi. Non perché non si potrebbe tornare indietro, ma perché la maggioranza avrà assorbito i cambiamenti come naturali e si sarà, per così dire, mitridatizzata.
Un nuovo Malaparte potrebbe scrivere un trattato superbo su questa nuova tecnica dello struscio di Stato. Anche perché di fronte a essa ogni protesta e ogni denuncia perde valore provocatorio e sembra che chi si lamenta dia corpo alle ombre. Pessimismo globale, dunque? No, fiducia nell'azione benigna del tempo e della sua erosione continua. Una trasformazione delle istituzioni che procede a piccoli passi può non avere tempo per compiersi del tutto, a metà strada possono avvenire smandrappamenti, stanchezze, cadute di tensione, incidenti di percorso.-È un poco come la barzelletta sulla differenza tra inferno tedesco e inferno italiano. In entrambi bagno nella benzina bollente al mattino, sedia elettrica a mezzogiorno, squartamento a sera. Salvo che nell'inferno italiano un giorno la benzina non arriva, un altro la centrale elettrica è in sciopero, un altro ancora il boia si è dato malato... Tagliare la testa al re o occupare il Palazzo d'Inverno è cosa che si fa in cinque minuti. Avvelenare qualcuno con piccole dosi d'arsenico nella minestra prende molto tempo, e nel frattempo chissà, vedrà chi vivrà.
Per il momento, resistere, resistere, resistere.
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