Maestri
Ricerca, passioni, maestri, vita.
“Una vita senza ricerca non è degna di essere vissuta: così disse Socrate in tribunale. Una vita senza passioni non è un vita, vorrei aggiungere, parafrasando l’antico detto del padre della filosofia. E le passioni richiedono maestri, viventi e reali o anche (e anche) scomparsi e ideali. Ho avuto e ho due grandi passioni su tutte: la filosofia e la musica; e ho avuto la fortuna di incontrare alcuni maestri e poi l’arte di fabbricarmeli. Vorrei ricordarli.
Per la filosofia i miei maestri viventi sono stati, all’Università di Milano, Giovanni Emanuele Barié e poi, e soprattutto, Enzo Paci. Gran fortuna la mia, perché senza maestri viventi è ben difficile crescere, imparare e diventare infine, se mai è possibile (ma non è poi questo l’essenziale), autonomi nel senso di originali. Un’intera biblioteca di chiacchiere pedagogiche alla moda non basta a eguagliare due ore di lezione di un maestro, con l’esibizione del suo stile, della sua lingua, dei suoi modi, della sua passione contagiosa. Tra i maestri non viventi, quelli che possono avere tutti, solo che li cerchino davvero, senza risparmiare la fatica (come Dante con Virgilio, che gli faceva passare insonni i giorni e le notti), coltivando l’arte paziente dell’ascolto modesto, ma anche della domanda audace, ricorderò solo Platone (il più grande di tutti), Spinoza, Kant, Hegel; e poi Nietzsche (il più straordinario), Peirce e Husserl (amori di tutta la vita), Heidegger, Whitehead, Mead, Wittgenstein e Foucault. Poi ci sono i non filosofi. Mi limito a Freud, Proust e Thomas Mann. Neppure cento vite mi basterebbero per testimoniare ciò che devo loro e l’incommensurabile quantità e qualità di gioia, di piacere, di emozioni, di scoperte e di riconoscenza che ha reso felici e fecondi i miei giorni e che ancora li accompagna.
Nella musica mi limito a ricordare Maria Colombo, che mi ha reso possibile, un po’ in ritardo rispetto all’età canonica, di diplomarmi in pianoforte, e il grande Guido Farina del Conservatorio di Milano, che mi ha svelato i segreti della composizione. Ho poi un debito particolare con Sergio Massaron, che mi ha insegnato, dal vivo della pratica musicale, la grandezza dell’opera lirica. Di qui il mio amore per Verdi, Wagner e l’immenso Puccini. Bach e Mozart, Haydn e Beethoven, Schumann e Chopin, sino a Debussy, Ravel e Stravinsky (ma l’elenco non finirebbe mai, indietro e avanti) sono custodi costanti delle mie giornate, accompagnano il lavoro e il riposo: come potrei vivere senza di loro? E non devo dimenticare alcuni interpreti leggendari, come Maria Callas, Victor De Sabata, Sergiu Celibidache, Rostropovich e André Segovia (so che ne trascuro una legione, per esempio Bix Beiderbecke e Milton Jackson, il vibrafonista del grandissimo Modern Jazz Quartet: per qualche tempo mi dilettai a suonare il vibrafono e il Jazz è una passione nella passione).
Mi verrebbe da dire: ecco, ora sapete chi sono, ovvero l’essenziale delle mie passioni principali. Esse sono lo sfondo implicito di ogni futuro intervento in questo sito, poiché mi sono lasciato convincere (e non so se ho fatto bene) ad affidare a questo spazio, per me del tutto inconsueto, pensieri, suggerimenti, indicazioni, nella speranza, non so quanto fondata, che qualcuno se ne giovi. Molti amici, conoscenti, uditori dei miei corsi e dei miei interventi pubblici in occasione dei vari Festival della filosofia e nei luoghi più diversi, da tempo mi chiedono che io segnali loro appuntamenti importanti, nei quali sia possibile incontrarmi e ascoltarmi. Lo farò qui, o almeno così mi propongo. Vedremo se sarò di parola (non si può mai sapere).”
tratto dalla pagina facebook di Carlo Sini
Per diventare chi siamo, abbiamo bisogno di incontrare e frequentare dei maestri. Ascoltiamo Carlo Sini, un maestro che parla dei maestri (dalla sua pagina Facebook). Ricerca, passioni, maestri, vita.
Voci correlate