Incapacità d’amare

di Mauro Scardovelli


  1. 1.Incapacità appresa di amare

  2. 2.Visione olistica, non duale

  3. 3.Rifiuto della responsabilità

  4. 4.Consapevolezza

secondo livello di conoscenza http://www.mauroscardovelli.com/mauroblog/secondo_livello.html
 

4. Consapevolezza


La crescita personale è crescita di visione e consapevolezza, non di sforzo fisico e psicologico. Non è crescita di peso e dimensione, ma di leggerezza, libertà e profondità.


La via è la meta: se per raggiungere l’adultità mi autocostringo, non raggiungerò l’adultità, ma un crescendo di costrizioni e conflitti.

L’autoindulgenza è altrettanto negativa dell’autocostrizione: le cose non avvengono da sole.

Occorre perciò distinguere l’autocostrizione, figlia dell’Ego, dal retto sforzo, figlio dell’anima, e radicato nella gioia di fondo.


Senza libertà non si dà responsabilità, così come non si dà amore.

Le qualità dell’essere cessano di essere tali se non si tengono tutte insieme. Appena una ne viene esclusa, le altre si trasformano in inquinanti.


Il secolo scorso ha visto a livello macrosociale lo scontro tra due principi: libertà e solidarietà. Entrambi si sono trasformati in tirannie individuali e collettive.

Anziché sostenerci, incoraggiarci, amare noi stessi in modo incondizionato, impariamo a criticarci e rimproverarci:






o impariamo ad approvarci e ad essere contenti, solo se si soddisfano certe condizioni:

stato di impotenza appreso

stato di non amore appreso

o

potenziale d’amore non espresso

quale è il tuo problema?

A che cosa ti stai attaccando?

Che cosa vuoi assolutamente ottenere?

Che cosa stai rifiutando?

Che cosa cerchi di allontanare?

Che cosa non ti va giù?

Per che cosa sei in lotta?


Ovvero: che cosa rifiuti di osservare da una prospettiva più grande?


In sintesi: a che cosa neghi il tuo amore?

Non sopporto il mio aspetto fisico.

Detesto la mia timidezza.

Sono troppo fragile. Sono poco intelligente.

essere in forma, essere prestanti,

avere una perfetta salute


avere successo esteriore, eccellere


impegnarsi sempre al massimo,

fare in fretta e bene


non avere difetti, limiti, mancanze

saper sfidare ogni difficoltà


dare continuamente prova a se stessi di saper realizzare i propri sogni e desideri,

compresi quelli difficili o irrealizzabili


ottenere che gli altri soddisfino

i nostri desideri

essere oggetto di ammirazione, riconoscimenti, giudizi positivi


essere al centro dell’attenzione

essere ineccepibili, non sbagliare mai


essere sempre calmi e sereni,

non arrabbiarsi per nessun motivo


essere sempre allegri, scherzosi,

di buon umore


non creare mai problemi a nessuno

soddisfare i bisogni altrui,

anche a scapito dei propri


rendersi utili, essere sempre generosi, oblativi

non chiedere nulla, essere autosufficienti

in ogni circostanza


non manifestare

i propri bisogni e desideri


non avere paura di nulla

2.  Visione olistica, non duale


Se guardiamo in profondità (vedi pagina metamodello 2), ci accorgiamo che non esiste la critica di A contro se stesso o nei confronti di B: esistono la critica, il giudizio, la violenza, come danze relazionali, processi impersonali, flussi circolari, qualità energetiche.

Le emozioni stesse – gioia, rabbia, tristezza, paura, invidia, disgusto -, che consideriamo così intimamente nostre; i bisogni – di sicurezza, di affetto, di riconoscimento - in realtà sono aspetti, evidenze, di una trama relazionale.


Così come non esistono “il mio do maggiore”, il “mio rosso” o “il mio moto rettilineo”, nello stesso modo non esistono “la mia rabbia”, “la mia paura”, “il mio bisogno di sicurezza” o “la sua violenza”. Esistono la rabbia, la paura e la violenza, come danze relazionali, processi impersonali e universali, ai quali io posso partecipare o non partecipare.


Nello stesso modo, non esiste una differenza sostanziale tra attivo e passivo, tra soggetto e oggetto. Chi critica se stesso, partecipa alla danza del criticismo: tutte le persone intorno ne sono coinvolte.


Chi pratica gli inquinanti non ama, né sé né gli altri. Praticando danze distruttive, tutti ne pagano il prezzo. Nuovi semi di infelicità vengono sparsi nel mondo.

3. Rifiuto della responsabilità


Amare è favorire la propria e l’altrui crescita spirituale.

Responsabilità è la capacità di rispondere alle circostanze, capacità che presuppone un’avvenuta crescita.

Chi ama è responsabile; chi è responsabile ama.


Simmetricamente, incapacità di amare e rifiuto della responsabilità sono due aspetti dello stesso fenomeno. Si implicano reciprocamente: dove c’è uno, troviamo anche l’altro.


Il rifiuto della responsabilità, è il rifiuto di diventare adulti, completi, integri: è la pretesa che altri o il destino facciano al nostro posto. C’è dietro la pretesa di risarcimento, o il desiderio di punire chi ci ha fatto soffrire.


L’attaccamento a questi desideri, di solito inconsci, impedisce ogni evoluzione.


Responsabilità è capacità di rispondere in modo flessibile, funzionale alle circostanze, utile al contesto; mancanza di responsabilità è limitarsi a reagire. Reagire è meccanico, guidato dai centri sottocorticali; rispondere è mentale e spirituale, sotto il governo dei lobi frontali.

Rifiuto della responsabilità è rifiuto di compiere un passo evolutivo che ci porta nella dimensione di piena umanità.


La migliore definizione di responsabilità che conosco l’ha fornita una ragazza dopo aver compiuto un lavoro sul suo nucleo narcisistico:


responsabilità = occuparsi della realtà con amore


Prima del lavoro, la sua definizione di responsabilità era:


sforzarsi, faticare, prendere pesi su di sé che non si vorrebbero


Quindi, responsabilità, secondo questa equivalenza complessa, significherebbe vivere in un perenne conflitto tra le forze del piacere e quelle del dovere. Chi vede il mondo in questo modo, trova continua conferma ai suoi presupposti: la profezia si autoadempie.


La pretesa di non faticare, la pretesa delle cose facili e senza sforzo, in una parola, la pigrizia, è il maggior ostacolo alla propria evoluzione e guarigione.


Ci sono sempre ottime scuse che l’Ego è pronto a fornire per il proprio disimpegno:


non mi piace, non è per me, non sono in grado,

non adesso, non mi avete capito


Per questa ragione, nelle scuole spirituali serie gli allievi non possono essere ammessi se non superano prove in cui mostrano la volontà di impegnarsi con tutto se stessi.

Queste condizioni che poniamo a noi stessi, diventano degli imperativi, dei doveri, dei presupposti, che dobbiamo soddisfare per sentirci al sicuro e degni d’amore. Il prezzo che paghiamo è la perdita della libertà e dell’innocenza. Diventando prigionieri di noi stessi, diventiamo cattivi, violenti, colpevoli, e perciò degni di punizione (cattivo viene da captivus, prigioniero). Paradossalmente, più cerchiamo di renderci degni d’amore, più creiamo le circostanze per allontanare l’amore dalla nostra vita.


La via è la meta. La via che porta all’amore è la pratica dell’amore stesso. Amore senza presupposti, senza condizioni da soddisfare. L’innocenza, la liberazione dalla captivitas, può essere recuperata solo se diventiamo consapevoli, e vediamo con chiarezza i muri e le sbarre della prigione in cui ci siamo rinchiusi. Comprendiamo così che, da un certo tempo in poi, abbiamo fatto tutto da soli: siamo diventati i nostri carcerieri ed aguzzini. E’ quindi in nostro potere, con l’aiuto necessario, imparare ad abbandonare questa pratica violenta.

Si apprende a vedere, riconoscere, amare se stessi, facendo l’esperienza di essere visti, riconosciuti, amati.

Se, quando eravamo piccoli, alcuni nostri aspetti, bisogni, sentimenti non sono stati visti e riconosciuti, crescendo impariamo a non vederli e riconoscerli. Se siamo stati criticati, impariamo a criticarci. Se siamo stati derisi, impariamo a svalutarci. La ferita originaria viene così aggravata dal nostro comportamento appreso: ripetiamo continuamente al nostro interno gli schemi relazionali che ci hanno fatto soffrire.

Condizioni di felicità




  1. -Nella nostra cultura siamo abituati a pensare che per essere felici ci debba essere qualche motivo, delle determinate condizioni altrimenti è la normalità essere un po’ tristi

  2. -siamo abituati ad avere tutto senza renderci conto (o meglio, lo sappiamo ma viviamo nell’oblio) che quel tutto è in realtà pagato da qualcun altro da qualche altra parte (vedi shopping): esempio della madre che spiega alla figlia cosa significa andare a scuola

  3. -tra le tante condizioni una delle fondamentali è che si realizzino i nostri desideri: finché non si realizzano siamo insoddisfatti e infelici

  4. -un’altra condizione molto importante (più tipicamente nevrotica) sono le condizioni di amabilità

  5. -siamo allevati in contesti di amore condizionato impariamo quindi che noi non abbiamo un diritto intrinseco ad essere amati, a vivere in contesti d’amore ma possiamo riceverne solo se soddisfiamo determinate condizioni; siccome l’amore è importante come l’aria che respiriamo, queste condizioni diventano dei doveri, delle leggi interne: da qui la nascita del giudice interno (vedi giudizio)

  6. -senza rendercene conto abbiamo creato un mondo in cui vige quasi solo l’amore condizionato

  7. -quando un bisogno fondamentale (come quello di amore incondizionato) non viene soddisfatto (incontra un ostacolo) non è che si estingue ma si perverte (cioè cambia direzione) e si trasforma nel proliferare dei desideri

  8. -nella nostra cultura i desideri sono diventati idoli e sono continuamente pompati tanto che noi siamo ormai diventati schiavi di tali desideri: non siamo quindi liberi

  9. -vivere in un contesto di amore incondizionato permette di sviluppare quella che noi chiamiamo “grande mente”, una felicità di fondo che permette di vivere liberi e felici

  10. -vivere in un contesto d’amore condizionato, invece, favorisce la creazione e prolificazione di doverizzazioni e bisogni che, essendone schiavi, portano a diventare cattivi (da captivus = prigioniero); si crea così anche la parte ribelle

  11. -vivere in questi contesti significa vivere nella ”piccola mente” dove non c’è libertà, c’è poca creatività e poca intelligenza.

1. Incapacità appresa di amare



La definizione attuale di depressione è:






Per analogia, possiamo definire la nevrosi come:







Ogni problema psicologico, ogni sofferenza emotiva, trova qui la sua radice.


La domanda:





può essere tradotta in:















Gli esseri umani sono dotati di una naturale capacità di amare, così come sono dotati di una naturale capacità di muoversi, camminare, vedere, ascoltare, parlare. Ogni capacità ha però bisogno di essere esercitata. Ha bisogno del contesto adatto, ove siano disponibili esempi e modelli da imitare.


Tutti i problemi umani sono varianti di un unico tema:


l’incapacità appresa di amare

Paura_e_amore.html
prossimo step del SECONDO LIVELLO DI CONOSCENZAPaura_e_amore.html