Comunicazione

non violenta

primo livello di conoscenza http://www.mauroscardovelli.com/mauroblog/primo_livello.html
 

Scorrendo questa pagina, troverete le seguenti sezioni:

aprile 2009


   Audio 14




  1. I giudizi sono ostacoli che ci rendono più difficile imparare strategie più efficaci per soddisfare i nostri bisogni


  1. Storia della società dalla nascita del regime autoritario


  1. Concetto di giusto e sbagliato (pensiero dicotomico)


  1. Esempio delle Gang


  1. Il problema sono le strutture e non le persone


   Audio 4




  1. Energia spirituale ed energia evolutiva


  1. Pensiero-linguaggio e potere-dominio => Linguaggio egoico


  1. Accenno ai libri di Thomas Gordon


  1. Il conflitto come segnale di un salto evolutivo


   Audio 5




  1. Esempi di linguaggio distruttivo e linguaggio evolutivo: critica, giudizio, ordini, pretese


  1. Racket – educazione non empatica


  Audio 3




  1. Strutture di potere e tribunale interiore irrazionale


  1. Pensiero moralistico e convinzioni negative sull’essere umano – Pensiero religioso


  1. Il giudizio nelle relazioni: mancanza di intimità – barriere della comunicazione


  1. Fondamentalità del concetto di bisogno e di comportamento


   Audio 2




  1. Cosa fa sì che alcune persone vogliano ferirne delle altre ed alcune persone, invece, gioiscano a fare del bene ad altri?


  1. La comunicazione non violenta è una tecnica che non si può imparare se non si condivide la visione di fondo di voler creare gioia gli uni agli altri


  1. Discorso sulle religioni e sulla compassione


  1. Come sviluppare una pratica spirituale concreta


  1. La violenza deriva dal modo in cui siamo stati educati, non dalla nostra natura che è compassionevole


  1. Concetto di giustizia e merito

A human being is a part of the whole, called by us, "Universe," a part limited in time and space. He experiences himself, his thoughts and feelings as something separated from the rest -- a kind of optical delusion of his consciousness.

This delusion is a kind of prison for us, restricting us to our personal desires and to affection for a few persons nearest to us. Our task must be to free ourselves from this prison by widening our circle of compassion to embrace all living creatures and the whole of nature in its beauty. Nobody is able to achieve this completely, but the striving for such achievement is in itself a part of the liberation and a foundation for inner security.

Ed ecco il miglior libro che conosco sulla comunicazione che voglia non esser violenta, ma in grado di mantenere connessione e sinergia tra le persone:

Ritengo che sia una lettura indispensabile, forse una delle più importanti, per tutti coloro che aspirano a migliorare la comunicazione con se stessi e con gli altri, contribuendo così ad un mondo di pace.


In Aleph, consideriamo il modello sulla comunicazione non violenta un punto di vista irrinunciabile, che va presentato fin dai primi moduli di PNL umanistica, e approfondito durante il master come parte del Metamodello 2 - il linguaggio della trasformazione -, di cui sta diventando parte integrante.

Qui sotto trovate alcuni video e audio di introduzione e commento.


  Audio 1




  1. I  comportamenti ed il linguaggio nelle relazioni


  1. Dal libro: rischi e limiti del concetto di patologia nella relazione d’aiuto


  1. Il cambiamento pacifico comincia dal modo in cui diventiamo consapevoli dei nostri bisogni (linguaggio del giudizio – linguaggio dei sentimenti e bisogni)

Ecco uno dei libri migliori che ho letto sul tema della non-violenza. Da M. Nagler ho imparato che violenza viene da violare e significa quindi violazione. Violazione di che cosa? Della verità fondamentale: che tutto è uno.

La violenza nasce ogni volta che disconosciamo il principio di inter-essere, che siamo tutti collegati, interconnessi, non solo tra esseri umani vicini o lontani, ma con tutto ciò che c’è.

Un principio buddista, o comunque orientale, che appartiene ad un’altra cultura?

No. Ecco come la pensava Einstein a proposito:


   Audio 6




  1. Esempio genitori-figli:

  2. - Come comprendere i bisogni dell’altro: il rapport

  3. - Comprendere e rivelare i bisogni di tutte le parti nella relazione

  4. - Bisogno essenziale: armonia


   Audio 7




  1. Differenza tra bisogno carenziale (attaccamento) e preferenza


  1. Esempio: quando le persone parlano a fiume al telefono


   Audio 8




  1. La causa dei nostri sentimenti sono i nostri bisogni e non il comportamento degli altri


  1. 3 fondamentali strutture economiche:

  2. - Autosussistenza

  3. - Dono e controdono

  4. - Economia di mercato


   Audio 9




  1. Fare le cose volentieri – energia divina (dono e controdono)


  1. Fare le cose per obbligo: strutture di potere


  1. Seconda parte del libro: anche dietro le persone più violente c’è una necessità di soddisfare un bisogno


  1. Diagnosi = giudizio => blocco della possibilità evolutiva


   Audio 10




  1. Corrado Augias e Vito Mancuso: “Disputa su Dio e Dintorni” => concetto di spiritualità


  1. Mancuso: il senso della vita è la relazione (confermato anche dalla scienza)


  1. Le religioni sono solo strumenti per arrivare alla spiritualità umana


   Audio 11





  1. La persona nevrotica è preda di conflitti interni che, se non ascoltati e soddisfatti nella loro essenza, impediscono la spinta alla spiritualità (psicosintesi)


  1. Identificazione con un’etichetta => separatività, conflitto


   Audio 12




  1. I principi della comunicazione non violenta non hanno come scopo quello di ottenere ciò che si vuole nella vita (manipolazione) bensì di creare una qualità di relazione che permetta di donare gli uni agli altri grazie alla gioia della compassione che ne deriva (scopo spirituale)


  1. Uscire dal mondo del giudizio vuol dire accogliere quello che sta succedendo così come accade, rimanendo aperti, nel flusso dell’energia vitale (esempio del datore di lavoro)


  1. Racconto sulla fondazione della Cittadella Cristiana di Assisi


   Audio 13




  1. Commenti al punto del libro in cui si parla del pedofilo


  1. La ricerca di modi alternativi a quelli distruttivi, per soddisfare i propri bisogni

Rabbia-Rosenberg.html
prossimo step del PRIMO LIVELLO DI CONOSCENZARabbia-Rosenberg.html

15 aprile 2011



1. LEADER DI SE’ E COMUNICAZIONE NON VIOLENTA


Leader di sé è colui che sa

guidare le proprie emozioni



Nello stato di coscienza adattato, in cui comunemente viviamo, una persona è schiava delle proprie emozioni. Ciò significa che non è leader di sé, ma succube dei propri circuiti neuronali più primitivi, meno evoluti.

Con questo stato di schiavitù al proprio interno, è naturale che, anche all’esterno, la persona sia facilmente assoggettabile, governabile, sfruttabile e manipolabile dalle élites di potere.

In ultima analisi queste élites (siano esse economiche, politiche, religiose...) per mantenere il potere, hanno tutti gli interessi affinché le persone non imparino a gestire le proprie emozioni, in particolare la paura, ossia non diventino leader di sé.


Questo stato di schiavitù a cui ci sottomettiamo inconsapevolmente, è parte del campo semantico del giudizio, il quale è ormai diventato, nella cultura occidentale, una categoria a priori della nostra percezione della realtà; per questo è così difficile accorgercene e  liberarcene.


Noi crediamo di essere liberi fautori del nostro destino, ma non ci accorgiamo che, in realtà, trascorriamo la nostra intera vita all’interno delle aule di un tribunale: ogni nostro singolo pensiero, azione, emozione, viene valutata da un instancabile giudice interiorizzato e onnipotente al nostro interno.


Non essendo dunque liberi, ma schiavi di un’entità interiorizzata attraverso la cultura e quindi invisibile ai nostri occhi, le elités di potere possono dormire sonni tranquilli, perché hanno trovato la chiave per mantenere gli esseri umani nella paura di essere giudicati colpevoli, paura che essi stessi, autonomamente, giorno dopo giorno, generano al proprio interno... e, come detto sopra, se è un’emozione come la paura a guidare la persona, essa non sarà mai leader di sé.


Come mai questo giudice ha così potere su di noi?

Perché la cultura oppressiva e narcisista, in cui ci troviamo immersi, è riuscita nei secoli a creare un tipo di linguaggio (che è la materia di cui sono fatti i nostri pensieri) impregnato di presupposti che danno per scontato che il metro di valutazione delle relazioni umane sia il giudizio.

Il risultato dell’utilizzo del linguaggio in questa modalità, è che per noi diventa normale valutare noi stessi e gli altri in base a criteri quali colpa, merito, migliore, peggiore, castigo, premio, bravura, stupidità, peccato, punizione, senso di colpa, senso di inferiorità, condanna, vergogna, paura, rimprovero...



E se invece di queste categorie immaginassimo per un momento di utilizzare lo strumento linguaggio (di per sé neutro) in una modalità completamente inedita, che metta al centro la qualità della relazione, i sentimenti, i bisogni di una persona, i suoi valori? Una modalità che valorizzi la comprensione profonda dei fatti e una giustizia riparativa, anziché punitiva? Se imparassimo ad utilizzare questo tipo di linguaggio oltreché con le altre persone, in prima istanza con noi stessi e le nostre parti interne?


Questa è la sfida della Comunicazione non Violenta di Marshall Rosenberg, che, in Aleph, viene integrata nel Metamodello 2.


1. Leader di sé e comunicazione non violenta                                        (aprile 2011)

2. Violenza, non violenza, comunicazione                                              (aprile 2009)

3. Comunicazione non violenta e bisogni carenziali                               (giugno 2011)

2. VIOLENZA, NON VIOLENZA, COMUNICAZIONE

giugno 2011


3. Comunicazione non violenta e bisogni carenziali


Sequenza di 6 brevi video