Quando smettiamo di giudicare e di condannare guidati dalla piccola mente, gli occhi si aprono alla realtà vera dell’inter-essere. La visione si fa ampia.

Il cuore si apre alla compassione per noi stessi, e per le altre persone coinvolte nelle medesime danze distruttive, involutive, regressive. Sempre le stesse, come mosche che cercano di fuggire attraverso i vetri di una finestra.

In realtà ognuno di noi, senza rendersene conto, partecipando a quelle danze, finisce per svolgere tutti i ruoli: di vittima e di persecutore, di giudice e di imputato, di seduttore e di sedotto, di avido e di generoso, di chi dà e di chi solo pretende, di chi insegue e di chi inseguito.















Nella poesia, il poeta dice che lui è tutto – è l’uccello, l’oceano, la barca con la quale i profughi stanno cercando di fuggire, e anche i profughi stessi.

Dice che lui è la bambina stuprata dal pirata e anche il pirata.

Ci dice: chiamatemi con i miei veri nomi; io sono colei che si è buttata in mare ed è affogata; io sono il pirata i cui occhi non sanno ancora vedere.


Occhi che non sanno ancora vedere, gli occhi della piccola o piccolissima mente.


Il MM 2 non è una tecnica. E’ una pratica da esercitare quotidianamente.

Una pratica linguistica radicale che ci guida passo a passo dalla separazione all’unione, dal giudizio alla compassione, dalla piccola alla grande mente, dalla sofferenza alla fine della sofferenza innecessaria.

In primo luogo perché personalizzare significa spesso nient’altro che separare, collocare in un luogo limitato e in un tempo definito, in cui ci identifichiamo e ci imprigioniamo dentro muri e confini: la nostra persona. Che in tal modo da flusso di energia in continua trasformazione ed interazione con altri flussi, si cristallizza in un oggetto statico e assolutamente circoscritto nel tempo e nello spazio: la mia identità.














Può un Io che si costruisce in questo modo alimentare la bontà dentro di sé, la fratellanza, la giustizia?

No, è molto più facile che diventi avido, egoista (da Ego), centrato solo su di sé. E anche cattivo. Cattivo viene da “captivus”, prigioniero. Prigioniero di che cosa? Di se stesso. Per definizione incapace di liberarsi da solo.














La piccola mente bada solo a sé e dice: “Il mio problema”, ponendo l’accento su “MIO”. E più se ne occupa, più lo aggrava.


Passare dalla formulazione “MIO PROBLEMA” alla formulazione “IL PROBLEMA”, o “LA DANZA DISTRUTTIVA ALLA QUALE PARTECIPO”, significa spostare il centro di gravità dall’io personale al grande flusso della vita in cui tutti siamo immersi.


Piccole menti, assai numerose, da sempre generano problemi e sofferenza. Grandi menti, poche in percentuale, hanno da sempre lavorato per risolverli. Alla radice. E la radice dei problemi è l’identificazione con un IO SEPARATO.


“Portare attenzione ai processi impersonali anziché alle proprie e altrui mosse, isolate le une dalle altre, conduce a liberarci dal giudizio e dal senso di colpa!”


Giudizio e senso di colpa sono sempre stati i mezzi più efficaci che le gerarchie e le élite hanno adoperato per prevalere e dominare sugli altri. La loro abilità è consistita nel far credere alle altre persone di agire per il loro bene.


Giudizio e senso di colpa, paura della punizione, autosvalutazione, senso di indegnità, sottomissione, sono gli usuali compagni di viaggio che ci provengono da questo tipo di danza, LA DOMINAZIONE, che l’umanità ha praticato a partire da otto o diecimila anni fa.


Questa è la radice della nevrosi collettiva, di cui quella individuale è solo una variante particolare.


La liberazione dal condizionamento non può avvenire solo

con un atto di volontà: occorre in primo luogo un atto di consapevolezza.

Quest’operazione ci appare del tutto naturale, e l’unica possibile. In realtà è un’operazione culturalmente condizionata.

In altri luoghi, in altre epoche, in altre culture, non si dava così importanza all’io, che quando la riceve, si trasforma in Ego, in Narciso, dedito solo a guardare se stesso.

Pangolino nano del basso Piemonte


con frittelle di pesce


e piccolo fiore

Conversazione sul metamodello 2

Il MM 2 è uno strumento linguistico per trasformare la nostra visione del mondo, da duale e meccanicista, a non duale, olistica, ologrammatica: tutto è uno.


La domanda diventa quindi: quale è il valore aggiunto di una visione non duale?














Se abitiamo flatlandia, tutti i fenomeni che appartengono alla terza dimensione sfuggono al nostro sguardo: semplicemente non esistono.

La nostra visione è così impoverita e carente che dobbiamo immaginarci dei rapporti di causa ed effetto del tutto arbitrari per collegare questi fenomeni tra loro. E’ quindi ovvio che non siamo in grado di risolvere i problemi che si pongono su questo livello di realtà.


Il pensiero-linguaggio condiviso ci ha abituato a interpretare il mondo come se fosse guidato dai princìpi della meccanica newtoniana: oggetti separati, peso, massa, inerzia, gravità, quantità, velocità, causa - effetto unidirezionale, calcolabilità, prevedibilità, osservabilità, indipendenza dei fenomeni dall’osservatore.

Princìpi utili a comprendere il moto di oggetti meccanici di dimensioni comprese tra le biglie e il sole, ma del tutto inadeguati a comprendere la microfisica, la macrofisica, e il movimento della vita.


Come le antiche tradizioni sapienziali avevano intuito, il mondo non è fatto di oggetti ben definiti e separati.

Impermanenza, interdipendenza, inter-essere, vacuità, non-identità, non-località, complessità, autorganizzazione, flussi e vortici di energia, reti di relazioni, sistemi di sistemi, causa-effetto circolare, ologrammi, campi morfici, dipendenza dei fenomeni dall’osservatore/appartenenza dell’osservatore al sistema osservato, sono concetti che in qualche modo accomunano le differenti visioni non duali prodotte dall’umanità nel corso della storia, fino alle ultime scoperte della fisica contemporanea.















L’accento posto sulla visione duale ci ha portato ad eccellere nel campo della meccanica, della tecnica e dell’efficienza. A diventare i dominatori del mondo, in competizione gli uni con gli altri. Perdendo via via per strada ciò che ci rende più umani: il senso del sacro, di armonia e di appartenenza al grande fiume della vita; la pratica del rispetto, dell’empatia e della compassione per noi stessi e per gli altri, per l’ambiente e per tutti gli esseri; il valore dato all’integrità, all’onestà, alla generosità, alla giustizia e a tutte le qualità dell’essere.


“Questo in teoria è comprensibile. Ma in che modo il MM 2 ci può aiutare a risolvere un problema di relazione con il partner, con i figli, con il datore di lavoro? Un problema di salute? Cioè i problemi quotidiani che ci assillano e a cui dobbiamo dare risposta?”


Il MM 2 ci insegna a passare dalla piccola mente, che genera questo tipo di problemi, alla grande mente, ove questi problemi vengono visti nella loro corretta prospettiva, e naturalmente si sciolgono.

“Quale è il valore aggiunto del MM 2?”

Si tratta di una rivoluzione copernicana: la terra non è piatta, non è più al centro dell’universo; noi non siamo più oggetti, non siamo il centro di tutto.

Un cambiamento di prospettiva che equivale al passaggio da una realtà a due dimensione (flatlandia) ad una realtà tridimensionale.

Solo in una visione non duale possiamo cogliere l’essenza della nostra natura:

non l’identità e la quantità (meccanicismo), ma le relazioni e le qualità delle relazioni. Cioè i sentimenti come l’amore, la rabbia, la tristezza o la paura, dai quali dipendono il nostro senso di sicurezza o insicurezza, fratellanza o inimicizia, e in definitiva la nostra felicità o infelicità.

Il MM 2 ci orienta a vedere che un problema con i figli o con il partner ha sempre a che fare con il tipo di danza che pratichiamo con loro. Ci guida ad osservare la danza, a cogliere la musica che le fa da colonna sonora, anziché focalizzarci sulle singole note o sui singoli passi, nostri o altrui.


Non sono le note che fanno la musica, ma è la musica che conferisce significato alle note.














Essa genera un campo dismorfico entro cui, inconsapevolmente, le nostre possibili mosse sono in gran parte predeterminate.


Non siamo più in grado di rispondere, ma solo di reagire meccanicamente. E le nostre reazioni si concatenano con le reazioni degli altri attori coinvolti, ed ugualmente inconsapevoli. Non siamo più soggetti, ma oggetti che interagiscono gli uni con gli altri in modo meccanico e prevedibile.

In altre parole, siamo regrediti ad un livello di funzionamento rettiliano, assai più basso rispetto al potenziale di cui disponiamo come esseri umani. E questo ci fa soffrire.

“Come specificamente?”

La danza distruttiva che instauriamo e che pratichiamo non ci appartiene, non l’abbiamo inventata noi, e neppure l’abbiamo scelta consapevolmente: nessuno persegue volontariamente il proprio male. Tante piccole menti hanno contribuito a crearla. Per questo è  così diffusa e nello stesso tempo invisibile ad “occhi che ancora non vedono”.

Si tratta di passare dall’automatismo della reazione (piccola mente) alla capacità di risposta (grande mente).


Solo in tal modo acquistiamo responsabilità, che significa appunto “abilità di rispondere”. In caso contrario siamo come automi programmati, privi di responsabilità e di libertà.


Il MM 2 ci aiuta a vedere il tipo di danza entro cui siamo imprigionati e robotizzati, e a scegliere un’altra danza possibile: non più una danza robotica che conduce alla sofferenza, ma una danza umana e costruttiva, che alimenta l’amore, l’armonia, la creatività tra le persone coinvolte.

“E quindi?”

“Nel MM 2 si insiste nel porre l’attenzione ai processi, vedendoli come processi universali e non personali.

In che modo questo può recare aiuto?”

L’Ego, la piccola mente, pur non facendo altro che pensare a sé, vive nella più totale ignoranza di se stesso e del mondo.


La liberazione non può avvenire ad opera di altre piccole menti, che praticano lo stesso tipo di danza.

Proprio così: in una logica duale, mondo interno e mondo esterno sono realtà separate. E in tal modo infatti li trattiamo: praticamente tutta la nostra formazione scolastica e universitaria si rivolge a conoscere il mondo esterno, trascurando il mondo interno, e in particolare la qualità delle relazioni che instauriamo con l’uno e con l’altro.

“E, se comprendo bene la logica del MM 2,

tale consapevolezza non può riguardare solo sé,

ma anche il mondo…”

E si può diventare psicologi senza conoscere i fondamentali della realtà storica, politica, economica, religiosa del mondo in cui viviamo, oltre che, spesso, conoscendo poco anche se stessi

“Si può diventare medici senza conoscersi…”

Nella logica non duale, mondo interno e mondo esterno si rispecchiano reciprocamente.














Quindi anche le forme sociali, politiche, economiche che in essa si sono succedute: cooperazione, autoproduzione, dono/controdono, mercato, oligarchie, tirannie, dispotismo. Nonché gli eventi che hanno lasciato maggiore traccia, come guerre, carestie, genocidi.


Naturalmente ha maggior impatto sulla persona ciò che è stato più vicino nel tempo e nello spazio, come la storia della propria famiglia, le danze relazionali tra i suoi membri, gli eventi traumatici, come omicidi, aborti, esclusioni,... come emerge nelle costellazioni familiari.

Ma è bene ricordare che la storia della famiglia appartiene alla realtà collettiva del suo tempo, che sovradetermina il campo e le linee di forza che orientano i movimenti degli attori.

“Perché forse non si dà vera conoscenza che non comprenda simultaneamente entrambe i fronti…”

La realtà ha natura ologrammatica:

ogni parte dell’universo contiene in scala ridotta traccia di tutta la storia dell’universo.

Ogni persona rispecchia nel suo inconscio la storia dell’umanità, soprattutto quella più recente.

Serve a riportare la propria responsabilità nelle dimensioni corrette: non abbiamo fatto tutto da soli, non siamo al centro dei pensieri di Dio, non siamo Dio. Semplicemente apparteniamo al divino, a questa grande forza–intelligenza che permea tutto l’universo.

Questo vale per noi e per tutte le persone coinvolte nei nostri problemi.






















“Perché? Che rilevanza pratica ha tutto ciò ai fini della formazione personale?”

In gran parte siamo guidati da forze che non conosciamo, come piccoli frammenti di legno nella corrente di un fiume impetuoso.

Non abbiamo colpe. Non abbiamo commesso peccati. Abbiamo fatto tutto ciò che era in nostro potere fare, per il meglio, spesso ottenendo il peggio. Non per cattiveria, ovvero, sì, proprio per cattiveria, che significa “prigionia”, per aver vissuto nei muri di una cella che ci impedivano di vedere fuori.

Non avevamo occhi per guardare. Eravamo ignoranti, inconsapevoli. Non colpevoli.

Noi, come tutti gli altri. Incapaci di seguire il nostro bene, che è il bene di tutti.

Tragica è una visione che prevede un finale tragico.

Inutile nascondersi che tale finale ci aspetta, se non cambiamo rotta sul pianeta terra.

Ma cambiare è in nostro potere.








La via esiste: affidarsi alla grande mente, che tutto abbraccia, accoglie, vede così come è.

E’ la grande mente che ha guidato il Buddha, Gesù, Gandhi, Martin Luther King, Nelson Mandela. Fine del giudizio, delle recriminazioni, della danza fatta di accuse, colpe, punizioni.

Vedere le cose così come sono, essere nella realtà del corpo, delle emozioni, dei sentimenti: questa è la via per vivere nell’amore.

“Ne emerge una visione tragica. Non è assai meglio pensare che ci sia qualcuno di onnipotente che ha a cuore il nostro destino?”

Cambiare significa aprire gli occhi, uscire dallo stato di minorità, come direbbe Kant, di soggezione alla piccola mente, che pretende di dettare l’agenda della nostra vita.

“E l’amore come si manifesta?”

Thich Nhat Hanh ha scritto una poesia dal titolo: “Chiamatemi con i miei veri nomi”.

Racconta di profughi che per fuggire dal Vietnam si avventurano nel mare della Cina, dove vengono abbordati dai pirati che li derubano di tutto e che violentano una bambina di dodici anni. La piccola non può sopportare l’umiliazione e si suicida buttandosi in mare.

       

Conversazioni  a  colazione

piccolo fiore

frittelle

di pesce

pangolino nano

fine del percorso METAMODELLO DUE                            BACK