Educazione
1. Educazione
2. Paura
3. Ambizione
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3. Ambizione e conflitto
Abbiamo discusso di quanto sia essenziale provare amore, e abbiamo visto che non lo si può acquistare o comprare; ma senza amore tutti i nostri piani per un perfetto ordine sociale nel quale non ci siano sfruttamento e irreggimentazione non avranno proprio alcun senso, e io penso che sia importantissimo comprenderlo da giovani.
Ovunque si vada, non importa in quale parte del mondo, si constata che la società è in una condizione di perpetuo conflitto.
Ci sono sempre da una parte i potenti, i ricchi, i benestanti, e dall'altra i lavoratori; ognuno compete con invidia, ognuno vuole una posizione migliore, uno stipendio più elevato, più potere, maggior prestigio.
Questa è la condizione del mondo, e per questo la guerra continua sempre, dentro e fuori di noi.
Ora, se voi e io vogliamo ottenere una completa rivoluzione nell'ordine sociale, la prima cosa che dobbiamo comprendere è questo istinto di acquisire potere.
La maggior parte di noi vuole il potere in una forma o nell'altra.
Capiamo che grazie alla ricchezza e al potere saremmo in grado di viaggiare, di unirci a persone importanti e diventare famosi; oppure sogniamo di costruire una società perfetta.
Pensiamo di raggiungere il bene attraverso il potere.
Ma la stessa ricerca del potere - potere per noi stessi, potere per il nostro paese, potere per un'ideologia - è male, è distruzione, perché crea inevitabilmente poteri contrapposti: perciò c'è sempre conflitto.
Allora non è forse giusto dire che dovrebbe essere l'educazione ad aiutarvi, man mano che crescete, a percepire l'importanza di creare un mondo nel quale non ci sia conflitto né dentro né fuori di voi, un mondo nel quale non siate in conflitto col vostro vicino, con qualsiasi altro gruppo di persone, perché la spinta dell'ambizione, ossia il desiderio di una posizione di potere, sarà completamente cessata?
Ed è possibile creare una società nella quale non ci sia conflitto interiore né esteriore? La società è la relazione fra voi e me, e se la nostra relazione è basata sull'ambizione, poiché ciascuno di noi vuole essere più potente dell'altro, allora ovviamente ci ritroveremo necessariamente sempre in conflitto.
Questa causa di conflitto può essere rimossa? Possiamo educare noi stessi a non essere competitivi, a non paragonarci con gli altri, a non volere questa o quella posizione, in una parola: a non essere affatto ambiziosi?
Quando uscite dalla scuola con i vostri genitori, quando leggete i giornali o parlate con la gente, dovreste avere notato che quasi tutti vogliono provocare un cambiamento nel mondo. E non avete anche notato che quelle stesse persone sono sempre in conflitto tra loro per una cosa o per l'altra, per le idee, la proprietà, la razza, la casta o la religione? I vostri genitori, i vostri vicini, i ministri e i burocrati - non sono tutti ambiziosi, in lotta per una posizione migliore, e quindi sempre in conflitto con qualcuno? Sicuramente, soltanto quando questa competitività sarà stata rimossa ci sarà una società pacifica nella quale noi tutti potremo vivere felicemente, creativamente.
Ora, come si può ottenere questo? Le norme, la legislazione o l'esercizio della vostra mente possono non essere ambiziosi, possono sbarazzarsi dell'ambizione? Potreste anche esercitarvi esteriormente a non essere ambiziosi, dal punto di vista sociale potreste smettere di competere con gli altri pur rimanendo interiormente ancora ambiziosi. Ed è possibile spazzare via completamente questa miseria dell'essere umano? Probabilmente non ci avete mai pensato prima perché nessuno ve ne ha parlato in questo modo; ma ora che qualcuno ve ne parla, non vorreste scoprire se è possibile vivere in questo mondo in modo ricco, pieno, felice, creativo, senza la spinta distruttiva dell'ambizione, senza competizione? Non volete sapere come poter vivere in modo che la vostra vita non distrugga quella di un altro o proietti un'ombra sul suo cammino?
Vedete, noi pensiamo che questo sia un sogno utopistico che non si potrà mai realizzare concretamente; ma non sto parlando di Utopia, non avrebbe senso.
Possiamo voi e io, che siamo persone semplici e comuni, vivere creativamente in questo mondo senza la spinta dell'ambizione, che si mostra in modi vari, come il desiderio di potere e di una posizione? Troverete la risposta giusta quando amerete ciò che fate.
Competizione ed ambizione finiscono
quando si ama davvero ciò che si fa
Se diventate ingegneri soltanto perché dovete guadagnarvi da vivere, o perché vostro padre o la società se lo aspettano da voi, questa è un'altra forma di coercizione, e la coercizione sotto qualsiasi forma crea contraddizione e conflitto. Invece, se davvero desiderate essere ingegneri, o scienziati, o se potete piantare un albero, o dipingere un quadro, o scrivere una poesia, non per ottenere ammirazione, ma soltanto perché vi piace farlo, allora scoprirete che non sarete mai in competizione con nessuno. Io penso che questa sia la vera chiave di volta: amare ciò che si fa.
Ma da giovani spesso è molto difficile sapere che cosa piace fare, dato che si desiderano così tante cose.
Volete essere ingegneri, piloti di aeroplani che sfrecciano rombando nel cielo azzurro, o magari volete essere artisti, chimici, poeti o carpentieri.
Potreste voler lavorare con l'intelletto, oppure fare qualcosa con le vostre mani. Alcune di queste cose sono quelle che vi piacerebbe fare per davvero, oppure il vostro interesse per esse è una semplice reazione alle pressioni sociali? Come potete scoprirlo? E la finalità dell'educazione non è forse proprio quella di aiutare a scoprirlo, in modo che crescendo possiate iniziare a porre interamente la mente, il cuore e il corpo in quello che vi piace fare per davvero?
Scoprire che cosa vi piace fare richiede una gran dose d'intelligenza, perché se avete paura di non essere capaci di guadagnarvi da vivere o di non sapervi adattare a questa società corrotta, allora non lo scoprirete mai.
Ma se non avete paura, se rifiutate di lasciarvi spingere nel solco della tradizione dai vostri genitori, dai vostri insegnanti, dalle richieste superficiali della società, allora avrete la possibilità di scoprire che cos'è che vi piace fare per davvero. Quindi, per scoprirlo non ci deve essere la paura di non riuscire a sopravvivere.
Ma la maggior parte di noi ha paura di non riuscire a sopravvivere. Diciamo: «Che cosa mi accadrà se non faccio come dicono i miei genitori, se non mi adatto a questa società?».
Quando siamo spaventati facciamo come ci viene detto, e in questo non c'è amore, c'è soltanto contraddizione, e questa contraddizione interiore è uno dei fattori che causano l'ambizione distruttiva.
Quindi, una funzione basilare dell'educazione è quella di aiutare a scoprire che cosa ci piace fare per davvero, in modo da potervi dedicare la mente e il cuore, e questo crea la dignità umana che spazza via la mediocrità, la mentalità piccolo borghese. Ecco perché è importantissimo avere i giusti insegnanti, la giusta atmosfera, questo vi consentirà di crescere con l'amore che si esprime in ciò che fate.
Senza quell'amore, i vostri esami, la vostra conoscenza, le vostre capacità, la vostra posizione e le vostre proprietà sono soltanto cenere, non hanno significato; senza quell'amore, le vostre azioni produrranno ancora più guerra, ancora più odio, ancora più danno e distruzione.
Tutto questo può non significare nulla per voi, perché esteriormente siete ancora giovanissimi, ma io spero che significherà qualcosa per i vostri insegnanti - e anche per voi, da qualche parte del vostro cuore.
1. Educazione
Vi siete mai chiesti quale sia il senso dell'educazione? Perché andiamo a scuola, perché impariamo varie materie, perché facciamo esami e gareggiamo fra di noi per avere i voti migliori? Qua’è il significato della cosiddetta educazione, qual è la sua vera funzione? Si tratta di un interrogativo realmente importante, non solo per gli studenti, ma anche per i genitori, per gli insegnanti e per chiunque ami questo nostro pianeta. Perché affrontiamo la lotta che il ricevere un'educazione comporta? È semplicemente allo scopo di superare qualche esame e trovare lavoro? Oppure la funzione dell'educazione è di prepararci, quando siamo giovani, a comprendere il processo della vita nella sua interezza? Avere un lavoro e guadagnarsi da vivere è necessario — ma è davvero tutto lì? E solo per quello che veniamo educati? Di certo la vita non è fatta soltanto di un lavoro, di un'occupazione. La vita è qualcosa di straordinariamente ampio e profondo, è un grande mistero, un vasto regno in cui agiamo in quanto esseri umani. Se ci prepariamo semplicemente a guadagnarci da vivere, non riusciremo a cogliere il senso della vita; e comprendere la vita è molto più importante che prepararsi per un esame o ottenere ottimi risultati in matematica, fisica e così via.
Dunque, in quanto insegnanti o allievi, non è importante domandarci perché educhiamo o veniamo educati? E qual è il significato della vita? Non è forse la vita una cosa straordinaria? Gli uccelli, i fiori, gli alberi in fiore, il ciclo, le stelle, i fiumi e i pesci che ci vivono — tutto questo è vita. La vita sono i poveri e i ricchi; la vita è la perenne battaglia fra gruppi, razze e nazioni; la vita è meditazione; la vita è ciò che chiamiamo religione, ed è anche gli aspetti inafferrabili, nascosti, della mente — le invidie, le ambizioni, le passioni, le paure, le gratificazioni, le angosce. La vita è tutto questo e molto di più. Ma di solito ci prepariamo a comprenderne solo una piccola porzione. Superiamo certi esami, troviamo un lavoro, ci sposiamo, abbiamo dei figli, e diventiamo sempre più simili a macchine. Continuiamo a essere paurosi, ansiosi, spaventati dalla vita. E allora, la funzione dell'educazione è di aiutarci a comprendere l'intero processo della vita o semplicemente di prepararci a una professione, al miglior lavoro possibile?
Cosa ne sarà di tutti noi quando diventeremo uomini e donne adulti? Vi siete mai chiesti cosa farete quando sarete adulti? Con ogni probabilità vi sposerete e, prima ancora di render-vene conto, sarete madri e padri; a quel punto sarete legati a un lavoro, o alle incombenze domestiche, e così, poco a poco, appassirete.
È tutto qui quello che la vostra vita si avvia a essere? Ve lo siete mai chiesto? Non dovreste interrogarvi a questo proposito? Se la vostra famiglia è agiata, può darsi che abbiate già assicurata una posizione abbastanza buona, che vostro padre vi procuri un lavoro comodo o che facciate un matrimonio ricco; ma anche così andrete incontro al declino, al deterioramento.
Certamente l'educazione non ha senso a meno che non vi aiuti a comprendere la vastità della vita in tutte le sue sfumature, con la sua straordinaria bellezza, i suoi dolori e le sue gioie. Potete avere lauree e titoli accademici, e trovare un ottimo lavoro; e poi? A che serve tutto questo se strada facendo la vostra mente si offusca, si logora, si instupidisce? Non dovreste cercare di scoprire il senso della vita adesso che siete giovani? E non è forse quella la vera funzione dell'educazione, ossia di coltivare in voi l'intelligenza che cercherà di trovare la risposta a tutti questi problemi? Sapete cos'è l'intelligenza? È la capacità di pensare liberamente, senza paure, senza formule, che ci permette di cominciare a scoprire autonomamente ciò che è reale, ciò che è vero; ma se siete spaventati, non sarete mai intelligenti.
Se siete spaventati,
non sarete mai intelligenti
Qualunque forma di ambizione, spirituale o terrena, alimenta l'ansia, la paura; ecco perché l'ambizione non aiuta a far sviluppare una mente che sia chiara, semplice, diretta, e quindi intelligente.
Sapete, è molto importante, quando si è giovani, vivere in un ambiente dove non alligni la paura. Andando avanti con gli anni, la maggior parte di noi diventa sempre più timorosa: abbiamo paura di vivere, paura di perdere il lavoro, paura della tradizione, paura di ciò che i vicini o il proprio coniuge diranno, paura della morte- La maggior parte di noi ha paura, in una forma o nell'altra; e dove è presente la paura, non c'è intelligenza.
E non è forse possibile per tutti, da giovani, vivere in un ambiente dove non si respiri la paura, bensì la libertà — libertà non di fare ciò che si vuole, ma di comprendere il processo del vivere nella sua interezza? La vita e in realtà bellissima, non è quella brutta cosa a cui noi l'abbiamo ridotta; e se ne può apprezzare la ricchezza, la profondità, la straordinaria bellezza solo quando ci si ribella contro tutto — contro la religione organizzata, contro la tradizione, contro il marcio della società attuale — scoprendo autonomamente, in quanto singoli esseri umani, ciò che è vero.
Non imitazione, ma scoperta:
questa è l'educazione.
È molto facile adeguarsi a ciò che la società o i genitori o gli insegnanti vi dicono. È un modo sicuro e facile di esistere; ma non è vivere, perché in esso si annidano la paura, la decadenza, la morte. Vivere vuoi dire scoprire autonomamente ciò che è vero, e questo è possibile soltanto quando si è liberi, quando è in atto una continua rivoluzione interiore.
Ma non siete incoraggiati a muovervi in questa direzione; nessuno vi dice di indagare, di scoprire autonomamente cos'è Dio, perché se mai vi ribellaste, diventereste un pericolo per tutto ciò che è falso. I vostri genitori e la società vogliono che viviate una vita sicura, e anche voi lo volete. In generale, una vita sicura significa una vita di imitazione e, quindi, di paura. Ma la funzione dell'educazione è di aiutare ciascuno di noi a vivere liberamente e senza paura, non è così? E la creazione di un'atmosfera libera da paure richiede un considerevole sforzo di riflessione sia da parte vostra, sia da parte dell'insegnante, dell'educatore.
Sapete cosa significa questo — che cosa straordinaria sarebbe creare un'atmosfera libera da paure? Noi dobbiamo crearla perché, come possiamo vedere tutti, il mondo è perennemente in preda alla guerra, è guidato da politici avidi di potere, è un mondo di avvocati, poliziotti e soldati, di uomini e donne ambiziosi che vogliono farsi una posizione e lottano gli uni contro gli altri per affermarsi. Poi ci sono i cosiddetti santi, i guru religiosi con i loro seguaci; anch'essi bramano il potere, il prestigio, adesso o in una vita futura. È un mondo folle, in preda alla confusione più totale, in cui il comunista combatte il capitalista, e il socialista si oppone a entrambi; tutti hanno nemici e lottano per conquistare la sicurezza, rappresentata da una posizione di potere o di agiatezza. Il mondo è lacerato dai conflitti fra credenze opposte, dalle differenze di casta e di classe, dai separatismi nazionali, dalle forme più svariate di stupidità e di crudeltà — e voi venite educati a prendere il vostro posto proprio in questo mondo. Venite incoraggiati a inserirvi nel contesto di questa società disastrosa; è questo che vogliono i vostri genitori e che anche voi, in effetti, volete.
Orbene, la funzione dell'educazione è semplicemente quella di aiutarvi ad adeguarvi allo schema di quest'ordine sociale marcio o piuttosto di darvi la libertà — la più completa libertà di crescere e creare una società differente, un mondo nuovo?
Noi vogliamo tale libertà non nel futuro, ma adesso, altrimenti corriamo tutti il rischio di distruggerci. Dobbiamo creare subito un'atmosfera di libertà, cosicché voi possiate vivere e scoprire autonomamente ciò che è vero, diventare intelligenti, essere capaci dì affrontare il mondo e comprenderlo, anziché semplicemente adeguarvi ad esso; dentro di voi, in profondità, psicologicamente, dovete essere perennemente in rivolta, perché solo coloro che sono sempre in rivolta possono scoprire il vero, non certo coloro che si adeguano, che seguono la tradizione. Solo indagando, osservando, imparando costantemente, potete trovare la verità, Dio o l'amore; ma non potete indagare, osservare, imparare, non potete avere alcuna consapevolezza profonda, se avete paura. Dunque, la funzione dell'educazione è di sradicare, tanto internamente quanto esternamente, questa paura che distrugge il pensiero, i rapporti umani e l'amore.
2. Paura
Forse possiamo esaminare il problema della paura da un'altra angolazione. La paura produce effetti straordinari sulla maggior parte dì noi. Crea ogni sorta di illusioni e di problemi. Se non la esploreremo in profondità fino a comprenderla veramente, la paura distorcerà sempre le nostre azioni. La paura deforma le nostre idee e menoma il nostro modo di vivere; crea barriere fra le persone e certamente distrugge l'amore.
Quanto più ci addentriamo nella paura, quanto più la comprendiamo e ce ne liberiamo realmente, tanto maggiore sarà il nostro contatto con tutto ciò che ci circonda. Attualmente, i nostri contatti vitali con la vita sono assai pochi, non è vero?
Ma se riusciamo a liberarci dalla paura, amplieremo tali contatti, approfondiremo la nostra comprensione delle cose, avremo una reale compassione, una considerazione amorevole per il mondo, e i nostri orizzonti si allargheranno enormemente. Vediamo dunque se possiamo parlare della paura da un diverso punto di vista.
Mi domando se avete mai notato che la maggior parte di noi ricerca un qualche tipo di sicurezza psicologica. Desideriamo la sicurezza, qualcuno a cui appoggiarci. Come un bambino piccolo stringe la mano della madre, così noi vogliamo qualcosa a cui aggrapparci, qualcuno che ci ami. Senza un senso di sicurezza, senza una difesa mentale, ci sentiamo persi. Siamo abituati ad appoggiarci agli altri, a rivolgerci agli altri affinché ci guidino e ci aiutino, e senza tale sostegno ci sentiamo confusi, spaventati, non sappiamo cosa pensare, come agire. Nel momento in cui siamo lasciati a noi stessi, ci sentiamo soli, insicuri, incerti. Da questo nasce la paura, non è così?
Desideriamo qualcosa che ci dia un senso di sicurezza e abbiamo a disposizione difese di vario genere, barriere protettive sia interne che esterne. Quando chiudiamo le finestre e le porte di casa e restiamo dentro, ci sentiamo al sicuro, indisturbati. Ma la vita non è così. La vita bussa in continuazione alla nostra porta, cerca di spalancare le nostre finestre in modo che possiamo vedere di più; e se, spinti dalla paura, chiudiamo a chiave le porte e sbarriamo le finestre, busserà ancora più forte.
Quanto più ci aggrappiamo alla sicurezza, sotto qualunque forma, tanto più la vita interviene e ci trascina. Quanto più abbiamo paura e ci chiudiamo in noi stessi, tanto maggiore è la sofferenza, perché la vita non ci lascia in pace. Vogliamo sicurezza, ma la vita dice che non possiamo averla; e così ha inizio la nostra lotta. Cerchiamo la sicurezza nella società, nella tradizione, nel rapporto con il padre e la madre, con il marito o la moglie; ma la vita fa sempre irruzione attraverso le mura della nostra sicurezza.
Anche nelle idee cerchiamo sicurezza o conforto, non è così? Avete osservato come nascono le idee e in che modo la mente ci si aggrappa? Avete l'idea di qualcosa di bello che avete visto durante una passeggiata e la vostra mente torna a quell'idea, a quel ricordo. Leggete un libro e ne ricavate un'idea a cui vi aggrappate. È indispensabile, dunque, che capiate come nascono le idee e come diventano un mezzo per procurarsi sicurezza e conforto interiore, qualcosa a cui la mente si aggrappa.
Avete mai riflettuto sulla questione delle idee? Se uno di voi ha un'idea e io ho un'idea differente, e ciascuno dei due pensa che la propria idea sia migliore di quella dell'altro, ci accapigliamo, non è così? Io cerco di convincere luì ed egli cerca di convincere me. Il mondo intero è costruito sulle idee e sui relativi conflitti; e se esaminate la questione in profondità, scoprirete che il semplice fatto di aggrapparsi a un'idea non ha senso. Ma avete notato che vostro padre, vostra madre, i vostri insegnanti, i vostri zii e zie, si aggrappano tutti tenacemente alle proprie idee?
Orbene, come nasce un'idea? Come vi vengono le idee? Quando ad esempio avete l'idea di andare a fare una passeggiata, come è sorta tale idea? È molto interessante scoprirlo. Basta osservare — e capirete come sorge un'idea di questo genere, e come la mente si aggrappa ad essa, scartando tutto il resto. L'idea di andare a fare una passeggiata è la risposta a una sensazione, non è così? Già in passato siete andati a passeggio e ve ne è rimasta un'impressione o sensazione piacevole; avete voglia di rifarlo, così l'idea viene creata e poi messa in pratica. Quando vedete una bella automobile, avvertite una sensazione, non è così? Tale sensazione nasce dal fatto stesso di guardare l'automobile. La visione crea la sensazione, da cui nasce l'idea, “Voglio quella automobile, è la mia automobile”, e l'idea diventa allora assolutamente predominante.
Cerchiamo sicurezza fuori dì noi, nel possesso di oggetti e nei rapporti, e anche internamente, nelle idee e nelle credenze. Credo in Dio, credo nei riti, credo che dovrei sposarmi in base a certi principi, credo nella reincarnazione, nella vita dopo la morte, e così via. Queste convinzioni derivano tutte dai miei desideri e pregiudizi e ad esse mi aggrappo. Ho sicurezze esterne, ossia al di fuori dei confini del mio corpo, e sicurezze interne; toglietemele o mettetele in discussione, e io avrò paura; vi respingerò, vi combatterò se minacciate la mia sicurezza.
Ma esiste davvero questa cosa chiamata sicurezza? Capite cosa intendo? Noi abbiamo certe idee a proposito della sicurezza. Possiamo sentirci sicuri insieme ai nostri genitori oppure facendo un particolare lavoro. Il nostro modo di pensare, di vivere, di guardare alle cose — tutto questo ci può soddisfare. La maggior parte di noi è ben contenta di rinchiudersi dentro idee sicure. Ma è davvero possibile essere sicuri, malgrado tutte le difese interne ed esterne a nostra disposizione? Sul piano esterno può accadere che domani la nostra banca fallisca, che nostra madre o nostro padre muoiano, che scoppi la rivoluzione. E c'è forse sicurezza nelle idee? Ci piace pensare di essere al sicuro con le nostre idee, le nostre credenze, i nostri pregiudizi; ma lo siamo davvero?
Ci sono muri che non sono reali, che sono semplicemente il frutto delle nostre sensazioni e concezioni. Ci piace credere che esista un Dio il quale vigila su di noi, oppure che rinasceremo più ricchi, più nobili di quel che siamo adesso. Potrebbe essere e potrebbe non essere. È facile dunque, se consideriamo le certezze sia interne che esterne, accorgersi che nella vita non c'è alcuna sicurezza.
Vedendo tutto questo, una persona profonda inizia a liberarsi di ogni tipo di certezza, interna o esterna.
Ciò è estremamente difficile, perché significa essere soli — soli nel senso che non si e dipendenti da nulla.
Se si dipende da qualcosa,
si ha paura;
e dove c'è la paura,
non c'è amore.
Quando si ama, non si è soli. Il senso di solitudine sorge unicamente quando si ha paura di essere soli e di non sapere cosa fare. Quando si è controllati dalle idee e isolati dalle credenze, la paura è inevitabile; e quando si ha paura, si è completamente ciechi.
Insieme, insegnanti e genitori devono dunque risolvere questo problema della paura. Ma purtroppo i vostri genitori hanno paura di ciò che potreste fare se non vi sposate o se non trovate lavoro. Hanno paura che prendiate una cattiva strada, paura dì ciò che potrebbe dire la gente, e a causa di tale paura vogliono che facciate determinate cose. La loro paura è ammantata di quello che essi chiamano amore. Vogliono prendersi cura di voi, dunque dovete fare questo e quest'altro. Ma oltre il muro del loro cosiddetto affetto e attenzione per voi, scoprirete la paura, il timore per la vostra sicurezza e rispettabilità; e anche voi siete spaventati, perché per tanto tempo siete dipesi da altre persone.
Ecco perché è molto importante che, sin dalla più tenera età, cominciate a mettere in discussione e a infrangere questi sentimenti di paura, per non farvi isolare da essi, per non restare rinchiusi nelle idee, nelle tradizioni, nelle abitudini; e siate, invece, esseri umani pieni di vitalità creativa.