Non desiderio
Felicità è desiderare ciò che si ha adesso, nel qui ed ora. Sono contento se parto per Roma, ma sono contento anche se sto qui.
Infelicità è spostare l’attenzione su ciò che non si ha. Vorrei essere a Roma, invece mi trovo a Genova.
Quando si accompagna ad uno stato di mancanza, il desiderio genera infelicità. Per risolvere questa infelicità, la mente condizionata si adopera per soddisfare il desiderio. Se ci riesce, prova un attimo di piacere. Poi subito riparte un altro desiderio e un’altra fonte di agitazione.
Il desiderio di avere ciò che non abbiamo è la molla che muove l’economia moderna. La pubblicità è una macchina per generare sempre nuovi desideri, fonte di stress e agitazione, con la promessa che attraverso la loro soddisfazione otterremo la felicità.
Questa promessa è falsa. E’ l’opposto di ciò che insegna un cammino spirituale. L’economia e la pubblicità ci ancorano ad una visione materialista dell’essere umano, ove la gioia dell’essere non può venire sperimentata.
Non desiderio
Da Raphael, La via del fuoco
1. Non c’è condizione psicologica più adeguata e armoniosa di quella che è priva di desiderio. Coscienza pura è assenza di contenuto emozionale-mentale; è lo schermo limpido e pulito, senza immagini sovrapposte, senza oggetti precipitati, è Fuoco puro.
Assenza di desiderio non è repressione del desiderio. La repressione è conflitto, lotta, quindi è espressione dell’Ego. I tantrici distinguono nel desiderio due aspetti: lo stato desiderante senza oggetto, e gli oggetti specifici del desiderio (una particolare donna, una casa, un risultato sul lavoro ecc.). Lo stato desiderante è, per i tantrici, l’essenza stessa della vita, tesa sempre al movimento e alla trasformazione. Lo stato desiderante è la molla che ci tiene in vita, è lo stato di innamoramento senza oggetto, pronto ad illuminare della sua luce radiante ogni piccola cosa. Lo stato desiderante trasforma un fiore, una foglia o una sedia in un oggetto di contemplazione incantata, che ci riempie di gioia per la sua bellezza. Nello stato desiderante, nello stato d’amore, siamo pronti a farci riempire e invadere della bellezza e dell’armonia che ci circonda, perché i nostri occhi, guidati dal cuore, sanno vedere in profondità. Una capacità che la mente concettuale, che categorizza, classifica, paragona e giudica, non possiede. Lo stato desiderante è proprio dei bambini, degli artisti e dei mistici. Per questo Gesù ha detto: Non entrerete nel regno dei cieli se non diventate come bambini.
Lo stato desiderante riempie la nostra vita di amore e gioia. E’ l’essenza della spiritualità, che conduce all’estasi, alla piena gioia dei sensi durante la contemplazione del divino che è in ogni cosa.
Diverso dallo stato desiderante è l’oggetto del desiderio. Quando il desiderio si attacca ad un oggetto specifico, quando è guidato da una visione a tunnel, cessa di essere stato desiderante, leggero e fluido, per trasformarsi in pesantezza o tragicità del desiderio, che deve essere soddisfatto nella sua tensione a possedere l’oggetto. L’oggetto si trasforma in idolo che monopolizza, per un’ora o per un anno, la nostra possibilità di essere felici. L’oggetto del desiderio, trasformato in idolo, ci possiede mentre cerchiamo di possederlo. Concentrati sull’oggetto del desiderio, di esso diventiamo dipendenti e schiavi.
Quando Raphael parla di assenza di desiderio, intende assenza di attaccamento a desideri specifici. Che cosa rimane? Lo schermo limpido della nostra coscienza, la coscienza-amore che accoglie ogni cosa, non in modo freddo e neutro, ma vibrante e vivo, cioè in stato desiderante, nell’accezione dei tantrici.
La via dello spirito non è la rinuncia al piacere dei sensi, come spesso si è frainteso, ma è la rinuncia ai piaceri inferiori, limitati, conflittuali, carichi di sofferenza, per accedere ai piaceri superiori, non conflittuali, accrescitivi, che ci accompagnano, come correnti inarrestabili, nel mare della consapevolezza priva di identificazione e attaccamento.
2. Il Fuoco della gioia emerge quando cessano tutti i desideri; quindi, quando è trasceso l’io conflittuale. Per questo la vera gioia è impersonale, al di là di ogni esuberanza emotiva o istintiva. Quando viviamo la Gioia perfetta, cessiamo di essere noi stessi in quanto « io »: esiste solo la Gioia che impone Armonia e Bellezza allo Spazio.
Lo stato desiderante è la fine dell’io personale. L’io personale, frutto dell’illusione di separazione, separa e genera conflitti. Quando cessano i conflitti, cessa anche l’io separato. Ecco perché la vera gioia, la gioia spirituale, è impersonale.
3. L’attività di un individuo comune è costituita da reazioni che sono poi le espressioni della sua particolare costituzione individuata. Egli è un « io » contornato da oggetti-eventi gradevoli o sgradevoli, attrattivi o repulsivi, e l’agire è in funzione dei suoi desideri, delle sue paure e del suo passato. Cosi, tutte le sue reazioni sono false, parziali, inadeguate perché fondate proprio sulla prospettiva egoica che ha, quale principio fondamentale, l’illusione della separatività.
Il perfetto realizzato accede allo stato di « senza-io », dove tutti i fuochi reattivi spariscono, ciò determina un tipo di azione impersonale, spontanea, innocente e genuina.
Quando sorge un desiderio vuol dire che non siamo in pace con noi stessi. Che cos’è quella irrequietezza che brama e desidera? Che cos’è che disturba?
Desiderio è fuoco centripeto, è stato ansioso; il suo appagamento è logoramento, è illusione del momento.
L’attaccamento ai desideri genera conflitto e ansia. Ego e attaccamento ai desideri sono sinonimi. Non ci può essere pace finché siamo dominati dai desideri.
Osserviamo i desideri, senza attaccarci, senza far dipendere la nostra felicità dalla loro realizzazione, e pian piano i desideri si faranno più rari, perché non li carichiamo di attenzione ed energia. La nostra attenzione si sposta gradualmente dai desideri e dai loro oggetti allo spazio entro cui sorgono, lo schermo della nostra consapevolezza. Allora cessa la dipendenza dai desideri e rimane lo stato desiderante, che è uno stato di amore.
In quello stato, la nostra azione è guidata non più dalla mente concettuale, che categorizza e giudica, preoccupata e tesa verso il futuro, ma dalla mente funzionale, che vive nel qui ed ora, ed è azione senza pensiero, impersonale, spontanea, innocente e genuina.
La mente concettuale, o mente ordinaria, condizionata dal pensiero-linguaggio e dai presupposti dell’inconscio sociale, cioè condizionata dal passato, è continuamente orientata ad uno scopo, cioè è sempre orientata al futuro. In tal modo perde contatto con l’unica realtà che esiste, quella del qui ed ora.
La mente funzionale vive nel qui ed ora, e agisce in modo impersonale, priva di scopo, perché lo scopo è sempre personale e riguarda il futuro e il desiderio. La mente funzionale fa ciò che va fatto, nel modo più efficace ed intelligente, perché è guidata da un’intelligenza più grande alla quale si affida pienamente. Nel “Sia fatta la tua volontà”, nella sintonizzazione e nell’armonia con il tutto, trova la fonte della sua libertà.
4. Un desiderio soddisfatto non rappresenta altro che la sua « morte ». Quando bramiamo la felicità, non cerchiamo altro che la morte dello stesso desiderio. Ciò significa che il nostro più vero desiderio è proprio il « non-desiderio », che appare alla nostra coscienza come semplice vacuità. Eppure è in questa vacuità (per l’io) che possiamo scoprire la vera natura del Fuoco beatifico e puro; il Fuoco radiante, quello che non può essere spento dall’acqua.
5. Nello stato di non-desiderio non si domanda niente. Rappresenta il perfetto Accordo, la profonda Armonia, la Pienezza e la Pace assoluta. E’ lo scorrere della Vita senza un io in contrapposizione, è il volo di una rondine nella sua immobilità perfetta, è la bellezza di un’alba che dona silenzio alla mente, è la placidità di un mare senza increspature.
6. Desiderio è divenire e nel divenire non c’è Silenzio, Amore, Attenzione; non c’è Abbandono, contemplazione e svelamento dell’Essenza.
7. Non è saggio voler essere diversi da ciò che siamo. Non è nell’imitazione o nell’identificazione con qualcuno, che possiamo « ritrovarci ».
Dobbiamo avere l’ardire di costruire la nostra immortalità in una tenebra dove siamo assolutamente soli, senza desiderio di essere questo o quello.
8. Conoscere la natura del desiderio è svelare l’origine dell’io acquisitivo e separativo. E’ conoscere il complesso dei fuochi condensati.
Ciò implica un’attenzione rara al processo di esteriorizzazione mentale e alle reazioni alle cose; questa attenzione costituisce osservazione pura.
Il desiderio è parte integrante dell’io separativo e acquisitivo. Fine del desiderio, fine dell’io separativo, fine del conflitto, ritorno all’unità.
9. Trascendere il desiderio significa averne compreso la reale natura.
Fino a quando non ritroveremo il nostro vero Sé, autentico Fuoco di vita, saremo sospinti — sempre dal desiderio — da un oggetto-evento ad un altro. Ma voler eliminare il desiderio è già un desiderio: non possiamo allontanare un’illusione con un’altra illusione. E’ quando la nostra coscienza rimane nell’imponderabilità, nello stato privo di contenuto oggettivante che il desiderio perde la sua forza incatenante con tutto il suo fascino ingannatore.
La mente diviene pura e calma quando si comprende il suo movimento.
12. Bisogna distinguere tra Gioia radiante o Beatitudine, diciamo, Divina e la felicità di ordine sensoriale. La prima emerge da uno stato di senza io-desiderio, la seconda da una « reazione attrattiva » dell’io egocentrico. La prima è di ordine universale e imperitura; la seconda individuale, esclusiva, ed è del momento.
Ananda, beatitudine, gioia radiante, sono evidenze di uno stato desiderante, senza oggetto. Ma attenzione: ciò non significa mortificazione del corpo e dei sensi. Al contrario, corpo e sensi sono massimamente presenti e attivi. Il godimento spirituale non prescinde dai sensi, ma li esalta, li guida, senza esserne dominato. Quando parliamo di piacere sensoriale, intendiamo un piacere di ordine inferiore, cioè solo sensoriale, quindi limitato all’anima sensitiva, che ci accomuna agli animali. E’ un vero peccato svalutarci e abbandonarci a questi piaceri, accontentandoci di condurre una vita limitata e modesta, quando possiamo condurre una vita che dà valore a chi siamo veramente: esseri spirituali.
Il livello di una civiltà si misura nel modo in cui i giovani vengono educati a cercare il piacere nelle cose materiali, mentali o spirituali (Mihaly Csiszentmihalyi, Creativity). Osservata da questo punto di vista, la nostra è una civiltà in forte decadenza.
10.La mente proietta l’io, che rappresenta il Soggetto-sperimentatore, e il quadro-evento che diventa l’oggetto. Questa dualità rimane sempre vitale quando ci si identifica all’io, semplice prodotto, o all’oggetto — illusione deformante — o ad entrambi che sono processo e divenire; essa svanisce quando la mente si risolve nell’unità senza secondo.
Nel sogno la mente, ugualmente, proietta lo sperimentatore-io (di sogno) e lo sperimentato. Simile dualità può essere risolta solo... svegliandosi dal sogno-desiderio. Il Risvegliato è colui che ha trasceso tutte le dualità allo stato di veglia, sogno e sonno profondo, cioè dell’intero fuoco-fenomeno manifesto.
11.La psicanalisi mira a dare equilibrio all’ego-desiderio perché lo considera legittimamente reale. Ma l’equilibrio non può essere dato a colui (ego) che è nato già frammentario e in conflitto.
Non possiamo dare la vista ad un cieco né la saggezza ad una pietra. L’ego, poi, è un semplice fenomeno, un continuo-discontinuo privo di Realtà assoluta. La « Via del Fuoco » tende, invece, a trascendere e risolvere proprio quell’ego-desiderio, nato da una modificazione pensante, e che rappresenta il fantasma del vero ente allo stato puro.
La psicoanalisi e, più in generale, la psicologia occidentale, salvo eccezioni, è psicologia dell’Ego. Quindi una psicologia che ignora l’anima (Edith Stern). Ciò che la psicologia ha scoperto è vero: l’Ego funziona secondo le leggi scoperte dalla psicologia. Ma si tratta di una verità parziale, in quanto il suo oggetto di studio non è l’uomo nella sua interezza, ma una sua parte, l’Ego.
Una psicologia che ignora la spiritualità, o la considera un fenomeno proiettivo ed illusorio, compie un errore di rotta molto grave. Promuove l’adattamento alla società, non la realizzazione, la rivoluzione interiore, come premesse per trasformare la società.
13.Quando una società non rappresenta altro che un enorme cervello meccanico elettronico, privo di anima e di coscienza, non può non decadere fino al suicidio. Quando il rapporto dei popoli poggia esclusivamente su interscambi economici e commerciali, tali popoli non possono che precipitare gradualmente nella solitudine e nella sterilità culturale e spirituale.
14.« Io sono felice » è un concetto privo di senso. Esso presuppone un soggetto percepiente, una qualità (felicità) e un oggetto-evento quale strumento di felicità. Tutto ciò implica la creazione di dualità, ma non è sul piano della dualità che può trovarsi il vero Fuoco dei Filosofi, questo emerge solo quando soggetto-oggetto e qualità scompaiono dallo schermo del nostro Essere.
15.E’ l’oblio del nostro autentico Fuoco-essenza che fa nascere in noi una spinta-desiderio di felicità e compiutezza verso l’esterno, ma rimane senza frutto perché la vera Gioia radiante può essere svelata solo dal Fuoco onnipervadente e può essere ritrovata in ogni momento della nostra vita.
16.Ci sono molti studiosi di problemi Iniziatici e altri carichi di cognizioni esoteriche: sono tutti pressati dal desiderio. I Realizzati sono pochi, perché pochi hanno il coraggio di affrontare il proprio nemico interno costituito dal godimento effimero intellettivo, emozionale-sensoriale e fisico.
20.« L’uomo è cosi costituito, che, appena acquietato ha un desiderio, poi, un altro ne spunta, con forza uguale al primo, e lo stimola; così, perpetuamente è tenuto in movimento, né mai giunge a potersi intimamente soddisfare » (L’abate Galiani).
17.Nel desiderio c’è incompiutezza, irrequietezza, smarrimento. L’uomo comune pensa di non poter vivere senza desideri; il Saggio, per entrare in azione, non si serve del desiderio.
Il Sé svela semplicemente se stesso, innocentemente, naturalmente, liberamente.
Il vero Silenzio interiore emerge non dall’inibizione dell’io, ma dalla comprensione delle energie che hanno interesse a suscitare le agitazioni di quell’io. La maggior parte dei pensieri-desideri deriva da un riflesso inconscio di auto-difesa e dalla paura psicologica della morte. Il desiderio è il propellente che spinge verso la vetta del dolore.
Quattro domande devono stimolare la nostra coscienza:
A che cosa penso?
Come penso?
Perché penso-desidero?
Chi è che pensa e desidera?
21.« Non siamo mai più lontani dai nostri desideri di quando ci immaginiamo di possedete il desiderio » (Goethe). Il desiderio è un miraggio che spinge ad un moto senza fine, ad una strada senza uscita.
22.La gamma dei desideri è indefinita, rappresenta una scala: più la si sale, più insoddisfatti ci si trova. Il desiderio è la causa del Samsàra (nascita e morte); solo il Fuoco della Realizzazione riesce a bruciarlo.
23.« Io ho desiderato, come fanno tutti gli uomini, onore e utile e vi ho conseguito molte volte sopra quello che ho desiderato o sperato, e non di meno non v’ho mai trovato dentro quella satisfazione che io mi ero immaginato; ragione, chi bene la considerasse, potentissima a togliere assai delle vane cupidità degli uomini » (Guicciardini).
24.Quando il desiderio cesserà, la ricchezza della terra verrà sostituita dalla Beatitudine senza oggetto. La vera libertà non è quella di ordine politico-sociale, ma quella che ci affranca dal desiderio e dalla brama sensoriale che vive di passato.
25.Il non-desiderio porta alla non-resistenza, al senza-sforzo, alla pace sensoriale, al distacco e alla disidentificazione dal Fuoco condensato o individuato.
26.Quando nel cuore ogni desiderio cessa, il mortale riprende l’Immortalità e ogni circonferenza si risolve nel Punto senza dimensione.
Il volo sul piano delle non-resistenze appartiene ad una Anima che si è risolta in Etere.
30. Più si desidera, più ci si allontana dalla Realtà del Sé. Più si vive di avidità, più ci si inoltra nell’illusione; più si è circondati dall’illusione, meno si può svelare l’Essenza ultima del Fuoco. La « Via del Fuoco » consiste nel saper rompere i « limiti », anche quelli che, apparentemente, possono dare appagamento.
27.C’è chi desidera beni materiali, chi beni celesti; il movente non cambia: si tratta sempre di appagare un desiderio, ed è noto che i desideri sono disparati e imprevedibili.
28.L’Amore non può emergere quando sussiste il desiderio. Per Amare bisogna non desiderare; per Amare-Comprendere occorre portarsi ad una Attenzione senza sforzo, senza moto traslatorio.
29.Ciò che noi chiamiamo amore è invece desiderio e, siccome l’umanità, invero, non è stata mai felice perché ha semplicemente desiderato, conclude che l’Amore non rappresenta la beatitudine. E’ stato il solito errore della sovrapposizione; cioè, ha sovrapposto il desiderio-conflitto all’Amore-Beatitudine, scambiando il serpente per la corda.