1. Lo spettro della coscienza
(Libera trascrizione da: 
Ken Wilber,  Lo spettro della coscienza, Crisalide)


L’uomo è guidato da forze inconsce.

Agli inizi della sua carriera di neurologo, Sigmund Freud si recò a Nancy, nella Francia orientale, per poter assistere alle famose sedute di un ipnotizzatore, il dottor Bernheim. Ciò che Freud vide influenzò in seguito le principali correnti della psicoterapia occidentale, da Adler a Jung, alla terapia Gestalt, a Maslow.
Durante un esperimento tipico eseguito da Bernheim, il paziente veniva condotto in stato di profonda trance ipnotica; gli veniva poi detto che al suo risveglio, ad un certo segnale, egli avrebbe sollevato un ombrello vicino alla porta, lo avrebbe aperto e si sarebbe riparato con esso. 
Quando veniva dato il segnale, il paziente faceva esattamente come gli era stato detto: prendeva l'ombrello e lo apriva. Quando il medico gli chiedeva perché avesse aperto un ombrello in casa, il paziente rispondeva, per esempio: "Volevo vedere a chi appartenesse", oppure "Desideravo solo assicurarmi che funzionasse bene", oppure ancora "Volevo vedere il nome della marca" e cose del genere.
Tutte buone ragioni, ma che ovviamente non avevano nulla a che fare con quella vera. 
Il paziente eseguiva un'azione senza avere la benché minima idea del perché lo stesse facendo! 
In modo più preciso, il paziente aveva una ragione per aprire l'ombrello, ma non ne era consapevole - egli veniva guidato da forze che evidentemente non risiedevano nella sua mente conscia.


Essendo i suoi desideri inconsci, l’uomo non può far nulla per soddisfarli. Questa è l’origine delle nevrosi.

Freud costruì tutto il suo sistema psicoanalitico intorno a quest'intuizione di base: l'uomo ha bisogni e motivazioni di cui non è consapevole. 
Di conseguenza, egli non può fare nulla per soddisfare tali istinti e tali bisogni. 
In breve, 
l'uomo non sa cosa vuole, 
i suoi veri desideri sono inconsci, 
quindi non vengono mai 
adeguatamente soddisfatti. 

Ne derivano nevrosi e "malattie mentali". 

Se non vi rendeste assolutamente conto del vostro desiderio di mangiare, non sapreste mai di aver fame, quindi non mangereste mai, e di conseguenza vi ammalereste gravemente.


Tutti concordano sull’esistenza dei bisogni inconsci, ma non sulla definizione di tali bisogni.

Si tratta di un'intuizione eccezionale, confermata innumerevoli volte dall'osservazione clinica. 
Il problema, tuttavia, è che, per quanto tutti concordino sul fatto che l'uomo possieda bisogni inconsci, nessuno è d'accordo sulla definizione di tali bisogni.

La confusione ebbe inizio con lo stesso Freud, il quale cambiò idea ben tre volte circa la natura dei desideri e degli istinti dell'uomo. Inizialmente, parlò d'istinto sessuale e di sopravvivenza; poi parlò di piacere e di aggressività; infine di istinto vitale e di pulsione di morte. 
Da allora, gli psicoterapeuti hanno tentato di comprendere quali siano i "veri" bisogni dell'uomo. Che li abbiano chiamati bisogni, istinti, volizioni, impulsi, motivazioni, desideri o altro, la storia è sempre la stessa. 

Così Rank enfatizzò il bisogno di una volontà forte e costruttiva; 
Adler parlò di ricerca del potere; 
Ferenczi del bisogno di amore e accettazione; 
Horney del bisogno di sicurezza;  
Fromm del bisogno di significato; 
Perls del bisogno di crescere e maturare; 
Rogers di autodifesa e di auto-miglioramento; 
e così via.

Non abbiamo alcuna intenzione di accrescere questa confusione elencando quali siano secondo noi i "reali bisogni" dell'uomo, perché sebbene le diverse scuole di psichiatria e psicoterapia postulino bisogni essenzialmente differenti, tutte quante sottoscrivono alla medesima fondamentale premessa, e cioè che l'uomo è inconsapevole di (alienato da, non in contatto con) alcuni aspetti del proprio "sé". 


Riappropriazione dell’Ombra e costruzione dell’Io.

Tali aspetti sono ciò che abbiamo chiamato Ombra; in questo capitolo ci proponiamo di esplorare alcuni dei metodi più efficaci per mezzo dei quali l'uomo può ricontattare e infine riappropriarsi dell'Ombra alienata. Si tratta, in altre parole, del tentativo di riunire la Persona, o autoimmagine incompleta, con gli aspetti alienati del sé, in modo da sviluppare un'autoimmagine accurata e accettabile, ossia l'Io.

Non ci soffermeremo, tuttavia, ad esaminare le terapie relative al Livello Egoico, perché attualmente esiste un vero e proprio zoo di tecniche, sistemi, metodi, scuole, e discipline psicoterapeutiche. 
Il che di per sé non è una situazione criticabile perché, come diverrà ovvio tra poco, esiste una buona ragione per l'esistenza di così tante scuole. 
Il problema - ed è un problema pressante sia per il professionista che per il profano - è quello di discernere una parvenza d'ordine, nonché una struttura che sintetizzi la complessità e la frequente contraddittorietà reciproca dei sistemi psicologici. Riteniamo che, usando lo spettro della coscienza come modello, sia possibile fare luce su entrambe.


Complementarietà anziché contraddizione tra differenti scuole di psicoterapia: ogni terapia si rivolge ad un diverso livello dello spettro di coscienza.

Una delle nostre tesi principali è che la coscienza, l'universo non duale, agisce apparentemente per mezzo di modalità, condizioni o livelli tra loro distinti, ma privi di soluzioni di continuità. Noi sosteniamo che con l'uso di un simile modello sia possibile integrare in modo abbastanza completo non solo la maggior parte delle principali scuole occidentali di psicologia e psicoterapia, ma anche i cosiddetti approcci “orientale” e “occidentale” alla coscienza. 
Perché, se vi è qualche verità nello spettro della coscienza e nelle grandi tradizioni metafisiche che unanimemente concordano sulla sua tesi di base, è evidente che ciascuna delle principali scuole di "psicoterapia "si rivolge ad un diverso livello dello Spettro.
Così, la ragione fondamentale per cui esistono tante scuole di psicologia non è, come generalmente si crede, il fatto che esse studino lo stesso livello di coscienza e giungano a conclusioni contraddittorie, ma piuttosto quello che ciascuna di loro si rivolga ad un diverso livello di coscienza, e arrivi quindi a conclusioni complementari. 
Cominciamo così a intravedere un certo ordine in questa sarabanda di sistemi psicologici che sembrano contraddirsi. 


Differenti livelli di coscienza, differenti disagi possibili.

Perché se concordiamo con le grandi tradizioni metafisiche sul fatto che la coscienza sia pluridimensionale (cioè apparentemente costituita da numerosi livelli), e vi aggiungiamo l'idea che su ciascuno di questi livelli possano verificarsi forme patologiche (ad eccezione ovviamente del Livello Mentale), possiamo vedere che le varie scuole di psicoterapia, nonché l'Oriente e l'Occidente, sono naturalmente compresi in un ordine che percorre l'intero Spettro della Coscienza.
Abbiamo così a disposizione una guida veramente completa sulle psicoterapie oggi disponibili. Per aiutarci a renderla utilizzabile, ci dedicheremo nei prossimi capitoli allo studio delle patologie o, più correttamente, dei disagi che comunemente si verificano ai principali livelli di coscienza, nonché delle terapie che sono state messe a punto per trattare tali disagi. Tale studio non vuol essere esauriente né definitivo, piuttosto intende offrire un'ossatura di base, un modello stabile per accrescere la nostra conoscenza.


Ogni livello di coscienza origina da un particolare dualismo.

Ricordiamo che ciascun livello dello spettro della coscienza ha origine da un particolare dualismo-repressione-proiezione, il quale comporta (tra le altre cose) una progressiva restrizione dell'identità: 

dall’universo (Mente) 
all’organismo (Esistenziale)             (separazione Io/ambiente)
alla psiche (Ego)                                 (Separazione Io/corpo)
ad alcune parti della psiche (Persona)  (Separazione Io/ombra).

Dunque, ogni livello dello spettro è potenzialmente in grado di produrre un certo tipo di disagio, perché ciascun livello rappresenta un particolare tipo di alienazione dell'universo da se stesso. 
Parlando in modo molto generale, la natura di questi disagi "peggiora" progressivamente man mano che si sale lungo lo spettro, perché ad ogni nuovo livello aumentano gli aspetti dell'universo con i quali l'individuo non si identifica più, e che perciò gli appaiono alieni e potenzialmente minacciosi. 

Per esempio, a Livello Esistenziale l'uomo s'immagina separato, e perciò potenzialmente minacciato, dal proprio ambiente. 

A Livello Egoico egli crede di essere alienato anche dal suo stesso corpo, e così tanto l'ambiente che il corpo appaiono come possibili minacce. 

Al Livello dell'Ombra l'uomo appare separato perfino da alcune parti della sua psiche - e dunque l'ambiente, il corpo e la mente possono sembrargli estranei e minacciosi.

Ciascuna di queste scissioni, creata da un particolare dualismo-repressione-proiezione, è potenzialmente in grado di produrre una certa classe di disagi. Oppure, se preferite, una specifica classe di repressioni, proiezioni, processi inconsci, dualismi, frammentazioni - dal punto di vista dello spettro della coscienza, tutti questi termini si riferiscono allo stesso fondamentale processo, che "crea due mondi a partire da uno" a ciascun livello dello spettro.

Dire, quindi, che ogni livello viene creato da un particolare dualismo-repressione-proiezione, o dire che ogni livello è contrassegnato da una riduzione del senso d'identità, o ancora dire che ogni livello contempla particolari processi inconsci, equivale a dire che ogni livello implica una caratteristica serie di potenziali disagi. 


Disagi tipici di ciascun livello.

Il nostro compito, come abbiamo appena segnalato, consisterà nell'indicare i principali disagi tipici di ciascun livello, nonché le relative terapie. In questo modo, avremo anche occasione di commentare i "bisogni", gli "impulsi", le "virtù", i processi inconsci dei singoli livelli. Per quanto riguarda le terapie, scopriremo che, poiché ogni livello dello spettro ha origine da un particolare dualismo-repressione-proiezione, tutte le terapie condividono il comune obiettivo di risanare e ricomporre il principale dualismo relativo al livello di cui si occupano. Ritorneremo sull'argomento al momento opportuno.

Un ultimo punto. Inizieremo con il Livello dell'Ombra e concluderemo con il Livello Mentale, seguendo precisamente l'ordine inverso a quello in cui lo spettro si evolve. Esiste una buona ragione per procedere in questo modo. Per ora è sufficiente segnalare che stiamo iniziando il cammino psicologico dell'Involuzione, del ritorno all'origine, del recupero della memoria della Mente: la discesa lungo lo Spettro della Coscienza.


Origine dell’Ombra (quarto livello).

Per essere certi di utilizzare appieno i metodi d'integrazione del Livello dell'Ombra, sarà meglio ricordare come esso si genera.
Al sorgere del quarto dualismo repressione-proiezione, l’Io si divide, la sua unità viene repressa, e l’ombra – in origine un aspetto integrato nell'Io - viene proiettata come estranea, aliena, misconosciuta. 
In generale, possiamo pensare all'Ombra come all'insieme di potenzialità dell’Io con le quali abbiamo perso contatto, che abbiamo dimenticato e ripudiato. 
Così l'Ombra può contenere non solo quegli aspetti “cattivi”, aggressivi, perversi, spregevoli e demoniaci che tentiamo costantemente di allontanare, ma anche quegli aspetti “buoni”, dinamici, nobili e ad immagine divina che abbiamo dimenticato di possedere. 
Pur provando ripetutamente ad allontanare tali aspetti, essi rimangono nostri, e l'atto stesso alla fine si rivela futile come il provare a negare i nostri gomiti. 
Proprio perché tali aspetti rimangono nostri, essi continuano ad operare e noi di conseguenza continuiamo a percepirli ma, poiché crediamo che non ci appartengano, li consideriamo come appartenenti ad altre persone.

A Livello Egoico, l'alienazione di certi aspetti del sé comporta due principali conseguenze. 
In primo luogo, non avvertiamo più che tali aspetti ci riguardano, e quindi non possiamo utilizzarli, trasformarli, soddisfarli. 
Il nostro campo d'azione risulta così drasticamente ridotto e frustrato. 
In secondo luogo, tali aspetti sembrano appartenere all'ambiente - avendo proiettato la nostra energia all'esterno, essa sembra ora ritornare a noi come un boomerang. 
Avendola perduta dentro di noi la "vediamo" nell'ambiente, da dove essa minaccia la nostra esistenza.
 
Riflessione. Accade anche l’opposto: crediamo che certi aspetti dell’ambiente siano nostri. Ad esempio, possiamo credere che siano nostre certe emozioni, mentre in realtà appartengono ad altri. L’introiezione è un fenomeno complementare alla proiezione:

l’introiezione comporta una permeabilità ai vissuti altrui
 ed una ricettività nei loro confronti. La disponibilità 
ad accogliere l’emozione altrui può rendere la persona 
troppo permeabile ad introiettare i contenuti al punto 
da subire un vero e proprio “contagio”, e ciò accade 
nella fase di gestazione, nelle prime fasi di sviluppo 
infantile e, in seguito, quando non vi è alcuna 
mediazione cognitiva. In questo caso 
la differenziazione tra sé e l’altro si annulla.

L’introiezione non funziona solo a livello psicologico, ma anche culturale. Così, possiamo praticare la critica e il giudizio, soffrire a causa loro, e considerarli aspetti negativi del nostro carattere personale. Questo ovviamente può essere vero. Ma, se in un certo contesto sociale tali aspetti sono molto diffusi, allora è assai probabile che la loro origine dipenda da un fattore culturale introiettato. E’ un tema che merita altrettanta riflessione dell’Ombra - proiezione. 
Conoscere se stessi significa distinguere ciò che è proprio da ciò che non è proprio. Senza questa distinzione, l’identità è confusa. L’io-governo oscilla tra il negare responsabilità che sono sue (proiettandole sugli altri), e l’assumersi responsabilità che non gli appartengono (introiettando quelle altrui o quelle del corpo sociale). 
Presupposti e miti culturali sono tipici oggetti di introiezione. Ne sono esempio il mito “buoni/cattivi” (cattivi sono coloro che trasgrediscono le norme, sono colpevoli e meritano la punizione) e il mito “capacità-successo-valore personale” (il successo è la misura della capacità; se non si ha successo si è degli incapaci e dei falliti; la competizione è necessaria per stabilire il valore).
Dalla fine degli anni sessanta, c’è stato un viraggio dal primo al secondo mito. Prima le persone soffrivano di depressione per senso di colpa, oggi per senso di inadeguatezza. In entrambi i casi attribuiscono a se stesse, con convinzione irriducibile, responsabilità che non sono personali, ma collettive.

Scrive lo psichiatra G.A. Young: "In tale processo l'individuo si trasforma in qualcosa di meno di ciò che egli è, e l'ambiente in qualcosa di più." Finiamo così per distruggerci con la nostra stessa energia. 
Afferma Fritz Perls, fondatore della Terapia Gestalt: "Una volta che si verifica una proiezione, o una volta che abbiamo proiettato un nostro potenziale, esso si rivolta contro di noi."


L’energia della proiezione si rivolta contro di noi: ci sentiamo oppressi o vittime di altri o dell’ambiente

E’ facile osservare come l'energia o il potenziale proiettati si rivoltino contro di noi - supponiamo, per esempio, che emerga nel sé un impulso all'azione, come quello di lavorare, mangiare, studiare, giocare. Cosa sentiamo se, a causa del quarto dualismo, noi proiettiamo quest'impulso? Esso continua ad esistere, ma noi non lo percepiamo più come nostro - l'impulso sembra provenire dall'esterno, da un ambiente del quale, quindi, non ci sentiamo più i dominatori ma le vittime! Anziché agire, ci sentiamo costretti all'azione; anziché interesse avvertiamo pressione, od obbligo al posto del desiderio. 
L'energia è sempre nostra, ma a causa del quarto dualismo la sua fonte ci appare esterna; veniamo sospinti senza pietà come burattini abbandonati a se stessi, mentre l'ambiente esterno, apparentemente, muove i fili.


Proiezione di emozioni negative

Noi possiamo proiettare non solo emozioni positive d'interesse e di desiderio, ma anche sentimenti negativi di rabbia, risentimento, odio, rifiuto, ecc.. Il risultato è comunque lo stesso: anziché essere adirati con qualcuno, sentiamo che il mondo ce l'ha con noi; anziché odiare temporaneamente una persona, ci sentiamo odiati; anziché rifiutare una situazione, ci sentiamo rifiutati. 
Perdendo coscienza delle nostre tendenze negative, le proiettiamo sull'ambiente, popolandolo così di diavoli e fantasmi spaventosi: ci facciamo terrorizzare dalle nostre ombre.


Proiezione di qualità positive

Al pari delle emozioni (positive e negative), noi possiamo proiettare anche idee, qualità o caratteristiche (positive e negative). Quando una persona proietta le proprie qualità positive e la sua autostima su di un'altra persona, è come se abbandonasse alcuni dei suoi "beni" e li vedesse in un altro. Essa sente perciò di non avere valore se paragonata all’altro, il quale appare adesso come un superman, dotato non solo delle proprie qualità, ma anche di quelle proiettate su di lui. 
Questa proiezione di idee e qualità positive è assai frequente nell'amore romantico - sia etero, che omosessuale. 
La persona innamorata proietta tutto il suo potenziale sull'amato, e viene di conseguenza sommersa dalla presunta bontà, saggezza, bellezza,... di costui. 
Nondimeno, "la bellezza è negli occhi di chi la contempla", e l'individuo romanticamente innamorato ama in realtà gli aspetti proiettati del proprio sé, e crede che l'unico modo di riappropriarsene sia quello di possedere la persona amata. 
Lo stesso meccanismo opera in caso di eccessiva ammirazione o invidia: noi diventiamo "privi di valore", e il mondo appare popolato da persone capaci, importanti e autorevoli.


Proiezione di qualità negative

Allo stesso modo, possiamo proiettare qualità negative. 
È un fatto che si verifica comunemente, perché il nostro naturale impulso, di fronte ad un aspetto indesiderabile di noi stessi, è quello di negarlo e spingerlo fuori della coscienza. 
Si tratta ovviamente di un gesto futile, perché le idee negative rimangono comunque nostre, e noi possiamo solo fingere di liberarcene considerandole proprietà altrui. 
Ha inizio la caccia alle streghe. I comunisti sotto il letto, il Diavolo appostato ad ogni angolo; Noi (i Buoni) contro di Loro (i Cattivi). 

La nostra lotta appassionata 
contro i demoni di questo mondo 
è solo un modo complicato 
di fare a pugni con le ombre.

A chi non ha familiarità con la proiezione a Livello Egoico, questo meccanismo inizialmente sembra sconcertante e talvolta ridicolo, in quanto implica l'idea che quei tratti che più ci disturbano negli altri debbano essere riconosciuti come aspetti di noi stessi. 
Quest’idea di solito incontra un'opposizione aspra e risentita. 

Eppure, fece notare Freud, la negazione violenta è il contrassegno della proiezione. 
Ovvero: se non negassimo è chiaro che non proietteremmo! 
Rimane il fatto, comunque, che "ognun dal proprio cuor altrui misura", e le nostre critiche più aspre nei confronti degli altri sono soltanto pagine ripudiate di autobiografia. 

Se desiderate sapere 
com'è veramente una persona, 
ascoltate ciò che dice degli altri.

Tutto questo deriva dall'originaria scoperta di Freud, secondo cui tutte le emozioni sono intra-psichiche ed intra-personali (ovvero non inter-psichiche né inter-personali); vale a dire che le emozioni vengono sperimentate (per lo meno a Livello Egoico) non tra me e te, ma tra me e me.http://www.mauroscardovelli.com/EPC/Economia,_politica_e_cultura/Economia_e_psiche.htmlhttp://www.mauroscardovelli.com/EPC/Economia,_politica_e_cultura/Depressione.htmlshapeimage_3_link_0shapeimage_3_link_1


Premessa


Conoscere se stessi significa riappropriarsi della propria ombra. Ciò che non conosciamo di noi, lo vediamo proiettato negli altri e nel mondo. L’aggressività che non riconosco in me la percepisco come se appartenesse ad altre persone, dalle quali mi sento attaccato, abbandonato, tradito.


La proiezione impedisce una percezione corretta dell’ambiente. Una percezione distorta produce nel tempo una mappa distorta della realtà. Una mappa alla quale ci affidiamo per compiere le scelte della nostra vita.


Ken Wilber è uno dei più grandi filosofi viventi. Nelle sue opere ha sviluppato una teoria unificata della coscienza – una sintesi ed un’interpretazione delle grandi tradizioni spirituali, filosofiche e psicologiche, sia orientali che occidentali. E’ stato definito “il lungamente atteso Einstein della ricerca sulla coscienza”.

Ombra_2.html
prossimo step di CONOSCI TE STESSOOmbra_2.html