Ombra
seconda parte
2. Tecnica per conoscere la propria ombra
3. Ombra e potere dominio
4.Conversazione su ombra e potere (durante un lavoro terapeutico in piccolo gruppo)
torna alla prima parte:
4. Conversazione su ombra e potere
(durante un lavoro terapeutico in piccolo gruppo)
-Esempio di struttura di potere all’interno di una famiglia: il bambino sente la prevaricazione e comincia a sviluppare una contro-dipendenza
-quando arriva una richiesta, siccome filtrata da una struttura di potere interiorizzato, diventa un ordine a cui è possibile dare due risposte:
• si obbedisce, e quindi c’è una parte che si ribella, rabbiosa che boicotta la richiesta e utilizza gli equivalenti aggressivi per “farla pagare” a chi ha posto la richiesta (strutture depressive)
•non si obbedisce e ci si sente in colpa e sentendosi in colpa si genera una parte arrabbiata che si manifesta in equivalenti aggressivi (strutture narcisistiche)
-la cosa importante da comprendere bene è che la sensazione di oppressione che viene vissuta come esterna (cioè generata da chi fa la richiesta) è in realtà dovuta al nostro tribunale interno
-questa oppressione genera un desiderio di compensazione che generalmente si esprime come equivalenti aggressivi (e non aggressività diretta perché quest’ultima esporrebbe ad una punizione mentre gli equivalenti aggressivi, essendo mascherati, sono più difficili da individuare come aggressione e quindi più difficilmente punibili)
-è chiaro come, se la costrizione è interna, la persona non sia libera e cominci a vedere il giudice interno (scambiandolo per il proprio stesso “io”) come un tiranno, sviluppando contemporaneamente una parte ribelle ed una parte che si sente in colpa; in questo loop distruttivo (che è tale perché ogni parte rafforza l’altra) si finisce per fare e farsi del male
-per uscire da questo loop la soluzione è eliminare la causa cioè la struttura di potere interiorizzata attraverso cui filtriamo la nostra visione del mondo: per poter fare questo la prima cosa è vedere davvero con chiarezza tutta questa struttura
-quando si è liberi da questa struttura è molto facile discernere tra segnali prevaricatori (vedi racket) e semplici richieste che ci pervengono dall’esterno; mentre quando si ha interiorizzato una struttura di potere è facile confondersi tra richieste e costrizioni scambiandole tra loro: in questo stato di cose i fatti che accadono vanno a confermare la visione distorta della realtà e quindi contribuiscono a mantenere attivo il loop
-se c’è una struttura di potere il “dare e ricevere” si sgretola, non stà in piedi perché non può fluire l’amore
-le strutture di potere, essendo interiorizzate da anni, funzionano come magneti in automatico quindi spesso è difficile accorgersene; sviluppando sempre più consapevolezza, quindi, è possibile comprendere e sciogliere queste strutture di potere alle quali è necessario anche sostituire, pian piano, per creare nuove strutture neuronali, delle strutture paritarie, di trasparenza
2.Tecnica per conoscere la propria ombra
(nei suoi aspetti negativi):
Nessuno mi ama ––> io non amo nessuno
Ho bisogno di accettazione ––> io non mi accetto
Ho paura del giudizio ––> io giudico
Temo il rifiuto ––> io rifiuto
Temo l’abbandono ––> io abbandono
Odio la violenza --> io sono violento
Non sopporto le persone orgogliose ––> io sono orgoglioso
Mi dà fastidio il disordine ––> io sono disordinato
Mi sento oppresso ––> io opprimo
In termini di PNL, è più corretto sostituire al termine “io”, il termine “una parte di me (che non riconosco)”, o “una parte del mio copione”
In termini di PNL umanistica è meglio utilizzare i termini “il mio Ego” o “la mia piccola mente”
Nessuno mi ama ––> il mio Ego non ama nessuno, compreso me stesso
Ho paura del giudizio ––> il mio Ego giudica (gli altri e me)
Temo il rifiuto e l’abbandono ––> il mio Ego rifiuta e abbandona gli altri e me stesso
Odio la violenza --> il mio Ego è violento
Non posso sopportare la prepotenza ––> il mio Ego è prepotente
Mi dà fastidio il disordine ––> il mio Ego è disordinato
Mi sento oppresso ––> il mio Ego è oppressivo
La distinzione Ego/Anima è fondamentale per ridurre le resistenze a riconoscere parti di sé, e quindi per riappropriarsi della propria ombra. Tale distinzione serve ad eliminare l’identificazione e il giudizio: io non sono il mio Ego, come non sono la camicia che indosso. Altrimenti questo processo è continuamente rallentato e ostacolato da sensi di colpa, vergogna, inadeguatezza, paura del giudizio altrui.
Quanto più pratichiamo l’identificazione e il giudizio, tanto più grande è la nostra ombra e l’attaccamento ad una falsa immagine di sé.
3. Ombra e potere dominio
3.1 L’ombra è segno di separatività e scissione. Io non riconosco qualcosa come mio, ad esempio la mia prepotenza (ricerca di potere dominio). Non riconoscendola, la percepisco come una forza esterna a me, pericolosa, che agisce al di fuori di ogni mio controllo.
Le divinità greche erano un chiaro esempio di proiezione all’esterno delle passioni umane, spesso in lotta fra loro, che prendevano possesso degli uomini a loro piacimento. Gli eroi omerici si sentivano impotenti di fronte all’intervento degli dei.
Se non riconosco l’aggressività al mio interno, la proietto all’esterno. Comportandomi come se gli altri fossero prepotenti, io mi metto in lotta con loro: o subisco, o cerco di prevalere. Attivo così le loro reazioni difensive, che io non percepisco come difese nei confronti dei miei attacchi, ma come offese ingiustificate. Mi sento pertanto legittimato a contrattaccarli. Si crea così un loop, un circolo vizioso, che conferma la mia convinzione: gli altri sono aggressivi, e io mi devo guardare da loro.
Chi in famiglia e in altri contesti di apprendimento è esposto al potere dominio (padre o madre punitivi, insegnanti autoritari ecc.), assorbe questo virus del pensiero. Come un magnete, esso domina la sua personalità. Come un filtro, esso deforma le sue percezioni e i suoi rapporti con la realtà.
Ad esempio, se riceve una richiesta, può accadere che questa venga filtrata dallo schema del potere dominio. Che cosa accade allora? Che la richiesta non viene più percepita come tale, qualcosa a cui si può liberamente rispondere si o no, ma come un ordine a cui obbedire, pena la punizione. La libertà finisce, e inizia la costrizione.
richiesta ––> filtro del potere dominio ––> comando / costrizione
E come risponde alla costrizione che sente? Risponde non in modo libero, ma in modo condizionato dal partecipare alla “danza” del potere dominio. Due possibilità: sottomettersi o ribellarsi.
Se si sottomette, e adempie alla richiesta-comando, scatta al suo interno la reazione di ribellione (rabbia, desiderio di punizione dell’altro).
Se non adempie, si sente in colpa. La colpa provoca sofferenza, la sofferenza è imputata all’altro. E quindi, anche in questo caso scatta la rabbia.
Che accade della rabbia? Se prevale il carattere depressivo, non può essere espressa liberamente: la persona si sente cattiva, e ha paura di perdere il rispetto e l’amore dell’altro. Ma la rabbia non scompare. La prima opzione è che si ritorca contro di sé: l’aggressività diventa autoaggressività. La persona si giudica, si dà addosso, perde energia vitale.
La seconda opzione è che venga indirizzata verso l’esterno, non in forma riconoscibile, ma come equivalente aggressivo: un comportamento che oggettivamente danneggia e punisce l’altro, ma che non appare volontario o collegato a ciò che è successo (un improvviso malumore, un atto di sbadataggine, una critica, un ritiro in se stessi).
Le due opzioni sono interconnesse.
L’altro, a livello conscio, può non comprendere il gioco in atto. Ma il suo inconscio certamente lo percepisce. Ecco allora che, se egli non è particolarmente attento e allenato alla consapevolezza, inizierà a reagire a sua volta con equivalenti aggressivi.
Il circuito distruttivo divampa e la relazione ne soffre. Se si verifica spesso, una coppia raggiunge il livello di disperazione.
La danza del potere, che nasce dalla paura della separazione, distrugge proprio i valori che maggiormente cerca di realizzare: sicurezza, benessere, amore.
3.2 Quando abbiamo interiorizzato il virus del potere, esso funziona da filtro non solo nei rapporti con le altre persone, ma anche nella comunicazione al nostro interno. Così, ad esempio, se un giorno decidiamo di fare meditazione, questa decisione, filtrata dallo schema del potere dominio, può essere vissuta da una parte come costrizione. Si attiva così la danza che abbiamo visto sopra, che comprende rabbia, ribellione, colpa, sottomissione, equivalenti aggressivi.
Così, se portiamo in atto la decisione, dopo un po’ avvertiamo un crescente senso di costrizione. Se invece non la portiamo in atto, ci sentiamo in colpa. In ogni caso diventiamo preda di un conflitto che ci toglie forza e serenità. Da uno stato di risorsa, entriamo in uno stato problema, con tutto ciò che comporta a livello neumarologico, posturale, motorio, biochimico ecc. Non è più il lobo prefrontale sinistro a governare e dirigere, ma il lobo prefrontale destro, che si attiva in situazioni di pericolo. Il danno che deriva al nostro benessere e alla salute del corpo dipende dall’intensità e dalla durata del fenomeno. E questi fattori dipendono dal nostro grado di consapevolezza: più siamo consapevoli di essi, e sappiamo osservarli mentre si innescano, meno questi fenomeni durano, fino a che tendono a scomparire del tutto. E’ soltanto allora che posiamo dire di esserci liberati dal virus del potere.
E il vuoto lasciato dal virus da chi viene riempito? Dalla compassione, dall’amorevole gentilezza e dalla gratitudine, verso se stessi e verso gli altri.
3.3 La regressione ad uno stato di conoscenza distorto e primitivo è un altro effetto del virus del potere. Quando siamo sotto il suo dominio, non siamo in gradi di discernere con chiarezza, ma disponiamo di due versioni più arcaiche di conoscenza: il pensiero dicotomico e il pensiero confusivo. Il pensiero dicotomico è in azione quando separiamo la realtà in bianco e nero, buono e cattivo, giusto e sbagliato. Il pensiero confusivo è in azione quando percepiamo come uguali cose che sono molto diverse. Ad esempio, percepiamo come costrizione ciò che è solo una solo una richiesta o un invito, come abbia visto più sopra.
Ma la confusione opera anche in senso contrario: così possiamo percepire come semplice richiesta quella che invece è confezionata abilmente come pressing e tentativo di costrizione.
Così, di fronte a questa mossa manipolativa dell’altro, facciamo una promessa. Dopo un po’ ci accorgiamo che non abbiamo nessuna voglia di mantenerla. Ma ci sentiamo in colpa perché ci scopriamo inaffidabili e bugiardi. Allora ci sforziamo di adempire alla promessa, ma questo fa salire la rabbia.
Da questo circuito perverso usciamo solo attraverso un atto di consapevolezza: non di un frammento isolato, ma dell’intero processo in cui ci siamo invischiati. Il punto di partenza è un’errata percezione della mossa dell’altro: non di libera richiesta si trattava, ma di un tentativo coperto, ma reale, di manipolazione e sfruttamento. Se lo avessimo visto in questo modo, non avremmo fatto nessuna promessa. Avremmo semplicemente detto di no. Fine della trasmissione, liberi tutti: noi liberi di scegliere come comportarci, l’altro libero di cercare di manipolare senza riuscirci.
E una volta fatta la promessa, come se ne esce? Se ne esce metacomunicando su ciò che è successo: abbiamo detto di sì perché ci siamo sentiti costretti a farlo. Ma una promessa estorta non ha alcun valore.
3.4 Riflettiamo ancora sull’autoaggressività. Perché una persona comincia a boicottarsi, a farsi del male, in modi anche indiretti (equivalenti autoaggressivi)? Perché se l’Io-governo non sa proteggere il suo paese, ci sarà una parte, un movimento interno, che cercherà di farlo al suo posto. Se l’Io, ad esempio, non sa riconoscere un manipolatore, e prende come semplici richieste i suoi tentativi di estorcere una promessa, questa parte cercherà di smascherare e punire il manipolatore.
Ma così facendo, si mette in conflitto con l’Io, che cercherà di reprimere l’insubordinazione.
Ecco allora che la parte comincia a vedere nell’Io non un alleato, ma un ostacolo o addirittura un nemico di cui diffidare totalmente. Non più un governo capace e legittimo, ma un governo pavido e corrotto, pronto a cedere ai ricatti e a svendere le risorse del suo paese, portandolo alla bancarotta.
Se il governo della persona non cambia politica, la scissione e il conflitto si faranno sempre più acuti.
Ciò che è necessario è una terapia dell’Io, in modo che impari ad essere leader e a svolgere le funzioni di governo: in primo luogo quella di essere consapevole, leggendo la realtà in modo affidabile e accurato.
3.5 Il terzo degli ordini dell’amore, individuati da Bert Hellinger, è la parità tra il dare e il ricevere. Almeno tra le persone adulte, questo è un principio che va osservato se si vuole che l’amore possa fluire in una relazione.
L’osservanza di questo principio viene fortemente ostacolata se le persone sono contaminate dal virus del potere. Il virus può spingere alcune persone ad ottenere di più di quanto danno, ma anche a dare di più di quanto ricevono, creando così relazioni sbilanciate.
Tornando all’esempio di sopra, chi, per confusione e mancanza di consapevolezza, cede ad un ricatto, comincia a dare più di quanto riceve. E’ così confuso che si sente in debito con chi in realtà è solo uno sfruttatore. Ma ci può essere amore in una simile relazione? No, perché la persona che si svena per senso del dovere, cova rabbia al suo interno. E l’altro? Cova paura: prima o poi verrà scoperto e il gioco avrà una fine poco gloriosa.
Non occorre essere raffinati psicologi per comprendere che rabbia e paura non sono i migliori alimenti di una relazione d’amore.
3.6 Un tipico equivalente aggressivo, molto coperto, che confonde le acque sul dare ricevere, è il “dare” guidato da riferimento interno.
Una madre passa ore e ore ad ansimare in cucina. I suoi vorrebbero solo mangiare qualcosa di leggero. Così lei spesso si offende per la loro ingratitudine.
Una moglie chiede al marito più momenti di intimità, e lui, pieno di zelo, organizza subito una festa mascherata alla terrazza Martini.
Un uomo si massacra sul lavoro per garantire un maggiore agio alla sua famiglia. Ma quello che i suoi cari vorrebbero è solo passare più tempo con lui.
Riferimento interno e riferimento esterno sono due metaprogrammi (PNL) che vanno tenuti in equilibrio, se si vuole garantire il rispetto dell’ecologia: quindi, il rispetto di sé e dell’altro. Un riferimento interno sbilanciato indica diffidenza e distanza: la persona si fa guidare dai suoi pensieri e ascolta poco le ragioni e i modi di pensare dell’altro (so io quello di cui hai bisogno). In sostanza, è un prepotente mascherato. Chi fa così, di solito paga un prezzo in termini di amore e affiliazione.
Come mantenere la struttura, mascherandola? Andate da un istrionico, e troverete in lui un maestro nel confondere e manipolare gli altri. Lui sa come sedurli facendo loro credere di amarli come nessuno li ha mai amati. Si dedica a loro con una tale intensità da metterli quasi in imbarazzo. Amplifica i gesti, modula la voce, fino a renderla così seducente e irresistibile che l’altro si sentirà inadeguato a rispondere al suo livello.
Piccolo dettaglio: è lui che decide che cosa è bene per l’altro. Se confrontato, si offende, si mette a strillare, si mette a piangere.