Organizzazioni
evolutive
- Principi che favoriscono l’integrità
- Domande e impegni di consapevolezza


Principi che favoriscono l’integrità
Le organizzazioni, come le persone, possono funzionare a livello dell’Ego (potere-dominio) o a livello dell’anima (amore) (cfr. Ego-anima e Ego/Anima 2).
Associazioni come Aleph o come Ikos, che intendono promuovere la consapevolezza e il benessere delle persone, devono ispirarsi ai principi dell’anima, difendendosi dalle intrusioni dell’Ego, pena la loro perdita di integrità. In tali organizzazioni è della massima importanza la congruenza tra mezzi e fini: non si può promuovere la consapevolezza se non si vive nella consapevolezza. Non si può promuovere la libertà e la creatività se non si vivono queste dimensioni nel luogo di lavoro.
Qui di seguito indicherò alcuni principi che, se adottati nella prassi quotidiana da tutti i membri dell’organizzazione, favoriscono l’integrità dell’organizzazione stessa e il raggiungimento dei fini dichiarati.
Naturalmente, l’esempio deve venire dall’alto: fondatori, dirigenti, trainer. Ad essi competi il compito di essere espressione di tali principi in ogni ambito della propria vita. Un tradimento dei principi da parte dei dirigenti ha un effetto a cascata che distrugge l’anima stessa dell’associazione.
I principi indicati dovrebbero essere applicati non solo dalle associazioni senza scopo di lucro, ma da tutte le organizzazioni, pubbliche o private, che intendono promuovere il bene comune e non l’oppressione dell’uomo sull’uomo e la distruzione della natura.
Cioè in pratica, da tutte le organizzazioni che non intendano essere organizzazioni criminali protette dalla legge.
1.Integrità: essere la propria parola. Onorare la propria parola come se stessi. Mantenere promesse e impegni.
Ove questo non avvenga, le parole perdono via via significato. Il linguaggio si corrompe. La comunicazione è inattendibile. Le persone non possono avere fiducia le une nelle altre (cfr. Racket). La creazione di un team diventa solo operazione di facciata. Praticare il principio di integrità significa rivoluzionare le proprie abitudini di vita. Significa riflettere bene prima di parlare o di promettere, perché ciò che è detto diventa legge, impegno vero per chi ha parlato.
L’integrità è oggi rara come l’acqua nel deserto, e altrettanto rara è diventata la dignità delle persone. Senza dignità, non ci può essere vera forza. Senza forza, non c’è autostima. L’autostima può essere definita come l’opione che l’orchestra ha del direttore. L’orchestra sono le parti interne. Il direttore è l’io. Un direttore non stimato dall’orchestra non ha potere, è in balia di forze che non controlla. E’ compito del direttore definire obiettivi e priorità, in modo chiaro a tutti, e attenersi a ciò che dice.
2.Trasparenza: dire subito ciò che è importante, esprimere i propri bisogni e sentimenti, dare all’interlocutore la possibilità di capire con chiarezza il proprio punto di vista. Evitare letture della mente. Essere diretti e onesti (cfr. Non detto).
La trasparenza è il vero antidoto al gossip e alla fratellanza nera, cioè al parlare alle spalle di qualcuno. Gossip e fratellanza nera (essere uniti contro qualcun altro) distrugge la fiducia tra le persone e crea un clima di insicurezza e inaffidabilità. La trasparenza presuppone fiducia nelle persone, fiducia non nel loro Ego – per definizione inaffidabile – ma nella loro anima. Chi pratica la trasparenza favorisce armonia ed efficienza nell’organizzazione.
Attenzione: trasparenza non significa obbligo di dire tutto a tutti. Ci sono cose che, in quanto intime, è bene rimangano riservate. Va detto solo ciò che è utile, non ciò che potrebbe alimentare morbosa curiosità e gossip. Se una persona ha un figlio naturale, o ha un fratello alcolizzato, non è tenuto a rendere la cosa pubblica. Non è una cosa pertinente all’organizzazione e al gruppo.
3.Gentilezza: dire le cose che ci sono da dire, e dirle sempre con garbo e gentilezza. Se si è arrabbiati, prima di parlare sciogliere la rabbia che impoverisce la visione e crea circuiti perversi. Ci sono molte tecniche per farlo (cfr. Sequestro emozionale). La rabbia va trasformata in fermezza, decisione e chiarezza, eliminando ogni residuo di ostilità, che non è mai necessaria, ed è sempre frutto di una visione parziale, cioè dell’Ego. Se si è parlato con rabbia, non cercare giustificazioni, ma scusarsi dell’errore. Mettere le relazioni e la qualità delle relazioni al primo posto. Prima di suonare insieme, è necessario accordare gli strumenti. Non è mai efficiente ed efficace suonare con strumenti scordati. La cattiva musica che ne esce, contagia tutti (cfr. Dialogo e musicalità).
Fa parte dell’impegno alla gentilezza salutare con calore le persone quando si arriva in sede. Abbracciare le persone, avere un contatto fisico ha un impatto ancora maggiore, e facilitano rapporti di amicizia. E’ grazie alla distanza, alle formalità e alla previa attenzione ai compiti, che possiamo mantenere ostilità e doppiezza (v. Contatto).
4.Buon umore o almeno la propensione al buon umore: il buon umore, l’humor, il gioco, la leggerezza, la risata, sono abitudini che creano rapport e piacevolezza nelle relazioni. Le persone così vanno a lavorare volentieri. Al contrario, la seriosità, la scontrosità, l’essere ombrosi e chiusi, generano molti semi di infelicità, e obbligano gli altri a sopportare un peso non dovuto. Il buon umore va considerato un imperativo etico (cfr. Galimberti, Miti del nostro tempo, cap. sulla felicità).
5.Riconoscimento, apprezzamento e gratitudine: riconoscere, apprezzare ed essere grati in generale per ciò che ogni giorno riceviamo, e in particolare con le persone con cui lavoriamo. Esse fanno la loro parte. E’ grazie a loro che l’organizzazione può vivere e funzionare. Si è grati quando si diventa consapevoli che lavorare in certi momenti pesa a tutti, non solo a noi. La gratitudine apre il centro del cuore, ed è una delle pratiche più potenti per mantenerci nel flusso, a livello dell’anima, dove possiamo vedere la realtà così come è ed essere intelligenti, anziché ottusi. Chi cova rabbia e rancore, vive nell’ottusità. Fa del male a sé e agli altri. Se qualcuno non si comporta come dovrebbe, pratichiamo la trasparenza, non l’ostilità e il rancore.
6.Generosità: se apprezziamo e siamo grati, è naturale diventare generosi, cioè provare piacere nel togliere peso, nel donare ai nostri compagni. La generosità, tra persone sane ed equilibrate, è contagiosa. Si passa dalla pigrizia e dall’avarizia (dare il meno possibile) alla logica del dono e del controdono, un circuito altamente virtuoso e creativo.
7.Responsabilità: assolvere ai propri impegni con massima dedizione, perché i nostri errori vengono pagati da tutti. Se si compiono errori, dichiararlo e ammetterlo senza giustificarsi, e adoperarsi per rimediare. Più c’è responsabilità, meno è necessario il controllo in un’organizzazione. D’altra parte, dove inizia il controllo, la responsabilità personale intrinseca via via viene meno. Si fa solo ciò che serve per evitare rimproveri e ammonimenti. Si lavora quindi ad un livello molto basso di intelligenza e creatività. Se una persona non è responsabile, non può lavorare in un’organizzazione come Aleph o Ikos, che non utilizzano strumenti gerarchici di gestione, in quanto sono nella loro essenza gruppi creativi. Tale persona va allontanata per il bene di tutti. I dirigenti devono proteggere l’organizzazione dalle persone irresponsabili. Ma devono prendere su di sé la responsabilità di averle assunte o male istruite. Quindi un dirigente non deve prendersela con questo tipo di persone, ma solo fare ciò che c’è da fare al più presto: utilizzare la trasparenza e con gentilezza porre termine al rapporto di lavoro.
8. Per finire, compassione, empatia nella gioia e le altre qualità dell’essere vanno coltivate come fiori preziosi in organizzazioni come Aleph ed Ikos. Se questi fiori crescono rigogliosi e vitali, i problemi ordinari si risolvono con facilità, perché disponiamo di un’intelligenza più grande, l’intelligenza di una mente di gruppo a cui partecipiamo. La mente di gruppo, infatti, rappresenta un livello evolutivo assai più elevato della mente individuale, capace di generare proprio il tipo di pensiero-linguaggio di cui oggi abbiamo massimamente bisogno: il pensiero dialogico ed ecologico, che, per sua intrinseca struttura, considera sempre il bene di tutte le parti implicate.
Domande evolutive e impegni di consapevolezza
Premessa
Persone e gruppi non evolvono naturalmente. Il gruppo rispecchia la struttura della personalità: inconscio inferiore, medio e superiore; pluralità degli io in conflitto tra loro. Tendenza alla stagnazione, tendenza verso la ripetizione, tendenza verso il basso e l’autodistruzione.
Persone e gruppi sono dominati dall’ego, dalla separatività, dall’individualismo e dal conflitto.
Tendono alla cacofonia e alla disritmia. Per creare musica armonica, bellezza e gioia, necessitano retto sforzo condiviso.
Ogni frattura all’interno del gruppo non va vista come fenomeno da rifiutare, perché è parte della natura della realtà psichica. Va vista piuttosto come occasione di allenamento della consapevolezza, per lasciar andare il giudizio e sviluppare sintonizzazione profonda, ascolto ed empatia. Mantenere il cuore aperto di fronte al cuore chiuso è la sfida più grande, ma non evitabile.
Contatto e cuore aperto
1.Oggi siete stati in contatto con i vostri compagni, avete contribuito alla vostra e alla loro evoluzione? Che cosa avete condiviso? Avete incluso tutti?
2.Come avete contribuito a creare un clima di ascolto empatico, armonico, concentrato e giocoso?
3.Come avete contribuito all’apertura del cuore vostro e degli altri?
4.Quali qualità dell’essere avete praticato con consapevolezza e intenzione? Avete valorizzato voi stessi e gli altri? Avete creato base sicura e sostegno per tutti?
Difficoltà
5.Se siete entrati in emozioni negative e stati problema, ne siete usciti senza esternalizzare? Avete condiviso questa esperienza?
6.Avete trattenuto qualcosa, vi siete inibiti, o siete stati nel flusso e avete comunicato vissuti, emozioni, bisogni, in modo diretto, spontaneo, ecologico?
7.Se avete visto uno dei compagni in stato negativo, avete offerto il vostro aiuto?
Contributi
8.Come avete contribuito all’ordine, alla funzionalità, alla bellezza e armonia dell’ambiente di lavoro?
9.Quali cose pratiche, utili all’organizzazione, al gruppo e ad Aleph, avete fatto?
10.Avete mantenuto consapevolezza, momento per momento, che ogni pensiero, azione, attività, è utile e produce risultati sani solo se svolta con attitudine mentale ispirata alle qualità dell’essere? Nel pieno rispetto vostro e degli altri?
Conoscenza ed espansione
11.oggi che cosa avete appreso di utile per voi e per il gruppo, utile per la crescita personale e spirituale?
12.Quali tecniche o esperienze evolutive avete praticato e perfezionato?
13.Che cosa avete ascoltato, visto, letto o studiato?
14.Come avete contribuito alla ricerca Aeph? quali nuovi scritti, conoscenze, riflessioni, materiali avete messo a disposizione o preparato per il sito? Quali scoperte?
15.Come avete contribuito alla diffusione e alla crescita del pensiero Aleph, alla sua promozione, al suo sviluppo?