Potere dominio (mito): la vita è irta di difficoltà e problemi con cui combattere.
Vivendo dentro il mito del potere, si diventa passivi: la vita appare una continua battaglia. I problemi prolificano, le risorse scarseggiano. Si pretende che le cose siano perfette. Di fronte al caos e alle difficoltà, ci si lamenta. Ci si sente deboli, indifesi, insicuri. Manca il senso di connessione e libertà. Si vive nella paura; si tenta di compensare a queste sensazioni cercando mezzi per dominare la natura e gli altri (potere dominio)
Amore possesso (mito): la cosa più importante della vita è trovare l’amore, cioè trovare qualcuno che ci ama totalmente. Qualcuno che ci salverà dalla nostra infelicità.
Vivendo dentro questo mito, ci si sente fragili e dipendenti. Il sogno è trovare il partner ideale (o un luogo ideale, un’attività ideale...), in realtà idealizzato, un partner da possedere, che soddisfi i nostri bisogni e desideri. Ma il mito non può essere realizzato, per cui si alternano periodi di esaltazione passionale, quando ci si illude di aver trovato ciò che si cercava, a periodi di depressione e delusione.
Gran parte della storia umana è stata vissuta all’interno del mito del potere o del mito dell’amore, che si tengono insieme (entrambi sono accomunati dal desiderio di possesso).
All’interno del mito del Potere, come danza collettiva, ci sono due fondamentali ruoli che si possono assumere:
1. forte/superiore ––> dominante
2. debole/inferiore ––> sottomesso
Il ruolo superiore comporta dei privilegi e dei vantaggi a scapito del ruolo inferiore. Pochi dominano, gli altri sono dominati e sottomessi.
Negli animali sociali, il ruolo del capobranco ha una funzione di sopravvivenza per il branco stesso. La biologia fa sì che i non dominanti riducano il tasso di ormoni che induce aggressività, in modo da rendere più difficile la ribellione al capo.
Negli esseri umani l’ontogenesi ripercorre la filogenesi. Certamente c’è anche in loro una tendenza istintiva a non ribellarsi all’autorità (C. Trupiano, Grazie dott. Hammer).
Ma certo l’istinto, con il crescere dell’intelligenza, non sarebbe bastato a garantire il ruolo di supremazia dagli attacchi dei subordinati.
Da allora la sottomissione è stata instillata con mezzi culturali. L’ordine medievale o il sistema delle caste sono due esempi di modelli culturali creati a protezione delle élite, e a garanzia della stabilità del sistema.
Nella storia cambiano solo le forme del potere, ma il potere dominio rimane. Nella società democratica post-industriale, governano sempre delle élite. Ma lo fanno in modo più nascosto, ottenendo di fatto il consenso delle masse.
Fino a che domina il mito del Potere, non c’è spazio per l’amore vero.
L’ Amore vero è la forza che promuove la crescita della consapevolezza, della libertà, dell’empatia e della compassione, in cerchi sempre più ampi. L’amore promuove la forza, il valore, la dignità delle persone.
Il Potere dominio, al contrario, teme la consapevolezza e la forza dei subordinati. Il potere ha bisogno di persone paurose e sottomesse, pavide, tiepide, incapaci di atti di coraggio. Persone divise tra loro, senza visione, ma ricche di desideri compensativi che il potere promette di soddisfare.
Chi è in grado di maneggiare le leve della paura e del desiderio ha in mano il destino degli uomini.
Le religioni, nella loro veste autoritaria, si sono spesso affiancate al potere politico, militare ed economico, come strumenti di dominazione.
L’ Amore rifugge dai tiepidi, dai conformisti e dai sottomessi. L’amore è impossibile senza il coraggio di guardare la realtà, senza farsi più ingannare dalle illusioni del potere.
Gesù, Krishna, Buddha, Gandhi, Martin Luther King, Nelson Mandela, erano dei rivoluzionari.
Senza rivoluzione non può esistere amore. Rivoluzione viene da rivoltare, guardare dietro, rovesciare. Rovesciare gli oggetti materiali, le situazioni concrete, gli edifici, è relativamente facile. Rovesciare le immagini, gli schemi, le ideologie, i miti, che abitano nel nostro inconscio collettivo, è assai più difficile (v. file Economia e psiche).
La parola rivoluzione è spesso stata associata a liberazione. Ma se la rivoluzione non è radicale, se non va a rovesciare il mito del potere lì dove sorge, cioè all’interno della nostra mente, la liberazione che riesce a produrre è spesso solo illusoria. Ciò che cambia non è la struttura di potere, ma chi viene legittimato ad occupare la posizione one up (T. Terzani, La fine è il mio inizio).
Le rivoluzioni politiche e sociali sono forse più facili da capire, almeno a livello superficiale: ci sono fatti concreti, nomi, date, dichiarazioni, nuove costituzioni, nuovi assetti istituzionali.
Le rivoluzioni interiori, quelle vissute all’interno della propria coscienza, non hanno evidenze altrettanto visibili. Eppure senza rivoluzione interiore, che infrange alla radice, cioè nell’inconscio, il mito del potere, le rivoluzioni esteriori sono poco più che un cambiamento di cella all’interno della stessa prigione collettiva dove comunemente abitiamo.
Solo una rivoluzione interiore può restituire, insieme alla consapevolezza, l’integrità e la forza necessaria a non piegarsi di fronte alle minacce e alle lusinghe del potere.
Le nevrosi, la depressione, i vari disturbi psicologici, sono funzionali al potere dominio: servono a indebolire i sottomessi e ad impedire che diventino rivoluzionari, capaci di smascherare le macchinazioni e le perversioni del potere. Chi si percepisce debole, è ovvio che sia pauroso. La debolezza è un’illusione, la paura è un’illusione, ma ottengono i risultati che il potere desidera. Il potere economico trae profitto dalla paura delle persone (industria bellica), dalla loro percezione di inadeguatezza, insufficienza, indegnità (industria dei farmaci e della sanità). E trae profitto dal proliferare di desideri che compensano la povertà di una vita senza significato (industrie agroalimentari, industrie che producono oggetti superflui).
Dalla depressione, come malattia moderna, si esce recuperando il senso pieno della vita. Per questo la terapia farmacologica o psicologica è spesso insufficiente, perché cura il sintomo individuale, ma non far nulla per rimuovere la causa, che è collettiva.
Il futuro della psicologia, per diventare coerente con la sua anima, è diventare promotrice di una consapevolezza a 360° su ciò che importante, a partire dai miti collettivi sui quali la psiche individuale affonda le sue radici.
Amore vero (potere vero): la vita è ricca di stimoli e di sfide. Ci si sente attivi e interdipendenti. Si vive nel flusso, con ciò che c’è ora, senza pretendere la perfezione. Ogni difficoltà diventa occasione per sviluppare intelligenza e creatività.
Vivendo in stato di amore, si vede la complessità del reale, e nello stesso tempo si è consapevoli, come esseri umani, di avere sufficienti risorse per affrontarla. La vita diventa una straordinaria avventura che ci porta a migliorare ed evolvere.