Risata

Ridere di cuore
Film in metropolitana: il potere contagioso della risata
 

1.  (Gianni Ferrario, Ridere di cuore, Nuove Tecniche)


Una cosa da coltivare fin da bambini: ridere e sorridere

Saper cogliere il lato umoristico della vita. Chi ha il senso dell'umorismo possiede una marcia in più, che gli consente di affrontare le situazioni in modo positivo. È naturale, quindi, che ogni genitore si auguri che il proprio figlio non cresca "musone" o attaccabrighe, pronto a prendersela per ogni cosa, ma sviluppi una grande capacità di giocare, ridere e stare bene insieme agli altri.

Dal punto di vista pedagogico, oggi ridere rappresenta una vera e propria "emergenza educativa". Si ride poco e si ha poco tempo per giocare insieme ai figli che "respirano" in famiglia le preoccupazioni per il lavoro, il carovita, le tensioni di coppia. E la Tv, di cui i bambini sono forti consumatori, ci propone sempre più un "ridere" automatico e artificiale. Ne sono un esempio le trasmissioni con la risata della claque preregistrata.

Ma si può insegnare a ridere a un bambino? E a partire da quale età? Sicuramente fin da piccolissimi; pensiamo a quante volte una mamma, prendendosi cura del proprio neonato, cerca di sollecitarne il sorriso. Evidentemente perché sa che se il suo piccolo sorride, vuol dire che sta bene. Il sorriso, infatti, segnala una condizione di benessere e di tranquillità, che getta i ponti per un buon "contatto emotivo": serve a comunicare con gli altri, ancora prima di sviluppare il linguaggio verbale.


Se un bimbo sorride, significa che

è in grado di entrare in relazione

con il mondo circostante.


In genere il bambino di poche settimane ride spontaneamente per i gesti più semplici, come essere coccolato durante il bagnetto o ricevere il solletico. Ma già a pochi mesi si può stimolare il suo sorriso grazie al gioco di capovolgere la realtà, trasformando una situazione da normale a buffa; può trattarsi del suo peluche presentato in una posizione strana oppure animato dalla mamma, che si improvvisa burattinaia; tutto quello che è insolito e imprevisto, magari dopo un momento iniziale di perplessità, lo diverte moltissimo; sta solo allenando il suo senso dell'umorismo che, se coltivato nella maniera giusta, a poco a poco crescerà insieme a lui.

Tutti i bambini, come del resto i cuccioli dei mammiferi, mostrano quindi la capacità innata di scherzare e giocherellare con i fratelli e i propri genitori. Un'attitudine che nel corso degli anni può essere mantenuta e sviluppata oppure bloccata e repressa a seconda dell'atmosfera familiare in cui il bambino cresce.

È ovvio che in un ambiente sereno, in cui anche gli imprevisti e i contrattempi vengono accettati con una certa elasticità, è più facile che ci sia spazio per la voglia di ridere.

Con il passare degli anni e con la crescita del bambino capita spesso che i genitori tendano ad abbandonare il modello di comportamento giocoso che avevano adottato nella prima infanzia, per assumerne un altro più conformista e attento alle regole, che tende a reprimere qualsiasi atteggiamento trasgressivo. È più probabile, quindi, che le esplosioni di risate tipiche dei bambini piccoli vengano spesso giudicate "fuori luogo" e perciò represse.

Anche perché le situazioni che fanno ridere un bambino spesso lasciano indifferenti gli adulti. È infatti importante rendersi conto che il senso dell'umorismo nell'infanzia è diverso da quello dei "grandi" ed è in continua evoluzione, in stretto rapporto con l'età e dipende dalla sua visione del mondo. Del resto, anche il bambino non è in grado di comprendere certi modi di scherzare degli adulti. L'ironia, per esempio, presuppone una capacità di pensiero astratto che a cinque-sei anni non si possiede ancora. Se una persona gli dice "ecco il bambino più brutto del mondo!" è probabile che la prenda alla lettera e ci rimanga male; l'adulto deve assumere sempre il ruolo di filtro. Un'idea alternativa alla televisione consiste nello stimolare la vena umoristica del bambino con l'aiuto di filastrocche, poesiole buffe oppure letture di racconti fantastici illustrati dai disegni; è utile anche raccontare gli episodi divertenti capitati nel corso della giornata, proporre giochi di fantasia, come inventare una serie di rime strampalate.


Ma perché è importante che i bambini imparino a ridere e a sdrammatizzare, al di là della gioia che il loro divertimento procura indirettamente a noi adulti? Perché un bambino che riesce a trovare la chiave comica di una situazione riuscirà ad affrontare la vita in modo più sereno.


Il senso dell'umorismo

è alla base della capacità

di fronteggiare le difficoltà.


Anche le più temute come la guerra o la malattia. Pensiamo al film La vita è bella di Roberto Benigni, in cui un padre, deportato in un campo di concentramento insieme al suo bambino, riesce a sublimare talmente la realtà, dipingendola come una gara con i tedeschi, da renderla accettabile agli occhi del figlio.


La capacità di sdrammatizzare

aiuta ad affrontare la vita in modo positivo,

senza abbattersi di fronte ai primi ostacoli.


Ovviamente non bisogna esagerare: lavorare troppo di fantasia o affrontare in modo giocoso qualsiasi situazione alla fine può risultare controproducente. Soprattutto un bambino può avere la sensazione che un suo problema non venga preso sul serio dagli adulti. Se l'umorismo finisce con l'essere il solo modo di affrontare la realtà diventa una specie di maschera grottesca... Umorismo sì, ma in giusta dose.

...


Che cosa succede a livello psicologico?

Da un punto di vista psicologico, il riso, come dice Freud, è uno starnuto mentale in grado di liberare la mente; la battuta istituisce un canale di sfogo molto utile a liberare l'energia che impegniamo nel tenere sotto controllo qualche nostro contenuto inconscio (paure, preoccupazioni, ecc.). Questa liberazione dalla tensione, e il rilassamento che ne consegue, provocano piacere.

Dopo aver riso o anche dopo aver pianto, non importa se per il troppo riso o per sofferenza e dolore psichico, ci sentiamo meglio. Il valore comunicativo e sociale del ridere è anche dimostrato dagli organi e apparati coinvolti. Infatti sì ride sempre a bocca aperta, emettendo aria, grazie all'azione di espirazione della cassa toracica, mentre il piangere è costituito da una serie di inspirazioni, interrotte continuamente da contrazioni improvvise diaframmatiche. Quindi il ridere è una sorta di estroversione della libido, mentre il pianto ne rappresenta l'introversione. Potremmo postulare, in un'ottica psicoanalitica, che il ridere come meccanismo di piacere e le lacrime successive all'eccesso del riso, rappresentano una ripetizione del piacere e della sofferenza provati nel nascere.

Ridendo stiamo bene, e affrontiamo con spirito positivo e con risultati più brillanti i numerosi impegni quotidiani; questo è comprensibile se pensiamo che, come scriveva Freud,


"col riso viene a un tratto resa disponibile

dell'energia che era impegnata,

fino a quel momento,

per controllare

alcune condizioni psicologiche intime".



Apprendimento, memoria, creatività

Ci pensate che cosa significa disporre di maggior energia? È ovvio che possiamo dare il meglio di noi stessi nei vari campi della vita. Di tutti gli esempi a disposizione, prendiamo quello riguardante l'apprendimento e la memoria. Per lo studente molto ansioso, l'umorismo ha proprietà an-siolitiche e fa quindi migliorare in modo notevole i risultati degli esami. Ma il ridere può avere altre applicazioni nel campo dell'insegnamento e dell'apprendimento, siano essi impiegati nella scuola, nel lavoro, in casa o in qualsiasi altra circostanza; le ricerche effettuate in questi ultimi anni dimostrano che l'uso dell'umorismo ottimizza l'apprendimento, la memoria e la creatività.

Si può ritenere che questo risultato sia dovuto ad almeno due motivi. Il primo è che, se l'allievo è ansioso, la sua attenzione viene assorbita, distratta dalla tensione e non è quindi disponibile per agire come dovrebbe.


Ridere fa scaricare l'ansia,

libera l'attenzione,

permette un lavoro efficiente

e soddisfacente.


Il secondo motivo è che l'umorismo serve in un primo tempo a risvegliare l'attenzione dell'allievo, stimolandone la curiosità sulle nozioni da apprendere e poi a mantenerla costante. Quando l'attenzione è risvegliata e mantenuta costante, si hanno maggiori probabilità di trattenere nella memoria il materiale da imparare.

Quando una nuova esperienza, un nuovo apprendimento sono associati a uno stato emotivo particolare, come quello di una persona che ride, le nozioni, i rapporti, le situazioni restano incisi molto in profondità; in sintesi, ridendo, l'apprendimento si rafforza moltissimo.


L'aver relegato la comicità e l'umorismo tra i generi minori dell'arte, con la scusa che si ride soprattutto della corporeità e quindi degli istinti più bassi, è stata un'operazione culturale grandemente miope. Si pensa: "Il riso è associato al 'basso', al corpo e quindi è lontano dalle sublimi vette dello spirito...". Eppure se qualcuno sa far ridere si dice appunto che è spiritoso...

La radice della parola... guarda caso... è la stessa.



Una cattiva consigliera che fabbrica veleno: la rabbia

Un'emozione cronicamente covata all'interno di noi stessi come la rabbia o la paura aumenta il rischio di contrarre malattie.

Per esempio le malattie cardiovascolari tendono a manifestarsi in soggetti che vivono sempre sotto pressione e cercano di ottenere dalla vita molto di più di quanto siano disposti a dare.

Da ciò nasce la rabbia e tutte le altre emozioni negative che sottopongono a un superlavoro il sistema cardiocircolatorio. Va notato che sia i malati di cancro che i malati di cuore sono quasi sempre persone che hanno perduto la capacità di ridere e sorridere; sono talmente esausti, nervosi e preoccupati che proprio non ci riescono. Solo pochi minuti di allegria li aiuterebbero a normalizzare le loro funzioni corporee, ma non ci pensano nemmeno. La sola idea che si possa combattere una malattia ridendo sembra loro ridicola, invischiati come sono nel circolo vizioso di preoccupazione e paura che d'altra parte essi stessi hanno creato.

Tutti tendiamo a sviluppare schemi di comportamento disarmonici e tutti prima o poi, soffriamo di qualche disturbo; nessuno ne è immune. Nasciamo in un mondo imperfetto e, quando diventiamo adulti e ci rendiamo conto della realtà che ci circonda, spesso reagiamo in modo negativo, diventando preda dell'ira, dell'avidità e dell'infelicità. Invece di trovare una forza interiore che ci aiuti ad affrontare situazioni negative che vediamo intorno a noi, permettiamo che le circostanze avverse prendano il sopravvento sulla nostra vita e ci lasciamo influenzare dalle azioni e dalle opinioni negative altrui.

Ad esempio, ci arrabbiamo quasi sempre quando troviamo le code in autostrada o quando veniamo sorpresi da uno sciopero selvaggio dei mezzi pubblici. Sappiamo benissimo che neppure tutta la rabbia del mondo potrebbe sbloccare le code o far rientrare lo sciopero, ma non riusciamo proprio a trattenerci. Se invece di agitarci per eventi totalmente al di fuori del nostro controllo riuscissimo a sorridere o a ridere di queste disavventure, arriveremmo a destinazione ugualmente in ritardo ma più calmi e lucidi. Allo stesso modo ci arrabbiamo molto quando gli altri ci deludono o tradiscono le nostre aspettative; forse ci aspettiamo troppo dal prossimo, e se una persona non riesce a mantenere la parola è un problema suo, non nostro. Arrabbiarsi non cambia nulla.

Al contrario, riderci sopra tende a sdrammatizzare e a mettere in circolo delle energie positive che ci fanno superare l'impasse con vantaggio sia per noi e la nostra salute, sia per coloro con cui veniamo in contatto quotidianamente che spesso non c'entrano nulla con le nostre disavventure e che non sarebbe giusto condizionare negativamente con i nostri "bronci", sia, in ultima analisi, per colui che ha causato il nostro stato d'ira.

L'insegnamento evangelico del "porgi l'altra guancia" se visto in questa nuova prospettiva è non solo un gesto "eroico" ma un "buon affare" per entrambi. Va a vantaggio prima di tutto di chi porge la guancia scaricando la tensione insita nel conflitto, e poi di chi, dopo aver schiaffeggiato, riceve, sia pure indirettamente, una risposta spiazzante che gli apre improvvisamente una via di uscita da una spirale di vendette e ripicche che quando si instaura può nuocere gravemente alla salute... come scritto sui pacchetti di sigarette.

Senza contare l'impatto "rivoluzionario" che porta con sé un nostro atteggiamento di perdono quando l'effetto non è solo quello di rompere un circolo vizioso ma, con il nostro atteggiamento misericordioso, di rilanciare spiritualmente chi ha sbagliato facendogli cambiare rotta nelle sue scelte morali; la grandezza degli uomini spiritualmente evoluti sta proprio nel considerare un avvenimento apparentemente negativo (es. un torto subito) in una grande opportunità di "riscatto" morale e rilancio spirituale.

A tale proposito sono illuminanti le pagine de / Miserabili di Victor Hugo nell'episodio della conversione di Jean Valjean ricercato dalla polizia: scappando, entra nella canonica fingendosi un poveraccio che chiede aiuto; il curato dopo averlo accudito si accorge che quell'uomo gli ha rubato degli oggetti preziosi; dopo che la polizia lo arresta e lo conduce dal canonico per un confronto risolutivo sulla provenienza della refurtiva, il canonico risponde che sì, glieli ha donati lui... e nel cuore indurito del delinquente fa irruzione un fatto clamoroso, un comportamento inaudito, che squarcia improvvisamente i nuvoloni neri per far intravedere un raggio di luce nuova e abbagliante; è l'inizio della conversione di un'anima, è l'universo intero che gioisce ridendo e si rigenera.

La risata di cuore è un ottimo strumento per allenare il nostro cuore a imparare a guardare lontano al di là delle apparenze e delle contingenze; favorisce un atteggiamento di salutare auto-ironia; fa vedere l'aspetto umoristico delle cose e degli avvenimenti; ingenera ed evoca in chi ci sta vicino un senso di benessere e di allegria contagiosa, di liberazione dalla paura, di fiducia, di ottimismo, di apertura, la sensazione che tutto è possibile... basta cominciare a crederci.



Un'altra cattiva consigliera: la paura

Un'altra brutta "bestia" che imperversa alla grande in questa nostra era dell'incertezza è la paura.

Perché non ridiamo e non sorridiamo più? Fondamentalmente perché abbiamo paura. Abbiamo paura della vita, del prossimo, delle malattie e tutte queste tensioni e preoccupazioni ci portano a essere costantemente seriosi. Spesso ci sentiamo spaventati anche senza motivo. È una forma di inquietudine esistenziale latente che diventa norma costante e crea la base di un


normale malumore


che ci si porta avanti anche per una vita intera senza un perché ben preciso.

Quella che chiamiamo malattia è in realtà uno stato di disarmonia fisico e mentale. Quando siamo infelici non siamo nel nostro elemento naturale. La stragrande maggioranza delle malattie può essere ricondotta a schemi di pensiero errati divenuti ormai abituali.

Un modo di pensare negativo ha l'effetto di indebolire il sistema immunitario e di rendere quindi il corpo vulnerabile a attacchi interni ed esterni.


Uno dei più grandi nemici della salute

è il permanente senso di insoddisfazione.


Certe persone non sono mai contente e hanno il desiderio insaziabile di una casa più grande, di un'auto più bella o di più denaro; insomma vogliono sempre di più dalla vita, ma non vedono quasi mai la necessità di dare tanto quanto hanno ricevuto. Chi ride e sorride spesso invece dona continuamente qualcosa di sé.


La malattia non salta fuori dal nulla, ma è il risultato di infelicità, tensioni e conflitti divenuti ormai cronici, conflitti che sembrano spesso impossibili da risolvere. La mente ha un ruolo molto più importante nella comparsa delle malattie di quanto molti riescano a immaginare.

La mente può fare del paradiso un inferno e dell'inferno un paradiso, perché l'amore apre, la paura chiude; l'amore unisce (la parola simbolo deriva dal greco sun-ballo, "ciò che unisce"), la paura divide (in greco dia-ballo è "ciò che divide" da cui la parola diavolo); l'amore guarisce, la paura fa ammalare.


È la paura il contrario dell'amore! La paura oggigiorno è un sentimento molto più diffuso dell'odio, soprattutto nel mondo ricco e benestante ed è la causa di innumerevoli guai.

Ci irritiamo molto quando non riusciamo a comprendere noi stessi e gli altri e con l'andar del tempo finiamo per temere le nostre reazioni ostili a ciò che ci circonda, finché paure e preoccupazioni si intrecciano e portano alla malattia.


Quando ci si ammala il futuro appare incerto e si nutrono timori per le cure mediche, per eventuali operazioni, per i problemi finanziari e per la famiglia, timori che tendono ad aggravare i sintomi del paziente e a ostacolare il processo di guarigione.

Si temono le malattie in gran parte perché se ne sa poco, ma quando si capisce esattamente di che cosa si tratta e quali ne sono le cause, la paura svanisce lentamente. Quando la paura svanisce del tutto, si potrà combattere con successo la malattia. Una volta che si è riusciti a ridere dei propri disturbi e delle condizioni in cui ci si è venuti a trovare, si riuscirà a spezzare il circolo vizioso della paura e a mettere in moto il processo di guarigione.


Molti medici oggi ritengono che se il paziente è fiducioso e rilassato, qualsiasi cura medica o chirurgica ottiene risultati migliori; ci sono minori probabilità di complicazioni e il periodo di convalescenza si abbrevia, mentre l'ansia già di per sé sottopone il corpo a superlavoro.

Anche uno stato d'animo positivo accresce notoriamente l'efficacia di qualsiasi medicina od operazione chirurgica.

Chi ha fiducia nel suo medico in generale o in un particolare trattamento, ne trarrà senz'altro beneficio. Tale effetto è molto conosciuto sotto il nome di effetto placebo, ma fino a poco tempo fa non godeva di alcuna considerazione.

In realtà


il corpo fa spesso quello che

la mente gli impone di fare;


si potrebbe paragonare il corpo a un'automobile e la mente all'autista che lo guida in una direzione o nell'altra o lo costringe ad arrestarsi.


Tutte le malattie

partono in teoria dalla mente,

ma anche la guarigione.



Poiché qualsiasi tipo di ansia favorisce le malattie, è essenziale liberarsi dalla paura; infatti quelli che affrontano la vita con atteggiamento timoroso tendono costantemente ad ammalarsi.

Ciò avviene perché


la paura "congela" letteralmente

alcune parti del corpo

impedendo l'afflusso di sangue,

ormoni ed elementi nutritivi;


il riso e il buon umore invece

favoriscono il "disgelo"

e la ripresa del funzionamento.


Timori profondi legati a una particolare area del corpo modificano l'afflusso di sangue a quella determinata area. Per esempio, le donne che temono il sesso, o una gravidanza indesiderata o non si sentono sicure di sé, possono soffrire di disturbi ginecologici.


La mente taglia letteralmente fuori una parte del corpo che pensa di non poter amministrare e quando l'afflusso di sangue diminuisce, l'organo interessato inizia ad atrofizzarsi e diventa più vulnerabile alle infezioni esterne o sviluppa cellule maligne al suo interno, in quanto non può funzionare bene senza il giusto rifornimento di sangue.


Paure di lunga data, a volte risalenti all'infanzia, possono portare a cattive abitudini respiratorie. Molti hanno effettivamente paura di respirare nella maniera giusta e ciò significa che i polmoni non possono svolgere bene il loro lavoro. Anni e anni di respirazione sbagliata però possono portare a squilibri nella composizione chimica del sangue e questo è un esempio eclatante di come la paura giunga a influenzare addirittura il funzionamento di tutto il corpo quando la respirazione diventa cronicamente superficiale.


Il respiro profondo invece, associato al rilassamento e alla calma, è uno degli effetti secondari positivi del riso, perché non si può ridere e respirare superficialmente allo stesso tempo.

Quando la paura raggiunge il massimo livello, il cuore reagisce "andando su di giri" e accelerando i battiti per facilitare la fuga, nel caso in cui esista una possibilità di scampo. Ma quando tale possibilità non esiste perché la paura è insita nella mente, il cuore rimane costantemente "su di giri", pronto ad affrontare un attacco che non avverrà mai. Chi è costantemente in preda all'angoscia e all'ansia, anche quando non c'è nulla da temere, tende ad avere un eccesso di adrenalina in circolazione; in questi casi il corpo finisce spesso per dichiarare lo stato di emergenza e costringe al riposo soccombendo a una malattia.


Più lo stress è grave e di lunga data, più seria è l'eventuale malattia. Il nostro corpo infatti reagisce allo stress emotivo come a una minaccia fisica, perché il sistema nervoso autonomo, che controlla l'emissione di adrenalina, non fa distinzione tra i due.

Se fossi un dittatore, metterei all’indice questo libro. Ordinerei di far bruciare tutte le copie in piazza, e seppellirei l’autore in prigione.

Ma se fossi un buon governante, lo farei adottare come testo, per studenti e professori, in tutte le scuole e in tutte le università.

Lo farei distribuire gratuitamente nelle stazioni, negli aeroporti, nei luoghi di lavoro.

E probabilmente passerei alla storia come uno dei più grandi benefattori dell’umanità.

Leggete quel che segue, e scoprirete il perché.

2.  Film in metropolitana: il potere contagioso della risata

Se non ridi, non entri nel regno dei cieli