Scott Peck
Audio 1
Secondo Scott Peck, ci sono 4 principi che favoriscono la crescita personale e spirituale, anzi sono necessari affinché essa diventi reale:
1.rinvio della gratificazione
2.assunzione di responsabilità
3.dedizione alla verità
4.bilanciamento o via di mezzo
Peck definisce i 4 principi come “disciplina”, capacità di darsi delle regole sane e di rispettarle.
Disciplina, discepolo, discernere, hanno la stessa radice. Il discepolo apprende dal maestro a discernere, e la pratica del discernere costituisce una disciplina che va coltivata nel tempo per produrre i suoi frutti.
I frutti sono la crescita della consapevolezza, o della coscienza di sé e del mondo, e con essi la fine della sofferenza nevrotica o innecessaria.
Che cosa è la nevrosi? Secondo l’elegante definizione di Jung, la nevrosi è il sostituto della sofferenza necessaria.
Il discepolo che apprende l’arte della disciplina, impara a discernere, sviluppa consapevolezza, diventa leader di sé, e alla fine diventa maestro.
Amare noi stessi significa realizzare il nostro bene. Noi stiamo bene quando realizziamo la nostra natura spirituale, cioè portiamo a compimento la nostra evoluzione. La disciplina, quindi, è amore in azione.
1. Rinvio della gratificazione
Audio 2
Siamo capaci a rinunciare a qualcosa adesso, per ottenere qualcosa di più importante in futuro? Ad esempio, siamo disposti ad alzarci più presto al mattino per fare attività fisica e migliorare la nostra salute, rinunciando al piacere di sonnecchiare ancora un po’? Siamo disposti a dedicare tempo alla lettura, alla meditazione e ad altre pratiche evolutive, rinunciando a piaceri più facili come bere, mangiare dolci, fumare, guardare la TV?
Rinvio della gratificazione può tradursi in quest’altro principio:
avere il coraggio di affrontare la sofferenza necessaria. Sofferenza temporanea, talvolta anche molto breve, ma inevitabile.
Chi, per pigrizia o paura, vuole evitare o rinviare la sofferenza necessaria, diventa preda della sofferenza nevrotica, e alla lunga della malattia mentale.
Quindi:
rinvio della gratificazione
=
affrontare subito la sofferenza necessaria
Evitamento e rinvio sono sintomi di carenza di disciplina, di leadership, di amore per sé.
Per praticare questo principio, occorre riconoscere e accettare la prima delle quattro nobili verità insegnate dal Buddha: la vita è difficile.
Soltanto riconoscendo questa realtà, si smette di lamentarsi per le difficoltà che si incontrano, e le si considera per quello che sono: prove necessarie a temprare il carattere ed evolvere verso livelli più elevati di consapevolezza.
Paradossalmente, proprio quando si accetta che la vita è difficile, essa smette di esserlo. Al posto dell’insoddisfazione e della depressione, scopriamo dentro di noi la gioia dell’essere.
Inutile dire che la società dei consumi, basata sulla pubblicità e sulla proliferazione dei desideri, sembra costruita apposta per ostacolare la crescita spirituale delle persone. Persone insoddisfatte e poco evolute sono il pubblico necessario a mantenere lo sviluppo della produzione e dei consumi. A scapito della salute della mente individuale e collettiva, e della terra che ci ospita.
2. Assunzione di responsabilità
Audio 3
Diventare responsabili significa acquistare la capacità di rispondere, anziché reagire e attribuire la responsabilità agli altri o alle circostanze.
Reagire è un’azione meccanica, precorticale: stimolo - reazione.
La risposta richiede un esercizio di intelligenza assai maggiore: essa è mediata dal controllo corticale, in particolare dai lobi prefrontali, il cui maggiore sviluppo ci distingue dalle specie a noi prossime.
Diventare responsabili significa uscire dallo stato di minorità, compiendo il passaggio verso l’età adulta. Significa rinunciare alle dipendenze, essere attivi anziché passivi, essere leader di sé.
Alcune persone si rifiutano di attraversare questo passaggio, e ne pagano il prezzo tutta la vita (di solito senza trascurare, per generosità, di coinvolgere parenti e amici in questa impresa).
Ci sono due disfunzioni che riguardano la responsabilità:
i nevrotici si attribuiscono troppo responsabilità, colpevolizzando se stessi
le persone con disturbi del carattere, fanno il contrario: colpevolizzano gli altri
In ogni persona si trovano elementi dell’uno e dell’altro disturbo.
Quale è il principale ostacolo a diventare responsabili? La rinuncia alla gratificazione immediata di far pesare su altri un carico che compete solo a noi: quello delle nostre scelte sbagliate. Non diventiamo adulti, perché è più comodo rimanere piccoli, nella speranza che altri si occupino di noi. Non pochi matrimoni segnano un passaggio dalla dipendenza dalla famiglia di origine alla dipendenza dal partner, che se accetta questo patto implicito, certamente non ha portato a compimento il passaggio sopra indicato: assumendosi la responsabilità di un altro sta semplicemente praticando la versione nevrotica della responsabilità.
3. Dedizione alla verità
Per guardare in faccia la realtà ci vuole coraggio. Il coraggio di abbandonare le illusioni compensatorie, che forniscono una fonte inesauribile di gratificazione immediata.
“Sin dall’inizio mi ha detto che non mi ama, ma non è vero. Io so che prima o poi si renderà conto che mi ama”
“Dice di non amarmi, e forse è vero, ma io lo aiuterò a risolvere i suoi problemi. Così sarà libero di amarmi”
“Non mi ama, ma conquisterò il suo amore”
“E’ andata con un altro, ma questo non vuol dire che non mi ama”
“Va con altre donne, ma sono sicura che ama solo me”
Il bambino non può rinunciare all’amore dei suoi genitori. Anche se non lo percepisce, continua a cercarlo. Non si può arrendere, perché l’amore dei genitori è indispensabile alla sua sopravvivenza.
L’adulto, che nei genitori non ha avuto una base sicura, facilmente rivive con un partner una relazione transferale: proietta inconsciamente su di lui l’immagine di un genitore e lo schema della relazione che aveva con lui. Quando scatta questo meccanismo, si sente innamorato in modo intenso, proprio perché si viene a riattivare l’antico amore per il genitore non soddisfatto. Amore che adesso cerca la soddisfazione, con l’antica urgenza e forza.
Il bambino interiore si attacca al partner e vuole da lui l’amore non ricevuto da piccolo. Perché questo transfert si possa attivare, occorre che la situazione attuale fornisca un qualche aggancio allo schema: ad esempio l’uomo è chiuso e un po’ scostante come era il padre della donna.
Se una persona è libera da transfert, la sua visione della situazione è limpida: vede ciò che c’è da vedere. Vede se l’altro è amorevole e gentile, o se è sgarbato, se si rende prezioso, se è critico ecc. Nel primo caso, si apre all’amore, nel secondo si tiene a sufficiente distanza.
Durante l’azione del transfert, si crea un filtro tra la persona e la realtà: un filtro deformante. La persona non vede la realtà, ma la sua deformazione attuata attraverso il filtro. Avendo bisogno di amore - bisogno infantile non risolto - cerca di soddisfarlo adesso. Come? Creando delle illusioni, delle fantasie, che generano una gratificazione immediata. La ripetizione di fantasie gratificanti diventano un alimento per la psiche, una sorta di dinamo, che apre il serbatoio dell’energia vitale, come se fossero vere e reali.
Il cervello, ad un certo livello - quando è in stato di trance, non distingue tra immagini costruite e realtà! E l’innamoramento è la forma più potente di trance che conosciamo.
“Ieri non mi ha voluto vedere, perché era preoccupato dal suo lavoro”. In realtà i segnali c’erano tutti: non ha voluto vederti perché non gli faceva piacere. Ma tu ti racconti che non poteva, così salvi l’illusione gratificante.
La gratificazione fondata su illusioni ha il fiato corto: prima o poi la realtà fa il suo ingresso nella scena. Talvolta in modo drammatico. Posso illudermi di avere un talento straordinario per la musica, ma se non lo possiedo, il mondo interverrà presto a dimostrarmelo.
La perdita di un sogno genera depressione. Cioè dolore. Più era grande il sogno, più grande è il dolore.
E’ ben comprensibile che la persona si difenda dal dolore, finché può.
Ma questo atteggiamento ha un nome: nevrosi, cioè un sostituto alla legittima sofferenza.
Quando la realtà irrompe, la sofferenza necessaria può essere rinviata ancora una volta, mediante la creazione di un’altra illusione. Nevrosi su nevrosi, come gli strati di una cipolla.
Ecco perché molti rifiutano il lavoro terapeutico: perché c’è una parte di sofferenza che bisogna affrontare. Finché si persegue la gratificazione immediata, questo passaggio è impossibile.
Qualcuno sostiene che ciò che si può ottenere da una terapia non è certo la felicità, ma solo una sostenibile infelicità. Una visione indubbiamente pessimista e nichilista, che non incoraggia certo le persone a intraprendere un percorso evolutivo: se i risultati sono questi!
La mia opinione è che chi si esprime così ha svolto un lavoro parziale su di sé: non ha toccato le fondamenta dell’essere. La vera natura della mente incondizionata è gioia e amore.
I nichilisti obiettano che esprimersi in questo modo produce pericolose illusione: la terapia non può fare miracoli.
Hanno ragione. I miracoli non può farli nessun terapeuta e nessuna terapia. I miracoli, che non sono miracoli, quando avvengono, sono frutto di impegno e lavoro, di retto sforzo, nella giusta direzione.
Non si impara a suonare il pianoforte coltivando semplicemente il desiderio. Così non si impara a sciogliere i propri nodi, finché si rimane dipendenti e non si decide di assumersi i propri carichi.
Scott Peck sostiene che molte persone si allontanano dalla terapia perché è faticosa, richiede sforzo, impegno, e l’accettazione della sofferenza. La resistenza più grande è la pigrizia, l’inerzia.
E questo ci riporta al punto 1: l’incapacità di rinviare la gratificazione facile, l’incapacità di affrontare le salite che ci sono da compiere.
4. Bilanciamento o via di mezzo
... (testo disponibile a breve)