Kaushik
Le illusioni della mente
da Alchimia organica
Voci correlate: Balsekar, Dualismo, Kabat Zinn, Mente funzionale, Metamodello 2, Raphael
maggio 2011

Parole chiave
Io frammentato, confusa massa di emozioni e pensieri, conflittualità delle parti, illusione dell’Io, integrazione psichica, Ego/Anima, osservatore/osservato, maschile/femminile, proiezione, arrendersi, abbandonare il controllo
La mente umana è frammentata, e in tale stato è una massa amorfa.
Non ha forma né individualità.
Tutti parliamo di ‘ io ‘, ma l’io non esiste.
Un io frammentato non ha esistenza reale.
‘ Io ‘ sono una confusa massa di emozioni, sentimenti, pensieri, istinti, abitudini e stimoli.
Ogni parte del mio essere è in conflitto con altre parti. Non c’è in effetti un io, ma solo una massa di energie in conflitto che chiamo ‘io ‘.
Creare un’integrazione o individualizzazione significa trasformare e integrare la psiche, formare l’anima.
Pochi di noi possiedono un’anima. Siamo soltanto questo confuso ammasso di emozioni, sensazioni, idee e impulsi.
Pochi possiedono un’anima. L’anima è frutto di integrazione psichica. L’anima è ciò che dà unità alla psiche, la rende coerente. Ci rende possibile essere integri, essere la nostra parola, onorare la nostra parola come noi stessi, rispettare promesse e impegni, promettere solo ciò che possiamo mantenere, porci mete che sono realizzabili. Ma questo non è possibile se viviamo in perenne conflitto tra parti, consce o inconsce. Se non compiamo un lavoro di integrazione, siamo solo un ammasso amorfo di emozioni, pensieri, sentimenti, istinti, abitudini, che chiamiamo ‘io’. Ma in realtà un’io frammentato non è neppure un io, è solo un’illusione di ‘io’. L’io presuppone integrazione, almeno parziale, continuità nel tempo, congruenza.
Molti maestri, come Krishnamurti, Vimala Thakar, i maestri Zen, i Buddisti, la filosofia Sankhya e molti altri hanno parlato dell’osservatore. Ma avete mai visto voi stessi cosa sia in realtà l’osservatore? Nel linguaggio simbolico (alchemico), l’osservatore è il mercurio, perche il mercurio è un metallo insolito, liquido e solido allo stesso tempo. L’osservatore è anch’esso sempre fluido, non è mai fisso. Se fosse qualcosa di fisso, potreste trattarlo con facilità. Ma è variabile, mutevole e instabile. È il maschio. L’osservato è la femmina, lo zolfo. Se usassi la terminologia simbolica dei Purana, l’osservatore sarebbe Shiva e l’osservato Parvati o Shakti.
Avete mai visto quale sia nella vostra mente il rapporto tra osservatore e osservato? Quando guardo il mondo o guardo voi, io sono l’osservatore e voi l’osservato. Ma cosa avviene? Non vi sto guardando, vi sto classificando e interpretando. In altre parole, nel momento in cui comincio a guardare, c’è una proiezione. A livello della mente umana non c’è osservazione, ma solo proiezione. Non lo fate consciamente. Non vorrei proiettare, vorrei osservare, comprendere ciò che siete. Ma proiettare è nella natura dell’osservatore; non appena volete osservare qualcosa, ha inizio una proiezione involontaria. Non siete in grado di guardare l’osservato, state solo guardando l’osservatore. Ogni volta che vi guardo, proietto il mio proprio contenuto conscio e inconscio su di voi. Questa è la ragione per cui è tanto difficile vedere.
Goethe poneva questa domanda: “qual’è la cosa più difficile in assoluto?” Ecco la sua risposta: avere una cosa davanti agli occhi e vederla così come è.
Così come non c’è un io reale, che presuppone integrazione della psiche in un’Anima, non c’è un vero osservatore. Quando crediamo di osservare, in realtà stiamo proiettando noi stessi sull’osservato. Non vediamo la realtà così come è, ma la deformiamo attraverso le nostre proiezioni.
Tutto ciò che non conosciamo di noi, lo proiettiamo sugli altri. Un io frammentato, di volta in volta si identifica in una parte, e le parti di sé che non vede, le proietta fuori di sé. Per smettere di proiettare e vedere davvero l’osservato, occorre che la psiche venga integrata attraverso la formazione dell’Anima.
Ci si può chiedere cosa sia questo ‘ vedere ‘. È qualcosa di mistico, di speciale? È molto semplice, se capite cos’è il non vedere. Quando c’è proiezione, non vedo. La proiezione impedisce di vedere, distorce la visione. Le stesse proiezioni non sono stabili. L’osservatore proietta pensieri e immagini, a volte a livello conscio, a volte a livello inconscio, dividendo, valutando e confrontando. Questa fluidità e inconsistenza dell’osservatore è il più grande ostacolo nella percezione. Qui si crea l’illusione, perché non posso mai approdare all’osservato.
La proiezione impedisce di vedere. E le stesse proiezioni non sono stabili. Che cosa si proietta? Si proiettano pensieri ed immagini, a livello conscio ed inconscio. E questo porta a dividere, separare, valutare, confrontare. Non siamo in grado di osservare senza giudicare. Ma il giudizio, che ci separa dall’Anima o impedisce la sua formazione, non ci consente di vedere la realtà così come è.
Il giudizio diventa quindi la fonte di tutti i nostri problemi, perché genera uno stato problema di fondo, che possiamo definire Ego.
Krishnamurti diceva che osservare senza giudicare è la più grande forma di intelligenza. Per comprendere, occorre saper lasciar andare il giudizio. Separandoci dal mondo e da noi stessi, il giudizio ci impedisce di vedere la realtà dell’interessere (siamo tutti uno) e dell’impermanenza (tutto cambia e si trasforma).
L’osservato, il principio femminile, è sempre separato dall’osservatore. O possiamo anche dire che osservatore e osservato sono frammisti e confusi l’uno con l’altro.
L’osservatore crede di vedere l’osservato e di corrispondere con esso, ma è preso nella trappola dell’illusione. La proiezione dell’osservatore non è neppure completa, poiché vede qualcosa dell’osservato e qualcosa di se stesso. C’è confusione e mescolanza tra i due, una massa informe.
Più precisamente, l’osservatore vede parti di sé e dell’osservato, confuse insieme. La proiezione non è completa. Si crea mescolanza tra osservatore e osservato.
L’osservatore, il mercurio, deve essere purificato. Nella terminologia alchemica classica, il fluido mercurio deve essere reso stabile.
L’osservatore deve essere purificato, reso stabile, distinto dall’osservato. Distinto, in grado di distinguere e smettere di proiettare. Purificare l’osservatore significa formare un’Anima.
Osservate la vostra mente: cosa avviene alla vostra mente, allorché si rende conto di non potersi purificare tramite un metodo o un sistema? Non è più fluida, non è più in uno stato mercuriale. Diventa stabile e quieta. Capite? Il mercurio si stabilizza da sé quando si rende conto che non esiste modo per purificarsi e stabilizzarsi. Se quella massa inerte e promiscua può capire questo semplice fatto, è il risveglio dell’intelligenza, la trasformazione ha avuto inizio.
La mente diventa stabile e quieta quando si arrende, quando si rende conto non di non riuscire a purificarsi. Paradossalmente, più cerchiamo di osservarci, di cambiare il nostro io, di renderlo stabile, più diventa fluido, inconsistente, conflittuale. Quando è la mente preoccupata ad osservare se stessa, la preoccupazione aumenta il problema dell’instabilità e del conflitto. La mente preoccupata è Ego. Quando l’Ego osserva se stesso, l’Ego cresce di dimensioni, e l’Anima si fa più piccola. Osservare se stessi è utile se lo si fa dall’Anima, non dall’Ego. Osservare dall’Anima fa crescere l’Anima. Ma l’Anima, sentendosi parte del tutto, non giudica mai, non crea separazione, e quindi può vedere la realtà così come è, senza aspettative, scopi, mete, paure, bisogni. La mente è scopo, insegna Osho. Mi arrendo, lascio andare ogni scopo, e posso accedere all’Anima. A quel punto percepisco la realtà come è, e posso agire in modo intelligente e funzionale al contesto. Senza sforzo, in armonia, setendomi nel flusso. Cessa la preoccupazione di sé, il tempo si dilata, i bisogni fisici non premono più, si è totalmente immersi nell’azione, che avviene in modo impersonale e impeccabile perché si è guidati da un’intelligenza più grande, di cui ci si sente parte.
L’anima non è interessata agli oggetti, intesi come frammenti separati. A questi è interessato l’Ego, perché vive di scissioni e le proietta fuori di sé. L’anima è interessata alla buona qualità delle relazioni, che chiamiamo qualità dell’essere o qualità dell’amore. Quando siamo nel flusso, e ci sentiamo parte di qualcosa di più grande, siamo in stato di amore, lo stato con cui Mozart componeva la sua musica.
Più l’Anima è stata coltivata, più è cresciuta in dimensioni e stabilità, maggiore è la resilienza della persona. Cioè più rapida diventa la sua capacità di disidentificarsi dagli stati problema e riconnetersi ad uno stato di risorsa animico.
L’intero processo, come ve l’ho descritto, sembra richiedere un periodo di tempo assai lungo per prodursi, ma nel preciso istante in cui l’osservatore si accorge che non esiste via o mezzo alcuno per purificarsi è stabilizzarsi, esso diventa stabile. Quando la mente non è più in movimento, anche l’osservatore non si muove più in alcuna direzione, non si travaglia più cercando di uscire dal guscio, di purificarsi, di stabilizzarsi, di trasformarsi. E’ estremamente importante capire che, per quanto cerchiate di trasformarvi non ci riuscirete mai.
Chi legge questo libro potrebbe essere tentato di iniziare a praticare qualche metodo, pensando di essere diventato un alchimista e di essere in procinto di stabilizzare il proprio osservatore. Ma in questo modo non accadrà mai. Quando l’osservatore o io dice: « Voglio stabilizzarmi », non si stabilizzerà, ma diventerà più ottuso, si sclerotizzerà e distruggerà se stesso. Non diventerete la pietra filosofale o la pietra di paragone, ma una vera e propria pietra: non rendete l’osservatore simile a una pietra insensibile praticando l’alchimia. Non dite: «Voglio cominciare a trasformarmi». L’opera ha inizio quando vedete ciò che è possibile e ciò che è impossibile per voi. Il momento in cui capite che qualunque cosa facciate è impossibile cambiare, inizia il mutamento.
Da questo punto in poi l’alchimia e la sua terminologia diventano un paradosso. A meno che la mente sappia pensare e vedere in termini di paradossi, non potrà mai comprendere la realtà. Quando l’intelletto si accorge di non avere mezzi a propria disposizione per trasformare se stesso, ha inizio la trasformazione. Vedere l’impossibilità della trasformazione, è l’inizio del vedere. Vedere che sono una massa di idee confuse, di emozioni e di istinti, che non ho mezzi per cambiare e che non posso realmente cambiare perché proietto me stesso, è il primo passo verso un mutamento della coscienza.
L’io è cieco, l’osservatore è cieco. Quando pensa di vedere, non vede affatto, ma proietta. Dobbiamo accettare questo fatto, perché non possiamo farci nulla. Nel vedere l’impotenza e la limitatezza dell’osservatore, ha inizio il mutamento.
Come dice Bateson, si può guarire dall’alcolismo solo quando ci si arrende e si ammette di non poter controllare la bottiglia. La purificazione inizia da un paradosso: la rinuncia, la resa, l’ammissione dell’impotenza. Fino a quel momento, la mente controllante, narcisista, separativa, ha il sopravvento. E il controllo significa paura. Finché c’è paura, c’è scissione e frammentazione. Non è possibile cogliere l’unità.
Solo quando l’Ego collassa, l’Anima prende il sopravvento. Talvolta ciò richiede l’incontro con difficoltà insormontabli e sofferenze inaudibili. Solo lì l’Ego ammette la sua impotenza, e lascia il passo a qualcosa di più grande.