Raimon Panikkar









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Panikkar e il dialogo interreligioso
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Dalla frammentazione all’unità nella conoscenzaPanikkar-Dualismo.htmlPanikkar-Dualismo.htmlPanikkar-Dualismo.htmlPanikkar-Dualismo.htmlshapeimage_9_link_0shapeimage_9_link_1shapeimage_9_link_2shapeimage_9_link_3
Dualismo e cultura occidentaleDualismo_e_cultura.htmlDualismo_e_cultura.htmlshapeimage_10_link_0shapeimage_10_link_1
 Il dialogoPanikkar.htmlshapeimage_11_link_0
Il compito della filosofia
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Principio di ontonomia


Errore fondamentale: squilibrio tra i pesi assegnati a ciascuna delle facoltà dell’uomo.


E’ necessario che ogni cosa trovi il suo giusto posto nell’economia del tutto, senza prevaricazioni (eteronomia) e senza smanie di indipendenza (autonomia) =  ontonomia


  1. In Aleph PNL umanistica: v. simbolo della bilancia, del giusto mezzo, della proporzione o dell’armonia, della crescita organica, della differenza-ricchezza biologica (ogni cosa è necessaria in funzione di determinate circostanze).




Logos


Al logos va riconosciuto il suo ruolo, ma anche i suoi limiti:


– ruolo (di spicco all’interno della filosofia) che consiste da un lato nell’illuminare e nel chiarire, dall’altro nel controllare e criticare: non è possibile accettare ciò che contraddice il logos (ciò che è contrario al principio di non contraddizione); in questo senso il logos esercita un diritto di veto su ciò che viene ad esso sottoposto.

limiti, quello inferiore (il mito, il “non-pensato”) e quello superiore (il pneuma, l’“impensabile”, di cui si parlerà tra poco): accettare il fatto che la realtà si estende sia al di sopra sia al di sotto del pensabile e del dicibile.


Compito del Logos è quindi anche prendere coscienza della sua provenienza dal fondo oscuro del mito, dal fondo dei pre-giudizi sui quali si fonda ogni possibile giudizio. Il mito fa quindi parte a buon diritto della filosofia come terreno al di sopra del quale il logos cammina.




Presupposti mitici

su cui poggia ogni pensiero


Il mito è il terreno nel quale ogni singolo pensiero germoglia.


Solo nel dialogo è possibile portare alla luce i propri presupposti mitici e dar luogo a una demitizzazione che permetta di allargare i propri confini. È sempre l’altro, infatti, ad accorgersi che io do certe cose per scontate, così come è sempre l’altro che, alle mie orecchie, parla con un certo accento; da qui la nascita di quella che, come abbiamo visto, Panikkar chiama filosofia imparativa.


Il mito è il terreno nel quale ogni singolo pensiero germoglia.

Bisogna operare su terreni diversi se si vuole ottenere una mutua fecondazione tra le rispettive piante (i pensieri). Oggi, un pensiero che non venga fecondato tramite l’apporto interculturale è destinato a rimanere sterile, nella teoria come nella prassi.


  1. Riflessione su Aleph PNL umanistica: lavoro interdisciplinare di base, validazione crociata, sviluppo di una mentalità correlativa, anziché disgiuntiva. Il dialogo tra pratiche e discipline diverse, mette in luce i presupposti, i miti su cui esse si fondano. Ogni disciplina tende ad arroccarsi su una serie di miti condivisi dai suoi specialisti. Carlo Sini li chiama “superstizioni” (Idoli della conoscenza, Raffaello Cortina). In questo modo la disciplina diventa opaca a certi aspetti della realtà, e alla fine rischia di diventare fondamentalista, pericolosa o sterile.

  2. Chi si identifica in una disciplina, frequentandola in modo esclusivo, finisce per fare suoi i presupposti impliciti su cui si la disciplina si fonda. Non li vede più come scelte, presupposti tra molti possibili, ma come l’unica realtà. E’ pronto a ridicolizzare, svalutare o combattere, quindi, con chiunque condivide altri presupposti. Cessa quindi di imparare, e, senza accorgersene, si consegna alla violenza.




Dialogo interreligioso


In nome delle religioni si sono compiuti gli atti più eroici e coraggiosi dell'umanità, ma anche quelli più osceni e immorali, come gli ultimi di cui l'occidente è stato vittima.

I diversi credo non possono più vivere in uno splendido isolamento.

Soltanto in Europa ci sono venticinque milioni di musulmani: l'incontro (o lo scontro) non può dunque più essere evitato.

Oggi è indispensabile una mutua fecondazione di Oriente e Occidente, un dialogo "intra-religioso", che mantenga cioè, nello scambio, l'identità delle religioni diverse”.




Pluralismo


Il pluralismo è l'ammissione della mia contingenza, per cui io non ho il monopolio della verità né posso capirla tutta. Il pluralismo è la guarigione dall'assolutizzazione, cioè dall'idolatria. E' il riconoscimento della relatività e della bellezza straordinaria di tutte le tradizioni, per cui ciascuno deve seguire il proprio cammino.


“Se sono convinto di avere ragione, di essere colui che possiede la verità, di essere il più forte e penso di avere tutte le risposte, che dialogo è? Mi chiuderò al dialogo, pensando che l'altro non sia in grado di capirmi, e poi mi lamenterò della sua chiusura”.


Il dialogo presuppone la metanoia o il metapensiero = posizione meta, disidentificazione dalle proprie assunzioni e pregiudizi (paranoia = distorsione del pensiero)

Rinuncia alla pretesa che ciò che è valido per me lo sia per tutti.


Senza la rinuncia ai propri pregiudizi che frapponiamo tra noi e l'altro, è difficile far nostro quel monito evangelico di vedere prima la trave nel nostro occhio della pagliuzza in quello dell’altro.


“Tutti i teismi sono divenuti strumento di oppressione nelle mani di chi detiene il potere”.


Non c'è, infatti, una cultura globale: non sarebbe cultura. Non esiste prospettiva globale ("nemmeno Dio, dice il Talmud, ha una prospettiva globale").


Non c'è e non può esserci una religione universale; non c'è un ordine ideale o perfetto, né politico, né economico, né umano, al livello del concetto e dell'intelligibilità.


Le alternative al pensiero unico, alla cultura globale sono soltanto provvisorie, secolari e pluraliste.

Si tratta di decentralizzare le strutture economiche, politiche, psicologiche, etiche, fuori di sé e dentro di sé, per ritrovare il senso di una vera centralizzazione: una realtà d'ordine superiore, ove il centro sia dappertutto.


"Corpo mistico di Cristo, buddhakaia, atman-brahman, ecc., sono altrettanti simboli tradizionali che esprimono questa intuizione”.


Il senso della vita umana non consiste allora nello scalare i più alti vertici della piramide umana in una lotta a morte contro il tuo vicino (competizione), ma nel trovare il mio centro concentrico con tutti gli altri centri dell'universo e così collaborare al sostegno del mondo.




Ancora sul dialogo



Dialogo dialettico:

discussione per avere ragione, esiste una ragione…


Dialogo dialogale:

incontro tra culture diverse,

consapevoli delle proprie peculiarità…


Solo partendo dal dialogo dialogale è possibile parlare di pluralismo. Nel momento in cui si accetta la contingenza della propria cultura e ci si rende consapevoli del fatto che non esiste una verità unica, si può aprirsi all’Altro.


"Il pluralismo è molto più della tolleranza; nasce dalla consapevolezza dell’inconciliabilità tra le culture e dell’irriducibilità dei sistemi".


L’occidente ha imprigionato il resto del mondo nella logica dello sviluppo, pretendendo da esso un’evoluzione uguale alla propria, e stigmatizzando gli altri paesi con espressioni come "paesi sottosviluppati" o, nella migliore delle ipotesi, "paesi in via di sviluppo".


Occorre trovare una forma che accetti le distinzioni senza cadere nella separazione. Non è un caso che in duemila anni la cristianità abbia lasciato nell’ombra la Trinità: la Trinità è pura relazionalità e dunque un ostacolo alla giustificazione teologica del potere unico e assoluto della monarchia.


La religione non è un’istituzione, ma una dimensione umana. Che poi si sia istituzionalizzata è tutto un altro paio di maniche. Proprio per questo nelle religioni non monoteiste, come ad esempio l’induismo e il buddhismo, simili problemi non si pongono.


Fondamentalismo significa avere alcuni fondamenti, punti fermi imprescindibili, senza i quali si pensa che la vita non abbia senso. Bisogna vedere però a che livello uno ponga questi fondamenti, quale importanza attribuisca loro. Tutti siamo dunque in qualche modo fondamentalisti. Personalmente mi sento più minacciato e sono più critico nei confronti del fondamentalismo cristiano che non di quello islamico. Perché è più sottile, più intelligente, più pericoloso e ha più denaro. Invece che di fondamentalismo però preferirei parlare di fanatismo, che è l’assolutizzazione di una sola religione, di una sola cultura, di una sola forma di vita.

Proprio per questo chi non conosce altre religioni all’infuori della propria ha la tendenza ad assolutizzare e a diventare fanatico.




Condizioni del dialogo


Quali sono le condizioni per realizzare un fecondo dialogo interculturale?


Innanzitutto non bisognerebbe sentirsi autosufficienti. Se io mi considerassi autosufficiente, che sarebbe il primo passo verso l’assolutismo o l’assolutizzazione delle mie idee, non avrei bisogno dell’altro: ti rispetto, ti amo anche, dunque ti lascio percorrere indisturbato il tuo cammino. Questa è la concezione del Dalai Lama, il quale ritiene che le religioni siano linee parallele che procedono senza incontrarsi mai. Io penso invece che le religioni, come dimostra la storia, si incrocino continuamente, non necessariamente in maniera violenta; certamente però non sono linee parallele. L’esperienza deve farmi capire che io non sono autosufficiente e che in qualche modo ho bisogno dell’altro per completare o riconoscere meglio me stesso. In questo senso il dialogo è necessario.


Sul principio molti sono d’accordo, ma come tradurlo in pratica?


Come prima condizione, non sentirsi autosufficienti, né individualmente né come popolo. In secondo luogo, scoprire se stesso nell’altro: scoprire nello straniero parte di me stesso.


  1. Aleph PNL umanistica:

  2. – ubuntu, principio ologrammatico, ognuno contiene gli altri, come parte della propria ombra

  3. – ascoltare, dialogare = arricchire la propria esperienza del mondo.

  4. – ascoltare l’altro = scoprire una parte di sé

  5. – dialogo = riconoscere la propria ombra …



Se io scoprissi nell’altro una parte di me, sarei più curioso di scoprire cosa pensa, cosa sente, proverei una forte spinta a conoscerlo.


Non si conosce se non si ama. Non si ama se non si conosce.


Da tutto questo ovviamente nascerebbe il dialogo, la conversazione, lo scambio. Vorrei ricordare ancora un altro atteggiamento fondamentale: l’arte di saper ascoltare, che non è facile. Per capirti devo capire ciò in cui credi, e se non credo in qualche modo a ciò in cui credi non ti capisco veramente. Prendo un esempio dall’attualità di quest’ultimo periodo. Se io pensassi che i sostenitori del libero mercato sono solo esseri cattivi, egoisti, in malafede, non arriverei mai a comprenderli, a incontrarli. Anche in ciò che apparentemente ci ripugna c’è qualcosa da capire, su cui dialogare, con cui arricchirsi, a cui andare incontro.


  1. Essenza di Aleph PNL umanistica

  2. – distinzione Ego/Anima

  3. – Ego = potere;   Anima = amore

  4. – vedere nell’altro l’anima, dietro la facciata dell’Ego e del copione

  5. – altro = non solo singola persona, ma anche gruppo, organizzazione, ideologia, disciplina, scienza, arte, filosofia, religione

Dialogo


Appunti a cura di Mauro Scardovelli