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Raimon Panikkar









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Panikkar e il dialogo interreligioso
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Dalla frammentazione all’unità nella conoscenzashapeimage_10_link_0shapeimage_10_link_1shapeimage_10_link_2shapeimage_10_link_3
Dualismo e cultura occidentaleDualismo_e_cultura.htmlDualismo_e_cultura.htmlshapeimage_11_link_0shapeimage_11_link_1
 Il dialogoPanikkar.htmlshapeimage_12_link_0
Il compito della filosofia
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Commenti sul libro “Ecosofia”

di Mauro Scardovelli





  1. -Il libro “Ecosofia” di Raimon Panikkar potrebbe essere preso come introduzione alla visione di Aleph

  2. -Panikkar fa una critica molto serrata della scienza moderna: : “La scienza moderna è perversa perché ha pervertito innanzitutto il senso stesso della parola scienza; scienza, in greco gnosis, in latino scientia, significa conoscenza piena. La scienza significava sempre questa specie di abbraccio, unione e comunione con la realtà; quindi è quella capacità dell’essere umano di entrare in contatto pieno con la realtà attraverso il sesto senso. E qual è il sesto senso? Non è nessuno degli altri 5 sensi: è l’intelletto che però deve nutrirsi degli altri 5 sensi.

  3. La conoscenza è fondamentale per realizzarci: noi andiamo realizzandoci man mano che conosciamo la realtà.” (“Ecosofia”, pag. 21)


  4. In questo troviamo un punto fondamentale di Aleph:

  5. conoscere il mondo interno e conoscere il mondo esterno simultaneamente: creare continuamente un ponte tra le due realtà



  1. -Panikkar dice: quando la scienza è diventata conoscenza oggettiva, in cui soggetto e l’oggetto si sono separati, ha fatto progressi enormi (come diceva Bacone è servita a dominare la realtà) ma questa visione è del tutto parziale e non è una visione saggia che possa servirci ad orientarci nella vita. Oggi infatti sappiamo con precisione la distanza tra la terra ed Andromeda (precisione che una volta ignoravamo) ma nel momento in cui il cielo che lo scienziato sta cercando non ha più niente a che fare con il nostro destino, allora questa ricerca ha più a che fare con una sorta di “curiositas” che con una ricerca saggia perché, come direbbero i buddisti, non porta alla fine della sofferenza, non ci fornisce una visione profonda della realtà e del modo in cui dobbiamo rapportarci con la realtà: non ci fornisce un’etica

  2. -oggi, dice Panikkar, ci troviamo in un momento nuovo in cui possiamo constatare che nessuna civiltà, religione, nessun pensiero è autosufficiente, da soli non ce la caviamo. Oggi ciò di cui abbiamo bisogno è una mutua fecondazione


  1. Ancora una corrispondenza coi principi Aleph: mettere in relazione, creare ponti fra discipline, modelli, visioni del mondo sapendo che ogni disciplina si fonda su dei presupposti che, non essendo visti dalla disciplina stessa, diventano dei miti a cui non sappiamo nemmeno di credere e che rimangono fuori dalla nostra coscienza (vedi Galimberti).

  2. E, come dice Panikkar, è solo attraverso il dialogo profondo di scambio e apertura che è possibile diventare consapevoli dei propri presupposti attraverso la visione dell’altro (vedi Porena)


  3. -l’uomo contemporaneo sta subendo una crisi molto diversa da quella illuminista o del rinascimento e questa crisi si chiama: frammentazione. La frammentazione dell’uomo, dice Panikkar, è scaturita dalla frammentazione della conoscenza (vedi Baricco): ci siamo specializzati così tanto che abbiamo ritenuto che la realtà si potesse spezzare in piccole particelle manipolabili (come consigliava Cartesio): questa metodologia, valida per una certa scienza, uccide  la realtà complessiva e rende impossibile la vera conoscenza; i sottosistemi ottenuti grazie ad una nuova astrazione non possono dare il comportamento del sistema complessivo (nella medicina moderna questo a portato a limiti molto gravi)


  1. In Aleph questo concetto è espresso dal simbolo dell’Ubuntu











  2. Nel momento in cui una qualità dell’essere viene separata dalle altre (separata dall’ubuntu) diventa un’inquinante; allo stesso modo non possiamo separare soggetto e oggetto, uomo e Dio…



  1. -… oggi ci siamo liberati del concetto di Dio: “Dio è morto…” ma il concetto di Dio, come unità di tutte le cose, non può morire perché è parte della realtà è inter-essere (ubuntu) lo dice anche la fisica quantistica. Quindi nel momento in cui separiamo uomo e Dio condanniamo entrambi ad una misera fine: l’uomo, separato da Dio, si separa dal cielo (de-sidera) e diventa preda dei desideri (o meglio dell’attaccamento ai desideri) alimentando il proprio Ego (vedi Ego/Anima) e perpetrando la frammentazione, non solo con Dio ma anche con gli altri esseri umani: “… ed è morto anche il prossimo” (vedi Zoja); un Dio, separato dall’uomo, così come è accaduto in passato, diventa trascendente, un mito staccato dalla realtà di tutti i giorni: da qui a creare dogmi e gerarchie il passo è breve

  2. -il passaggio da una visione così infantile (quella dicotomica, di separazione che è infantile perché è parte del meccanismo proprio di comprensione della realtà che utilizzano i piccoli) ad una visione profonda, mistica (cioè derivante dal mistero che nel suo senso più profondo significa “ciò che non possiamo comprendere completamente” perché è complesso e noi ne siamo parte) è possibile solo sviluppando umiltà che è una delle più alte forme di intelligenza

  3. -oltre alla conoscenza oggettiva (tecnologica) che è prettamente occidentale, oggi, dalla visione orientale, ci deriva un altro modello di conoscenza che è quella per identità: entro così in empatia con l’altro (che potrebbe anche essere una pianta o un minerale) da poterlo vedere e comprendere dall’interno.

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