Io conflittuale
Raphael
Voci correlate: Balsekar, Dualismo, Kabat Zinn, Kaushik, Mente funzionale, Metamodello 2
L’io conflittuale
Raphael, La via del fuoco, Asram Vidya
1.Possiamo vedere le cose e gli eventi senza porre in mezzo l’io-rappresentativo?
Possiamo osservare in modo diretto, un dato senza l’intrusione della mente che immagina? Possiamo essere puro fuoco contemplativo senza pensiero che descrive, e confronta?
Quando nel rapporto nasce l’io, questo si appoggia sul ricordo, sul paragone, sulla cultura, sulla distinzione e sulla «rappresentazione» della realtà, più che sulla realtà in sé.
2.L’io-accumulo erge barriere, dualismi, opposizioni e distanze. L’io è una stratificazione mentale, un riverbero focale tale da condizionare la vita di un Essere. La morte dell’io è la morte del dolore.
3.L’io vive e si perpetua commiserandosi e amandosi. L’io non è capace di puro amore, quindi di pura comprensione, perché è troppo occupato a creare meccanismi di difesa e di protezione.
L’io vede solo l’io, quindi se stesso. L’Amore radiante esige compiutezza e unità di coscienza. E’, quindi, nella trascendenza dell’io che la comprensione-amore può svelarsi limpidamente e senza sforzo.
L’io-Ego osservatore erige barriere, dualismi, opposizioni e distanze. L’io-Ego proietta e distorce la realtà perché vede solo se stesso. L’io-Ego è frammentato e conflittuale. Non è capace di amare, perché l’amore vero, o amore radiante, presuppone unità di coscienza. Presuppone cioè la formazione e lo sviluppo dell’Anima. Per amare in modo vero occorre disidentificarsi dall’Io-Ego e identificarsi nell’Anima
4.L’io critica e condanna la società senza accorgersi che la società è la somma di più io. Non avendo il coraggio di vedere la propria intrinseca miseria, la proietta all’esterno evadendo il problema di fondo e la sua conseguente soluzione. L’io predica sempre per gli altri, mai per sé.
5.Tutti gli opposti (come io, non-io) sono reciprocamente dipendenti per cui un dato viene determinato dal suo
opposto; esso può sussistere solo nel rapporto, e tutti i
dati che vivono di reciprocità sono aspetti modali di una
sola realtà: il pensiero; il che significa che sono simili.
Gli opposti, possiamo dire, si contengono a vicenda; quindi, portarsi verso un qualunque opposto non implica
uscir fuori dal quadro relazionale, ma muoversi sempre
nell’infradualità. Da ciò possiamo dedurre che imboccare il corridoio degli opposti è dolore.
Se vogliamo uscire dal condizionamento polare occorre rimanere nel punto al Centro (o senza pensiero), il che vuol dire risolvere e trascendere il cambiamento che è divenire.
Per uscire dalla sofferenza occorre uscire dalla danza degli opposti, creata dall’Ego e proiettata sulla realtà. Passare da un polo all’altro non elimina la sofferenza perché ci mantiene nella stessa danza: del potere, dell’oppressione, dello sfruttamento.
6.Quando diciamo di volerci trasformare dobbiamo comprendere che è sempre l’io a desiderare e progettare.
La nostra vera trasformazione avviene quando, cessando di volerci trasformare, rimaniamo fermi nel senza
moto mentale, nel senza tempo, al di là di ogni desiderare e causare.
7.La gente chiama intelligenza ciò che — in verità — rappresenta semplice abilità, virtuosità, destrezza dell’io in qualche attività espressiva umana.
A volte viene barattata con l’astuzia demagogica e la furbizia egoica. La vera intelligenza è quella che ci fa aprire le porte verso l’Accordo, l’Armonia, l’Amore e l’Infinito.
Ogni parola può essere intesa in senso egoico o animico. L’intelligenza egoica è astuzia, furbizia, destrezza, non vera comprensione. L’intelligenza animica non può prescindere dalle altre qualità dell’essere: giustizia, bellezza, armonia, amore ecc. E’ vera intelligenza, o intelligenza integrale, solo quella che le contiene tutte. Le altre sono forme di intelligenza parziale o locale, non ecologiche, incapaci di risolvere i problemi che l’Ego, individuale e collettivo, continuamente crea.
8.Vi è l’azione inerente all’io che, prima o poi, produce conflitto-dolore e l’azione che scaturisce dal « silenzio mentale » che rappresenta l’agire più vero, positivo e armonico. Riconosciamo che quando abbiamo trasceso il mondo della contraddizione del pensiero, quindi dell’io, abbiamo, altresì, trasceso l’azione incatenante. Occorre svelare l’azione senza azione, e ciò è caratteristica di una coscienza che ha compreso il funzionamento mentale.
L’azione guidata dall’Ego, quindi dalla mente conflittuale, prima o poi produce conflitto e sofferenza. Solo l’azione guidata dall’Anima, dalla mente silenziosa, non conflittuale, promuove armonia e benessere.
9.L’io annega nel tempo e il tempo cade, nella coscienza
affranta, portando acini di lacrime e di squilibrio.
10.Nel desiderare, l’io crea una distanza tra sé e l’even
to desiderato. Questa distanza è attesa, è divenire, è sforzo, è conflitto e dolore.
Nella morte dell’io l’Essere si scopre in quanto beatitudine senza oggetto, senza distanze, senza tempo.
11.Occorre distinguere tra l’Essere e l’essere, questo o quello; tra l’« Io sono ciò che sono » e l’« Io sono questo o quello », tra svelarsi senza nome e forma e il vivere per il nome e la forma: solo un atto di rpofondo discernimento può farci riconoscere la natura essenziale del nostro vero Essere.
12.Molti confondono l’auto-realizzazione con l’auto-affermazione o affermazione dell’io come individualità. Pensano che autorealizzarsi significhi accudire egoisticamente all’io, pensare all’io, addottrinare l’io, star dietro sempre a se stessi in quanto individui. Alcuni sono in buona fede, altri no, purtroppo.
Autorealizzarsi significa svelare l’Essenza principiale, la Compiutezza e l’Armonia che esistono al di là dell’io e di tutti gli attributi dell’io. Realizzarsi significa Conoscenza di sé, e conoscere veramente se stessi è la fine del conflitto, dello smarrimento, di ogni tipo di appropriazione; è il più bel dono che si possa offrire alla Vita, il servizio più proficuo verso gli altri.
Secondo la bella definizione di Nagler, violenza è violazione della verità fondamentale: la verità dell’inter-essere, che siamo tutti uno. E’ non violento solo chi pensa e agisce nella consapevolezza di questa verità. Autorealizzazione significa proprio questo: uscire dall’illusione della separatività, - illusione dell’Ego -, e accedere alla consapevolezza dell’impersonalità, cioé della non esistenza di un io separato. Realizzare se stessi significa conoscersi pienamente e portare in manifestazione le proprie qualità interiori, in modo da esprimere nel mondo la propria unicità.
13.L’io divide e rende frammentaria l’Unità; la realizzazione di sé rimette l’Unità al suo giusto posto. Tutte le
cose si risolvono nell’Unità e l’Unità è la meta di tutte
le Cose, il fine della « Via del Fuoco ». Non c’è più alta
consapevolezza se non quella di pervenire all’Uno-senza-secondo, alla Beatitudine senza oggetto, alla soluzione
stessa del Fuoco.
Conoscere se stessi nella propria totalità è la fine dello sforzo e di ogni tipo di paura. Una società realizzata produce una sintesi di Accordi si da portare nello spazio la vera gioia radiante.
Autorealizzarsi significa conoscere davvero se stessi, la propria vera essenza di essere individuato e distinto, ma non separato. Conoscere davvero se stessi significa conoscere la propria Anima. Autorealizzarsi significa disidentificarsi dall’Ego separativo e identificarsi nell’Anima unitiva. L’autorealizzazione, che è autotrascendenza dall’io, ponendo fine al conflitto e alla sofferenza, promuove tutte le qualità dell’essere. Come tale, è il dono più grande che un individuo possa fare agli altri.
15.Vivere significa agire e quando questo agire è causa di smarrimento e di conflitto possiamo mai dire di vivere veramente?
Per vivere realmente, e quindi armonicamente, dobbiamo saper agire, ma possiamo trovare un’azione scevra di vanità, di distinzione, di sopraffazione, di compensazione, di competizione, di avidità e di altre incompiutezze del genere?
C’è un’Arte del vivere che esige realizzazione. Il vero Essere è colui che, in ogni istante, risuona in Bellezza l’arpa dello spazio.
16.I pensieri degli uomini sono divisi in mio e tuo. Si parla persino del mio Dio e del tuo Dio. Questa scissione di mio e tuo è la causa di tutti i mali. Quando il mio e il tuo si risolvono nel nostro, allora è l’epoca della fruizione e dell’Accordo Armonico.
14. L’io — che è un’ombra frammentaria — divide il mondo in superiore e inferiore, in sopra e sotto, in buono e cattivo, in io e non-io. L’io è già il prodotto di una scissura mentale, e dove c’è scissura ci sono smarrimento e unilateralità.
L’io è il prodotto di una scissione mentale. Per sua natura è scisso e conflittuale. Proiettando se stesso, divide il mondo in superiore/inferiore, mio/tuo, buono/cattivo. E’ nella natura dell’io-Ego praticare il gudizio. Praticando il giudizio, l’io-Ego si separa dall’Anima, perde integrità, radicamento spirituale e capacità di amare.
17.Il « senso dell’io » è il rapportare ogni esperienza a sé, in quanto entità divisa e contrapposta. Ma non c’è esperienza — anche la più bella — che possa dare al « senso dell’io » la vera compiutezza. L’io è l’accumulo di desideri insoddisfatti, e la vera compiutezza non può trovarsi sul piano del desiderio, manella morte dello stesso desiderio, quindi dell’io. C’è un fatuo io che sperimenta nel divenire e un Fuoco-vita che svela se stesso nella sua incondizionatezza e impersonalità. Il primo è ignoranza accumulata, il secondo, che si dimostra con la morte del primo, è il vero Essere che è.
18.Solo con la Realizzazione si può scoprire il vivere senza un io accaparratore e conflittuale. La condizione coscienziale è quella di essere nel mondo, ma non del mondo. Liberi dall’io si è affrancati da tutti gli attributi inerenti all’io, il che significa essere veramente in pace con se stessi, e quindi con tutta la Vita.
19.Ogni reazione è frutto di un io frustrato e non corrisposto nella sua avidità e nella sua debolezza. Ogni reazione è ignoranza che va eliminata e risolta. Un uomo che si sia affrancato da ogni reazione ha rotto le catene della schiavitù.
Occorre distinguere tra: 1) reazione dell’amigdala e dei centri emozionali, 2) reazione dell’io-corteccia, 3) risposta dell’Anima o centro del cuore. Le prime due sono meccaniche, ripetitive, prevedibili. Solo a livello dell’Anima c’è libertà e capacità di rispondere in modo sano e creativo. Fine della schiavitù.
20.Chi è senza reazione vive il libero flusso della vita, vive sul piano delle non-resistenze, gode di una grande libertà. Chi ha superato ogni reazione ha trasceso ogni contrapposizione, ogni opposizione, e risolto il mio e il tuo.
21.La mente proietta il soggetto e l’oggetto (l’io e il non-io). Poi il soggetto vuole conoscere l’oggetto come fosse una cosa distinta.
In questa rincorsa per catturare l’oggetto in movimento, il soggetto non si accorge che l’oggetto non è altro che l’altra faccia di se stesso. Abbiamo, cosi, che il ladro si traveste da poliziotto per catturare il ladro che è sempre lui stesso. Gli opposti sono identici perché identica è la loro matrice.
La conoscenza discorsiva, rappresentativa o empirica è divenire, è processo, è ignoranza.
Ci sono delle dottrine che si appoggiano sull’evoluzione, senza accorgersi che evoluzione significa tempo e il tempo è una semplice invenzione dell’io che non sa comprendere l’eterno presente.
L’io è una immagine mentale, non una realtà in sé, e la mente, identificandovisi, la difende, la protegge e la nutre.
Noi siamo continuamente impulsati, costretti e incatenati dalle immagini mentali, dalle cristallizzazioni di pensiero; siamo imprigionati nella tela che ci siamo costruiti con la potenza proiettiva del pensiero. Comprendere il processo dell’imprigionamento significa essere liberi.
24.Vogliamo essere questo o quello, vogliamo perseguire ideali, coronare sogni e cosi via. Ma, chi vuole essere questo o quello e tutto il resto?
Qualcuno o qualcosa che, appunto, non è, poiché se fosse non potrebbe desiderare alcunché. Ora, l’io non essendo si illude di divenire; quindi si muove ed esperimenta trasmigrando, costretto dalla sua stessa incompiutezza.
Il Sé, dal momento che è, non si muove, non esperimenta
e non desidera.
Il Compiuto poggia sulla sua stessa compiutezza.
L’umanità ha parlato d’amore, ma l’Amore è ancora da scoprire e svelare. Quando ciò sarà fatto, la società vivrà nel più perfetto Accordo e nella vera compartecipazione di cuori.
25.Noi siamo in guerra gli uni con gli altri perché siamo in guerra con noi stessi. Non potremo mai stabilire l’Ordine, l’Accordo e l’Armonia fino a quando l’Armonia non sarà conquistata dalla coscienza degli individui. Chi asserisce che l’Ordine possa essere instaurato senza che sia, prima di tutto, realizzato nei singoli componenti del corpo sociale, è lungi dall’aver compreso la causa determinante del conflitto umano.
28. L’Amore è l’Accordo con la vita vera. Quando l’uomo vivrà nell’Unità del tutto comprenderà che ogni atomo di vita non è altro che una parte di se stesso. Questo riconoscimento infrange l’io acquisitivo ed egoistico e svela la Bellezza dell’Accordo.
26.L’io è un punto di riferimento coscienziale. L’individuo, avendo sempre rapportato le esperienze ad un me, ha favorito la cristallizzazione di un’entità separata e relativa chiamata io. L’io è l’aderenza alle cose, agli eventi, al corpo, ecc., del momento. L’« Io sono questo » dell’oggi non è l’« Io sono questo » dell’ieri. Ciò che dà continuità alla coscienza dell’io è la memoria, e la memoria è subcoscienza e condensazione imprigionante.
27.L’io scambia il suo egoismo e il suo desiderio per amore, ed è tale, ormai, questa forma-immagine, nella coscienza dell’uomo, che quando si parla di amore non si può non rapportarlo ad un’esigenza dell’io proprio o di altri.
Per il mondo dell’io, assecondare il desiderio di un individuo significa amarlo. La più grande debolezza dell’uomo, verso gli altri, è considerata amore. Da millenni.
29.L’io cerca conforto non soluzione, commiserazione non dialogo, erudizione non conoscenza, amore di sé non comprensione, ideali per perpetuarsi non il Silenzio che è Saggezza e Compiutezza. La « Via del Fuoco » implica la morte dell’io.