Dopo Spinoza, dopo Bacone, scienza e religione, arte e filosofia, si sono separate in quattro distinti fiumi della conoscenza. Fino ad abitare territori che non si toccano più.


Nelle parole di Pannikar (Ecosofia: la nuova saggezza, Cittadella ed., p. 21):

“la scienza moderna - e va sottolineato moderna - è perversa. E’ perversa perché ha pervertito anzitutto il senso stesso della parola “scienza”. La parola “scienza”, fino all’inizio della scienza moderna, non indicava ciò che ora viene indicato con tale parola. “Jnana” è la parola sanscrita che in greco diviene “gnosis” e in latino “Scientia”, da dove appunto viene “Scienza”. Scienza è conoscenza piena. Il francese può farne addirittura un gioco di parole: “con-naissance”, ossia “naitre ensemble”.
La scienza significava sempre questa specie di abbraccio, unione, comunione con la realtà.
La scimmia ha una sua comunione con la realtà, toccandola e prendendo le cose, o mangiandole, e in molti altri modi. L’uomo è l’unico essere la cui comunione con la realtà non consiste soltanto nel prendere ed adoperare le cose, ma anche nel conoscerle attraverso quello che chiamiamo intelletto, con cui non soltanto abbraccia, ma si immedesima in ciò che conosce; perciò la conoscenza è salvifica”

“Non si tratta di relazioni, ma di comunione o unione con qualcosa che in quel momento sta fuori di noi”

“Guardate come un bambino di tre o di cinque anni comincia ad aprirsi al tutto, non alle parti. Questo è il senso tradizionale di “scienza”

“la scienza moderna - e va sottolineato moderna - è perversa. E’ perversa perché ha pervertito anzitutto il senso stesso della parola “scienza”. La parola “scienza”, fino all’inizio della scienza moderna, non indicava ciò che ora viene indicato con tale parola. “Jnana” è la parola sanscrita che in greco diviene “gnosis” e in latino “Scientia”, da dove appunto viene “Scienza”. Scienza è conoscenza piena. Il francese può farne addirittura un gioco di parole: “con-naissance”, ossia “naitre ensemble”.

La scienza significava sempre questa specie di abbraccio, unione, comunione con la realtà.

La scimmia ha una sua comunione con la realtà, toccandola e prendendo le cose, o mangiandole, e in molti altri modi. L’uomo è l’unico essere la cui comunione con la realtà non consiste soltanto nel prendere ed adoperare le cose, ma anche nel conoscerle attraverso quello che chiamiamo intelletto, con cui non soltanto abbraccia, ma si immedesima in ciò che conosce; perciò la conoscenza è salvifica”


“Non si tratta di relazioni, ma di comunione o unione con qualcosa che in quel momento sta fuori di noi”


“Guardate come un bambino di tre o di cinque anni comincia ad aprirsi al tutto, non alle parti. Questo è il senso tradizionale di “scienza”

Poi con Galilei la “nuova scienza” non si è posta più lo scopo di abbracciare e capire, ma di calcolare e prevedere. E con Bacone lo scopo è diventato “dominare la natura”, acquisire potere sulla realtà, piegarla ai nostri fini.


La scienza moderna ritiene che la dimensione oggettiva e quantitativa, non più quella relazionale e qualitativa, è quella che ci dà la struttura definitiva della realtà, almeno della realtà fisica.


Dice ancora Panikkar:

“Gli scienziati non vogliono fare cosmologia e ancora meno teologia o filosofia; mai hanno voluto insegnarci che cosa dobbiamo credere e nemmeno stabilire che cosa è la realtà. Poiché però l’uomo è stato svuotato di cosmologia e di teologia, e la scienza è cresciuta in una forma così straordinariamente bella, profonda e vertiginosa, la gente ha creduto che la scienza ci offrisse una visione della realtà”

“Gli scienziati – gli scienziati moderni ancor più – ammettono: queste sono cose sulle quali non intendiamo parlare. Ma siccome nessuno dice altro, gli uomini e gli scienziati stessi molto spesso prendono i risultati della scienza come descrizioni della realtà”

In realtà: “La scienza non è né falsa, né vera; non ha mai preteso di parlare di verità, ha sempre preferito dire “precisione”. Siamo noi che abbiamo inteso questa precisione come unico criterio del reale. 
Noi che tanto ridiamo delle cosmologie degli antichi egizi, o indiani, o jaina, o aztechi ecc., poniamo la nostra cosmologia come modello “perché ormai sappiamo” che da qui ad Andromeda ci sono tanti milioni di anni-luce”...

“Gli scienziati non vogliono fare cosmologia e ancora meno teologia o filosofia; mai hanno voluto insegnarci che cosa dobbiamo credere e nemmeno stabilire che cosa è la realtà. Poiché però l’uomo è stato svuotato di cosmologia e di teologia, e la scienza è cresciuta in una forma così straordinariamente bella, profonda e vertiginosa, la gente ha creduto che la scienza ci offrisse una visione della realtà”


“Gli scienziati – gli scienziati moderni ancor più – ammettono: queste sono cose sulle quali non intendiamo parlare. Ma siccome nessuno dice altro, gli uomini e gli scienziati stessi molto spesso prendono i risultati della scienza come descrizioni della realtà”


In realtà: “La scienza non è né falsa, né vera; non ha mai preteso di parlare di verità, ha sempre preferito dire “precisione”. Siamo noi che abbiamo inteso questa precisione come unico criterio del reale.

Noi che tanto ridiamo delle cosmologie degli antichi egizi, o indiani, o jaina, o aztechi ecc., poniamo la nostra cosmologia come modello “perché ormai sappiamo” che da qui ad Andromeda ci sono tanti milioni di anni-luce”...

Mission di Aleph è aiutare le persone a sciogliere la sofferenza nevrotica o innecessaria. La nevrosi, nella bella definizione di Jung, è sempre “sostituto alla sofferenza necessaria”. Liberarsi dalla nevrosi presuppone la capacità accettare la realtà, anziché rimanere ancorati ai desideri. 

La nostra definizione di nevrosi è: “stato di non amore appreso”, oppure “stato di ignoranza appreso”. Non solo individualmente, ma in gran parte collettivamente. Abitiamo in un campo culturale generatore di separatività e sofferenza.
Soffriamo non per colpa, ma per ignoranza. Ignoriamo perché non sappiamo più amare, e non amiamo perché non sappiamo più conoscere. 

Nelle parole di Panikkar: si può veramente conoscere solo ciò che si ama; e si ama veramente solo ciò che si conosce.

Ma, in base a quanto detto sopra, conoscere non significa misurare con precisione, prevedere, controllare, dominare. Conoscere in modo pieno significa abbracciare, entrare in comunione. Taimni, ne “La scienza dello yoga”, parla di “conoscenza per identità. Io conosco te nella misura in cui divento te.

In Aleph siamo impegnati a favorire questo tipo di conoscenza, empatica, simpatetica, per identità, per risonanza. Le parole non contano più di tanto.

Una riflessione su questi temi ci porta naturalmente ad approfondire il rapporto tra scienza, conoscenza, filosofia, spiritualità. A favorire connessioni e ponti tra ciò che è stato separato. A praticare uno Yoga delle idee, prospettive, punti di vista.

Mission di Aleph è aiutare le persone a sciogliere la sofferenza nevrotica o innecessaria. La nevrosi, nella bella definizione di Jung, è sempre “sostituto alla sofferenza necessaria”. Liberarsi dalla nevrosi presuppone la capacità accettare la realtà, anziché rimanere ancorati ai desideri.


La nostra definizione di nevrosi è: “stato di non amore appreso”, oppure “stato di ignoranza appreso”. Non solo individualmente, ma in gran parte collettivamente. Abitiamo in un campo culturale generatore di separatività e sofferenza.

Soffriamo non per colpa, ma per ignoranza. Ignoriamo perché non sappiamo più amare, e non amiamo perché non sappiamo più conoscere.


Nelle parole di Panikkar: si può veramente conoscere solo ciò che si ama; e si ama veramente solo ciò che si conosce.


Ma, in base a quanto detto sopra, conoscere non significa misurare con precisione, prevedere, controllare, dominare. Conoscere in modo pieno significa abbracciare, entrare in comunione. Taimni, ne “La scienza dello yoga”, parla di “conoscenza per identità. Io conosco te nella misura in cui divento te.


In Aleph siamo impegnati a favorire questo tipo di conoscenza, empatica, simpatetica, per identità, per risonanza. Le parole non contano più di tanto.


Una riflessione su questi temi ci porta naturalmente ad approfondire il rapporto tra scienza, conoscenza, filosofia, spiritualità. A favorire connessioni e ponti tra ciò che è stato separato. A praticare uno Yoga delle idee, prospettive, punti di vista.