Cari amici,

sono molto contento di aver trovato finalmente un mezzo semplice ed efficace per tenermi in contatto con voi.

Nei primi anni di Aleph, scrivevo regolarmente un notiziario che veniva spedito a tutti i soci. Il notiziario conteneva informazioni su ciò che accadeva nei corsi, sulle novità della ricerca, sui fatti più significativi.

Era un evento atteso, che ci teneva tutti collegati.


Avevo imparato da un grande maestro: Gigi Mario, guida alpina e monaco Zen. La settimana in Dolomiti che passai con lui fu per me indimenticabile. Si arrampicava da mattina a sera, si superava la paura, si migliorava tecnicamente, si scherzava, si praticava meditazione. Cibo e alloggio erano riportati all’essenziale. Nessuna perdita di tempo in cose routinarie. Tutti partecipavano con spirito di gruppo, e nessuno era caricato di compiti eccessivi. Inoltre i costi erano ridotti al minimo.


Gigi ogni due mesi inviava per posta un notiziario a tutti i soci. La forma esteriore era semplicissima, un foglio A4 piegato, scritto piuttosto piccolo da entrambi i lati. In quelle poche pagine Gigi parlava di cose essenziali: dei gruppi di formazione, delle scalate fatto con gli allievi, delle settimane in montagna d’inverno (Gigi era anche maestro di sci). C’erano i nomi dei partecipanti, il resoconto degli eventi, nel linguaggio asciutto degli scalatori, quando scrivono la relazione di una nuova via.

C’era uno spazio riservato a commentare la situazione politica, gli eventi più importanti. Erano riportati brani dalle lettere ricevute dai soci, o alcune loro poesie. Il tutto in un solo foglio, battuto a macchina. Tempo necessario per confezionarlo: qualche ora.


Così facevo anch’io. Alcuni nostri soci conservano ancora a distanza di anni quelle lettere, scritte con piccoli caratteri sui due lati del foglio. Quei semplici pezzi di carta toccavano il cuore, perché erano diventati simbolo di unione tra tutti noi.


Poi sono arrivati i computer, la rete, le E-mail, la possibilità di collegarsi con il mondo in tempo reale. Finalmente, tutto sembrava più facile: non c’era più bisogno di stampare neppure un foglio, e non c’era più bisogno di servirsi della posta. Una promessa fantastica di creare collegamenti e mantenerli con estrema facilità. Tutti saremmo stati più vicini.


E lì, almeno per me, accanto alle evidenti opportunità, sono cominciati i guai: la dipendenza dalla tecnologia, la dipendenza dagli esperti, le frustrazioni, il progressivo rifiuto, il desiderio di ritirarmi da un mondo che non sentivo più mio. Quello che mi doveva avvicinare alle persone, in realtà mi stava allontanando ogni giorno di più.

Ho perso la voglia di scrivere ai soci: prima sapevo che quando avevo finito una lettera, la spedivo, e la lettera arrivava. Ora nulla era più sicuro. Senza l’intermediazione dei tecnici, ero diventato improvvisamente inabile. Una storia mia, direte. Altri l’hanno vissuta diversamente. Certo. Vi consiglio in ogni caso di leggervi il libro di Luigi Zoja, La morte del prossimo, dove ciò che ho vissuto viene spiegato all’interno di una cornice più ampia di quella fornitaci dai tecnici. 

Da quando abbiamo aperto il primo sito Aleph, per me le cose sono solo peggiorate. Io, inesperto, mi ero illuso che il sito fosse da me modificabile. Assolutamente no! Era più facile pubblicare un libro con Angeli o con Borla,  rispetto a mettere le mani su ciò che era scritto sul sito per cambiarlo. Anche aggiungere un articolo, un commento, era impresa riservata agli specialisti. Il sito da ponte diventava per me barriera. Per aggiungere o togliere una sola parola, dipendevo dagli esperti, di solito impegnatissimi a svolgere questa funzione per tante persone che, come me, dipendevano da loro.


Sentendomi tagliato fuori, ho reagito in modo poco funzionale: mi è passata ogni voglia di scrivere ai soci e ho cominciato a ritirarmi. Non male per un esperto di comunicazione!


Ho scoperto sulla mia pelle come molte promesse della tecnologia sono false, perché falso è l’intento dichiarato: non è quello di farci star meglio e più vicini, ma assorbire sempre più la nostra energia per il profitto delle lobby che gestiscono il potere. Se guardiamo in superficie, internet e la TV sembrano avvicinarci al mondo. Se guardiamo in profondità, appare chiaro che esse ci abituano a vivere in un mondo virtuale, trascurando il mondo dei sensi, degli odori, dei contatti fisici, delle voci e dello sguardo diretto tra le persone. Cioè ci insegnano a perseguire i sogni di un mondo che non c’è, alienandoci progressivamente dal mondo che si tocca, si vede e si sente, il solo mondo dove può abitare il prossimo. E dove noi stessi siamo fatti per abitare.


Siamo di fronte ad un cambiamento antropologico, paragonabile a quello avvenuto con il rinascimento, la riforma protestante, la rivoluzione francese, la rivoluzione industriale, la rivoluzione russa, la caduta del muro di Berlino, tutti insieme, il tutto avvenuto nel giro di pochi anni, a velocità esponenziale.


Periodo di crisi incomparabile. Quindi anche di grande opportunità. In questi momenti, quando ci si accorge di essere sul punto di precipitare su un baratro senza ritorno, siamo costretti, per sopravvivere, a tirar fuori il meglio di noi. E sicuramente questo sta avvenendo. Per parafrasare il titolo di un noto saggio, la moltitudine di coloro che stanno impegnandosi in questo cammino è inarrestabile.


Cari soci,

spero di non illudermi, ma credo che questa volta, con ritardo da bradipo, sono di nuovo in possesso di un mezzo semplice per tenermi in contatto con voi e per favorire il contatto tra voi. Un mezzo alla mia portata, come lo era la macchina da scrivere e la posta. E mi sta tornando la voglia di riprendere la parola.

Un abbraccio a tutti voi, da me, da Carolina e da Barbara.


Camogli, martedì 10 novembre 2009. 


                                                            Mauro